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Salvate la Sanità

Salvate la Sanità

(28 Novembre 2012) Enzo Apicella
Secondo Monti il sistema sanitario nazionale è a rischio se non si trovano nuove risorse

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Roma, Neuropsichiatria infantile: l’”utopia concreta” contro l’attacco alla sanità pubblica

(16 Luglio 2012)

neuroneuropsich

Ciò che ci racconta nell’intervista Graziella Bastelli, esponente storica dell’antagonismo romano, non è solo indicativo dei termini e delle modalità dell’attacco in corso da anni alla sanità pubblica, il cui ultimo atto è la famigerata Spending Review di Mario Monti. E’ evidente che tale attacco non si arresta di fronte nulla, cercando di falcidiare anche esperienze di qualità come Neuropsichiatria infantile a San Lorenzo, che interviene su questioni e patologie delicate, che vanno affrontate sulla base di notevoli competenze professionali. Dalla narrazione, però, emerge anche un altro aspetto, più confortante. La lotta di lavoratrici e lavoratori che non difendono solo il proprio reparto, ponendosi la più complessiva questione del diritto alla salute. Cercando, in tal senso, il rapporto con gli altri lavoratori della sanità ed il coinvolgimento del territorio, di quell’utenza che rischia di perdere importanti punti di appoggio nell’affrontare problemi seri. Ci piace pensare questa battaglia – svolta anche in modi fantasiosi – come un esempio di cui dovrebbero tenere conto tutti coloro che, in varie parti d’Italia, si impegnano per impedire lo smantellamento dei servizi e delle strutture sanitarie.

Ci puoi raccontare qualcosa di te?

Mi chiamo Graziella, coordinatrice dell'Area Sanitaria di Neuropsichiatria Infantile e sono anche una compagna dei Cobas Sanità Università e Ricerca. Lavoro in questa struttura da 36 anni, posso quindi ricostruire la storia di questo reparto dai tempi in cui fu diretto da Marco Lombardo Radice, alla gestione di Giovanni Bollea, fino alla fase attuale, in un quadro complessivo che riguarda tanto la sanità pubblica nel suo insieme, quanto lo specifico del nostro Reparto, luogo del diritto alla salute, ma anche del diritto a crescere; il che rende questa realtà abbastanza complessa.

Ci puoi descrivere il Reparto: com'è nato, la sua funzione, il ruolo, le capacità ed i saperi del personale?

