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A. Giannini: la mia risposta alle 6 tesi su un’unità utile per tutti i comunisti ovunque collocati

(13 Luglio 2012)

anteprima dell'articolo originale pubblicato in www.comunistiuniti.it

A. Giannini: la mia risposta alle 6 tesi su un’unità utile per tutti i comunisti ovunque collocati

foto: www.comunistiuniti.it

Sei tesi per una discussione…

Prima di affrontare le singole tesi faccio anch’io una premessa: io ritengo che la liquidazione del Partito Comunista Italiano, il più forte partito comunista esistente nei paesi capitalistici europei, sia stato causato da esiti nefasti della lotta di classe portata all’interno della maggiore forza politica del movimento operaio italiano. Non si tratta evidentemente di lotta a viso aperto, ma di una lotta subdola portata dalle classi riferentesi ai ceti medi ed ai ceti medio-piccolo imprenditoriali, che all’interno del Partito attraverso il ceto politico hanno via via rimpiazzato i quadri provenienti dalla Resistenza e dalle lotte operaie. Alcuni compagni fanno risalire alla svolta di Salerno del 1944 l’inizio del piano inclinato del revisionismo, che a partire dalla rinuncia alla rivoluzione proletaria come conclusione naturale della Resistenza, alla teorizzazione dell’alleanza con la borghesia illuminata, ha quasi naturalmente portato alla svolta della Bolognina e poi dopo un ventennio alla sparizione dei comunisti dal Parlamento, ma quello che è più grave dal dibattito politico e dalle coscienze dei lavoratori e dei pensionati. L’apertura togliattiana ai ceti medi, il supporto dato dagli enti locali controllati dal Pci, alle piccole imprese dopo la crisi delle Officine Reggiane, lo spazio dato al movimento cooperativo, hanno portato ceti diversi dalla classe operaia a dover tutelare i propri interessi, ceti che nel sistema capitalistico borghese avevano il loro spazio di sviluppo, ceti che attorno al Pci hanno costruito il blocco sociale che controllava il consenso nelle cosiddette regioni rosse, attraverso un apparato istituzionale che è gradatamente diventato ceto politico. La cinghia di trasmissione con la Cgil, il maggiore sindacato ha costituito un vero e proprio sistema di potere politico sindacale, ancora oggi , ma ormai sempre più debolmente controllato dal Pds Ds Pd nelle predette regioni.

Questa premessa è necessaria per capire che oltre un ventennio di disarmo ideologico ed organizzativo ha influito molto negativamente nelle coscienze dei lavoratori, e che purtroppo in alcuni momenti storici si sono collocati più avanti rispetto al Pci, sul piano di fasi prerivoluzionarie, attentato a Togliatti nel 1948, ma anche nel periodo 1968 fino a metà degli anni ’70, ed il quelle occasioni il Pci inflessibilmente si rifiutò. Si disse per evitare avventurismi, ma per parlare di un periodo che conosco meglio per averlo vissuto, la frustrazione dei gruppi che nel ’68 – ’70 non trovarono risposte adeguate dal Pci, dette luogo al fenomeno del terrorismo rosso delle br. Il Pci profuse grandi energie per stroncare questo fenomeno, non rendendosi conto che ancora una volta aiutava la borghesia a togliere le castagne dal fuoco ed arrivò fino alla degenerazione della delazione contro le br, che per reazione causò la vittima sacrificale che fu Guido Rossa. Una storia da non dimenticare…

Appoggiarsi per decenni ad un programma socialdemocratico, non solo ha facilitato la svolta equivocando sul fatto che con la Bolognina si sarebbe sancita solo una trasformazione formale, mentre quella reale era già avvenuta da decenni, senza accorgersi del fatto, anche se i documenti lo declamavano chiaramente, che la svolta era di tipo liberaldemocratico ed il partito passava dalla tutela degli operai a quella delle imprese. Rifondazione Comunista sembrava aver chiarito l’equivoco e sembrava volesse raccogliere la bandiera che era stata del Pci, ma il suo atteggiamento subalterno rispetto al Pds Ds Pd, con la pratica governista a livello nazionale locale ha portato questo partito all’autoliquidazione nell’arco di un ventennio.

Tesi 1

Contro Monti e tutte le forze che lo sostengono:

ovviamente per questioni di vicinanza elettorale, la lotta deve essere portata contro il Pd, ma occorre chiarire che il progetto neoliberista perseguito da questo partito, non lascia spazi per il lavoro dipendente sia pubblico che privato, occorre fare ciò che il vecchio Pci non aveva mai fatto per il patto che aveva contratto con la borghesia, cominciare a parlare di un progetto alternativo nel quale una nuova classe generale esprime intelligenza collettiva ed ambisce al governo economico della società, società che non può che essere basata sulla proprietà pubblica dei mezzi di produzione. La necessità di una battaglia ideologica è fondamentale per costituire il polo di classe alternativo, infatti solo attraverso una società socialista si possono affrontare le contraddizioni capitale lavoro, ma anche le contraddizioni ambientali e di genere. E’ questa una tesi che si può collegare anche a quanto espresso nella tesi numero 6, battaglia ideologica e culturale contro l’ideologia dominante.