La Neuropsichiatria Infantile come pratica nasce nel '74 proprio qui, a Via dei Sabelli, dove vengono applicate in particolare le teorie e le scoperte di Giovanni Bollea. In sostanza, se la disciplina già esisteva, a livello teorico ed accademico, mancava ancora quella pratica clinica che poi è stata la ragion d'essere di Via dei Sabelli. Nascono qui gli ambulatori, i servizi di diurno, i ricoveri ordinari, i trattamenti plurispecialistici mirati alle complessità delle patologie trattate anche in relazione alle differenti fasi di crescita. Quindi la Neuropsichiatria Infantile nasce come reparti di degenza ordinaria, diurna, e servizi generali (ambulatorio generale e quelli specialistici, elettroencefalografia) che si occupano della fascia di età compresa da 0 a 18 anni, cioè di tutto l’arco dell'età evolutiva.
Nello specifico ci sono due reparti di degenza ordinaria, uno si rivolge alle patologie propriamente neurologiche ed alle malattie rare, con 8 posti letto; qui vengono chiaramente ricoverate anche le madri, qualche volta pure i padri, e la maggioranza delle degenze sono di breve durata (4/5 giorni) perché finalizzate alla diagnosi ed a specifici esami strumentali e perché, trattando nella maggioranza bimbi piccoli, dobbiamo ridurre al minimo il dramma di un ricovero ospedaliero.
L’altro reparto nasce negli anni ‘79-80 per occuparsi di pazienti adolescenti con patologie psichiatriche. E’ sempre parte di Neuropsichiatria Infantile, ma, nel suo specifico, rappresenta una delle pochissime strutture sul territorio nazionale che si occupa di pazienti adolescenti. Normalmente, tutte le strutture Neuropsichiatriche Infantili si trovano a vivere in una situazione di confusione tra patologie ed età diverse, con le solite dispute di potere fra le varie specialistiche ovvero la neuro adulti che vorrebbe inglobare gli adolescenti e la pediatria che vorrebbe gestire le patologie neurologiche fino a 13 anni. Ciò non rende giustizia alle esigenze dei pazienti che devono essere visti complessivamente in tutta le loro fasi di crescita e specialmente ignora un’età specifica (quella adolescenziale) che presenta particolari difficoltà, perché richiede di rispondere alle richieste di ascolto senza bollare in quanto malati o matti e senza identificare i pazienti come cronici nei loro iniziali esordi psicotici. Le risposte preventive, di cura e riabilitazione, diventano strumenti indispensabili per i loro percorsi di crescita e per non trasformare ogni difficoltà in vera e propria patologia.
La nostra trentennale esperienza, ci porta ad occuparci di patologie molto gravi (come le psicosi, i disturbi del comportamento, alimentari, d’umore,le depressioni maggiori, i tentativi di suicidio, l’auto ed etero aggressività, i disturbi fobici ossessivi, ecc. ), utilizzando progetti terapeutici individualizzati, elaborando linee-guida, ed operando attraverso l' ascolto delle famiglie e la collaborazione con le scuole
Quando iniziai, durante la gestione di Marco Lombardo Radice, il reparto si rivolgeva a pazienti dai 13 ai 18 anni, ora siamo scesi agli 11 anni. L’adolescenza inizia prima a causa di una spinta adultomorfa societaria che tende a frantumare l’infanzia e finisce dopo a causa dell’impossibilità di un distacco dalla propria famiglia sia abilitativo che lavorativo. Contraddizioni, differenze, false libertà, solitudini, incapacità di un confronto generazionale che garantisca ad ognuno un ruolo preciso: da una parte adulti che sanno affrontare ed accettare le sfide, dall’altra adolescenti che possono permettersi di sfidare e di sbagliare. Dare e avere confini, confronti, ascolto per educare e crescere.
Quindi, abbiamo dei ricoverati sempre più piccoli che presentano già sintomi eclatanti e le conseguenze, a volte dolorose e violente, della patologia di cui soffrono. Ad esse, come immaginabile, si aggiungono la sofferenza, il rifiuto e gli aspetti negativi che si riversano sulla famiglia dell’adolescente. Ciò è dovuto anche al fatto che sia i ragazzi che i loro genitori sono lasciati soli, in uno spaventoso isolamento generale, che riflette e svela la natura della società com'è oggi.
Inoltre, a Via dei Sabelli ci si rivolge, oltre che per le patologie neurologiche e psichiatriche, anche per l’autismo e per tutte le disabilità di apprendimento, cioè le dislessie ed i problemi cognitivi, che riguardano anche bambini molto piccoli. Da qui l'esigenza di diagnosticare precocemente per dare un aiuto mirato al bambino e alla sua famiglia. Purtroppo dobbiamo fare i conti oltre che con le carenze delle strutture ospedaliere anche con quelle altrettanto gravi del territorio. La sempre maggiore riduzione dei servizi territoriali e l’inadeguatezza dei centri di riabilitazione in grado di rispondere alla cura, come pure alla prevenzione delle dislessie infantili e dei disturbi cognitivi, limita fortemente la possibilità di fornire risposte immediate che di fatto vengono rimandate nel tempo. Una maggiore tempestività nell’individuazione delle risposte eviterebbe che un disagio diventi una patologia che oltre ad aumentare la sofferenza del soggetto e della sua famiglia costa in termini economici alla collettività…e sono proprio i nostri responsabili politici a parlare di “risparmi”!?!
Anche questo è un aspetto molto importante che abbiamo denunciato più volte, perché dal punto di vista assistenziale l’immediatezza della risposta non può essere solo curativa e medica, ma anche preventiva. Invece qui c’è solo un vuoto assoluto, a colmarlo dovrebbe essere l’assistenza sanitaria in generale, coinvolgendo il mondo degli adulti (genitori, insegnanti ed operatori sociali).

Hai riassunto le modalità con cui finora ha operato la Neuropsichiatria Infantile, nonché le contraddizioni che in questi decenni l’hanno condizionata e che ha cercato di risolvere. Parlando invece della situazione attuale, quando sono emersi i problemi recentemente da voi denunciati?

Guarda, in Italia i problemi nel campo sanitario nascono quando si comincia a parlare di aziendalizzazione, cioè negli anni '90, quando il diritto alla salute e la riforma del 1978, cedono gradualmente il posto ad un discorso di bilancio, di mercificazione della salute, di profitto. Sull'onda dello slogan “aboliamo gli sprechi”, si inizia allora ad intaccare il diritto alla salute, agli ospedali gratuiti, aperti a tutti, capaci di rinnovarsi in base alla domanda dei cittadini e ad una programmazione sanitaria regionale e nazionale. Dalle dinamiche perverse innescate in quel decennio, derivano il caos attuale, il degrado organizzativo che passa attraverso il blocco degli organici e l'introduzione massiccia delle esternalizzazioni, la cui logica prevede l’affidamento della gestione dei servizi a personale esterno, che sostituiscono di fatto i vuoti di organico che sono diventati ormai voragini!
Il nuovo nucleo di lavoratori della Sanità è formato dagli operatori delle cooperative e delle ditte, maggiormente ricattabili, sottopagati, vincolati da forme contrattuali molto diversificate che, come abbiamo dimostrato e denunciato da anni, costano molto di più al sistema sanitario ed a noi utenti ma vengono potenziati per favorire i lauti guadagni dei privati amici dei nostri governanti (a livello aziendale, regionale, nazionale). Questa situazione aumenta le contraddizioni generali, perché è chiaro che in una struttura sanitaria sono molto importanti la formazione, il lavoro di équipe, il coinvolgimento e la partecipazione. Tanto per essere chiari: al Policlinico il personale infermieristico è inquadrato secondo molti contratti differenti...perché oltre alla cooperativa che fornisce infermieri ausiliari (la cooperativa OSA ha un capitolato di 20 milioni l’anno), ci sono i dipendenti universitari, quelli regionali e molte ditte per le pulizie, per la preparazione, confezionamento e distribuzione del vitto, per la biancheria, i lavori di manutenzione, ecc. Situazioni che creano inevitabilmente fratture e frazionamenti fra lavoratori ed innumerevoli contraddizioni con nefaste conseguenze che ricadono sul paziente, non più visto nella sua complessità di bisogni, in un equilibrio tra mente e corpo indispensabile per qualsiasi percorso di cura.
Altro aspetto importante. L'anno scorso ci volevano imporre tagli di posti letto e guarda la contraddizione: noi facciamo parte di un Policlinico Universitario, quindi di una struttura, i cui obiettivi istituzionali sono assistenza, ricerca e didattica, ma dobbiamo anche confrontarci con l'imposizione della logica aziendalista. Tale logica, nel reparto di Neuropsichiatria è meno presente, ma all’interno del Policlinico emerge l’annoso problema dei pazienti “ammucchiati” nei pronto soccorso e nei reparti, che aspettano per giorni di essere visitati e stazionano su barelle, letti “matrimoniali”, panchine nei corridoi dell’ospedale. Questa situazione indecorosa non è certo una novità e viene determinata spesso da un utilizzo “privatistico” dei posti letto ospedalieri che, gestiti con prenotazioni nelle segreterie dei vari dirigenti medici senza trasparenza, regole condivise e controlli/verifiche della Direzione Sanitaria, comportano ricoveri programmati che scavallano quelli di urgenza. Ma l’Università dentro il Policlinico fa da padrona e spesso le denunce e le inchieste dei giornali utilizzano gli scandali per fare notizia e non certo per ottenere concreti cambiamenti sul diritto alla salute…troppi poteri ed interessi dovrebbero essere messi in discussione…e solo noi poveracci possiamo avere interesse ad organizzarci per realizzare le necessarie e profonde trasformazioni!
Noi abbiamo documentato le indecorose e sempre più inefficaci condizioni delle strutture sanitarie con una mostra fotografica: abbiamo delle foto del 1976 che mostrava l’offerta assistenziale di allora molto simile a quella di oggi…con i malati ricoverati in modo disumano, clientelare ed improprio!
C'è poi la questione del Protocollo d'intesa -previsto, ma non ancora firmato- tra Regione ed Università La Sapienza.

A quando risale?