Tesi 2

Dal menopeggismo all’anticapitalismo

Non sembra caduto lo spauracchio di Berlusconi, ma la teoria del meno peggio deve essere assolutamente abbandonata in quanto il riscontro oggettivo ci dice che ci ha condotto inesorabilmente al peggio sul piano delle condizioni dei diritti e della situazione economica. Dobbiamo pensare che la presenza nel parlamento non ha alcun valore se questa presenza non ha autonomia politica, come puntualmente si è verificato nei governi Prodi , ma anche negli enti locali governati nel centrosinistra nei quali non si riconosce la differenza per la nostra presenza, dove purtroppo non raramente si sono anche verificati casi di ceto politico che ha agito per suo esclusivo interesse privato. Per rompere il cerchio dei coccodrilli del meno peggio occorre a mio avviso uscire dalla gabbia della Fds, che con la remora della possibile alleanza con il Pd, ha spesso fatto autocensura sulle doverose critiche da portare alla condotta del Pd, non solo ma negli enti locali si sta con i frati e si zappa l’orto, mentre viste le posizioni del Pd su diverse questioni generali sarebbe ora di uscirne. La condotta politica così maldestramente portata non ha causato alcun successo di consensi, ma si riscontra nelle varie occasioni elettorali amministrative che si sono susseguite dalle elezioni europee del 2009 un trend assolutamente negativo con percentuali attorno al 2%.

Tesi 3

Per un programma minimo di classe credibile

Sono d’accordo sulla come si pone la questione delle alleanze rispetto al programma, occorre però a mio avviso che il programma non sia mediato al ribasso fino a renderlo indistinguibile da un programma socialdemocratico, esso deve contenere elementi incompatibili con il sistema capitalistico, come l’esproprio senza indennizzo sotto controllo dei lavoratori delle aziende in crisi o delle aziende che intendono delocalizzare. Gli altri elementi che vengono enumerati nella tesi li condivido e non per esempio, ma li ritengo vincolanti per dare credibilità al nostro programma minimo. L’importante è che questi passaggi entrino nel dibattito fra i cittadini non come astrazioni , ma come idea che con i consensi sufficienti i comunisti abbiano l’autonomia politica da poterli realizzare e dar loro concretezza.

Tesi 4

Indipendenza politica e sindacato di classe

E’ una tesi che è strettamente collegata sulla questione delle alleanze (tesi 2), la creazione di un polo alternativo anticapitalista, fronte alternativo a Pd Pdl e terzo polo, ma necessità assoluta contestuale di una forza sindacale con connotati anticapitalistici precisi. La crisi della Fiom con la gestione landiniana, non sembra in questa fase costituire alcun argine al sostegno camussiano al governo Monti, ma rimane il fatto che Fiom sinistra Cgil e sindacati di base sono in potenza gli elementi dai quali ripartire per la ricostituzione di una linea sindacale antagonista che recuperi la linea dei cedimenti attuata finora dai sindacati confederali.

Tesi 5

Fuori dai diktat della Troika. Fuori dalla Nato

Sono d’accordo con l’impostazione della tesi che ha carattere fortemente anticapitalistico specie per quanto riguarda la fuoriuscita dalla Nato e l’uscita immediata dei nostri contingenti militari dai vari scacchieri internazionali, primis l’Afganistan. Per quanto riguarda l’Ue, resta il fatto che la procedura prima la moneta e poi l’unione politica non può funzionare perché le condizioni politiche di stati così diversi per cultura , tradizioni , usi e tipologia di forma statale non può avvenire che attraverso passaggi traumatici che non sono assolutamente auspicabili. Convengo con il tipo di analisi, ma penso che sia necessario ribellarsi a forme di sovranità assolutamente incontrollabili in modo democratico, la stessa operazione dell’elezione del parlamento europeo, non è un’espressione popolare, ma assolutamente burocratica, oltretutto i nostri rappresentanti spesso non hanno perseguito gli interessi delle forze produttive italiane, specie nel campo dell’agricoltura. Per quanto attiene all’euro ci è costato molto entrarci, con il pagamento una tantum di una specifica tassa per l’Europa rifilataci da Prodi, ci è costato molto starci pagando il pedaggio di un cambio sfavorevole che ha dimezzato subito il valore d’acquisto e ci costerà cifre inaudite rimanerci od uscirne. Convengo quindi con la rottura dei vincoli e la costruzione di un’area geopolitica più omogenea .

Parma 12 luglio 2012

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Alberto Giannini PRC

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