Avrebbe dovuto essere firmato due anni fa...come la Pianta Organica, che al Policlinico non è mai esistita perché altrimenti emergerebbero tutte le contraddizioni universitarie: noi come numeri abbiamo 1 medico a paziente ma di fatto nei reparti di emergenza e specialistici ci sono 250 medici CoCoCo e vengono utilizzati gli specializzandi, perché i dirigenti DAI ed UOC (tutte e tante sigle per definire i capi!) nella quasi totalità, in reparto e nei servizi non si vedono certo!!
Nella proposta di Protocollo di due anni fa, ci era stato comunicato un taglio di posti-letto alla Neuropsichiatria Infantile: saremmo passati da 14 letti a 10 (tra Neurologia e Neuropsichiatria) per i ricoveri ordinari; da 22 a 2 per i ricoveri in diurno che accolgono bambini ed adolescenti nell’arco della giornata (dalle H 8 alle H 18) con problemi neurologici, psichiatrici, di disabilità e di apprendimento…alla faccia dei LEA (livelli essenziali di assistenza) e di una programmazione regionale per garantire il diritto alla salute ed alla crescita in età evolutiva.
Inoltre è noto a tutti che da anni la Regione Lazio è commissariata per quanto riguarda il settore sanitario in forte deficit. Noi lavoratori e lavoratrici del Cobas Sanità Università e Ricerca attraverso volantini, manifesti, comunicati stampa, mobilitazioni sia al Policlinico che in altri ospedali lo abbiamo sempre denunciato facendo anche concrete proposte.

Hai parlato di “tagli” ai posti letto, anche quantificandoli. Questo all'interno di un contesto che vede la Neuropsichiatria Infantile agire su un bacino di utenza molto vasto...

Il nostro bacino di utenza, per quanto riguarda gli adolescenti con patologie psichiatriche è molto vago, la stessa Regione Lazio non riesce a definirlo. Però ti posso dire che le uniche strutture che si occupano in modo specifico di questi problemi, siamo noi, il reparto di Neuropsichiatria Infantile, con i suoi sei posti-letto, insieme all’Ospedale Bambin Gesù con altri sei. Dunque dodici posti letto per un territorio vastissimo che comprende oltre a Roma e il Lazio, anche l’intero Centro-Sud (perché questo è il nostro bacino di utenza reale). La situazione è tale che a suo tempo il Governatore Piero Marrazzo -prima dello scandalo che lo ha visto coinvolto (2009)- e poi la Presidente Renata Polverini nel 2010, hanno scritto nei loro Piani di Risanamento della Regione, riferendosi ai posti letto, che sarebbero dovuti aumentare di 8 unità nelle emergenze psichiatriche, riconoscendo una effettiva e pesante carenza strutturale nel settore. Ma, quando si tratta di “tagli” più o meno pesanti, le priorità non coincidono mai con i bisogni dell'utenza e con una progettualità regionale/nazionale, e come si diceva anche prima il potere politico ed economico gestisce anche questi secondo l’importanza del “barone” e del rettore di turno.
Noi come Neuropsichiatria Infantile ormai facciamo parte del D.A.I (Dipartimento Assistenza Integrata) di Pediatria, e visto che attualmente nel mondo universitario, i pediatri sono più potenti dei Neuropsichiatri Infantili, le riduzioni dei posti letto li avremmo dovuti subire più noi…questo è la dimostrazione del gioco al massacro che stanno attuando in sanità!
Noi già dallo scorso anno abbiamo iniziato a farci sentire, perché le nostre motivazioni vanno ben oltre la difesa di un reparto, di un servizio e tanto meno di privilegi…noi siamo interessati a garantire servizi pubblici e dignità all’utenza, senza garantire guadagni e giocare sui ricatti che inevitabilmente la paura della malattia e della sofferenza possono creare. Eravamo e siamo coscienti che i tagli e le chiusure non recano notevoli danni solo al reparto di Neuropsichiatria Infantile, questi svantaggi sono estesi a tutto il comparto della Sanità Pubblica. E’ proprio il principio del diritto ai servizi pubblici che io difendo con tutte le mie forze rifiutando qualsiasi logica “del meno peggio” e del “dobbiamo accontentarci visto che siamo in crisi”. Abdicare alla qualità dell'offerta nel Pubblico, significa favorire il Privato. Tanto per fare un esempio che ci riguarda: una psicoterapia costa da 100 euro in sù a seduta, un’ora di Logopedia parte da 60 Euro, ed il discorso si può estendere a tutti i servizi assistenziali che operano a supporto dei minori in difficoltà.
Il privato andrebbe eliminato come la libera professione e l’intramoenia, per restituire dignità alle strutture pubbliche ed eliminare la possibilità di far convivere privato e pubblico utilizzando scuse come la riduzione delle liste di attesa o l’eliminazione degli sprechi che sono stati mantenuti e favoriti nonostante i tagli ed i cambiamenti imposti al diritto salute!
Gli attacchi alla nostra struttura sono continuati, nell'ultimo anno. Se non ci hanno più tolto i posti-letto, continuano tuttavia a negarci quello che chiediamo: un organico adeguato che migliori la qualità e aumenti gli intervanti che facciamo. Per questo abbiamo denunciato le liste di attesa che i nostri giovani pazienti e le loro famiglie devono subire: per una visita in ambulatorio si deve aspettare sei mesi, anche un neonato con l’epilessia, a meno che qualcuno non rinunci all’appuntamento. Inoltre oggi ci sono sempre più richieste, perché sul territorio c'è sempre meno offerta e perché ormai da parecchie finanziare è bloccato il turn over: se muoiono, vanno in pensione, si trasferiscono, gli operatori, con qualsiasi qualifica, non vengono più sostituiti)…e le prestazioni si riducono!
Fino a 3 anni fa facevano 12 visite ambulatoriali al giorno per arrivare a 6..con un inevitabile aumento dei tempi di attesa!
D'altronde, la “morte” di una struttura sanitaria pubblica non è qualcosa di immediato, ma può essere prolungata per un lento e lungo periodo…dilatando l’agonia e tenendo in vita le strutture al limite della sopravvivenza. Si pensi ad un dato molto eclatante: noi fino a quattro anni fa avevamo 26 medici; oggi tra pensionamenti e trasferimenti (a Pietralata, al S.Andrea, etc.) abbiamo in organico solo dieci medici che fanno le “guardie” -mattina, pomeriggio e notte- ed altri tre che coprono il sabato e la domenica; inoltre siamo riusciti ad ottenere un medico Co.Co.Co. che c'è da otto anni, ed un altro che, in seguito alle nostre mobilitazioni è stato assunto a Luglio 2011. Se non ci fossimo riusciti avremmo dovuto chiudere il Reparto per quindici giorni per poter garantire le ferie..quelle del 2010!!
Voglio sottolineare la perversione di chi ci comanda: nessuno ci dice “vi chiudiamo il reparto o il servizio”, ma siamo costantemente privati dei mezzi per lavorare.
Ti faccio un altro esempio: abbiamo un unico tecnico per l'elettroencefalogramma- pratica essenziale, per monitorare le patologie di cui ci occupiamo- prima erano 5….quando lui si ammala o va in ferie, siamo costretti a rivolgerci a Pediatria al Policlinico, con un dispendio di energie umane e di soldi (trasporto in ambulanza con personale che deve fare l’accompagnamento). Una situazione vergognosa come il fatto che non abbiamo più neanche un'assistente sociale ed abbiamo solo due psicologi, di cui un Co.Co.Co. da cinque anni.
Una situazione, quindi, di grave degrado, perché in una struttura plurispecialistica come la nostra le visite non possono durare dieci minuti, tipo medico della Mutua che manda subito a casa. Le visite possono avere bisogno di un'ora-un'ora e mezza, risolvendosi in un controllo complessivo, che va dall'aspetto psichiatrico, a quello farmacologico, logopedistico, terapeutico, riabilitativo. Inoltre è importantissimo lavorare con le famiglie attraverso le terapie famigliari, i colloqui con i genitori e attivare contatti con gli insegnanti. Senza dimenticare il contesto socio-economico in cui la famiglia ed il minore sono inseriti. La psicoterapia non è come una operazione chirurgica, che levi la parte infetta e tutto torna come prima: tra le nostre priorità, ad esempio, c'è la difficile scelta del modo migliore per supportare la famiglia nella difficile convivenza con alcuni tipi di patologie, specialmente quelle psichiatriche e sulla riattivazione del sé e del contatto con la realtà.
Ciò comporta un lavoro estremamente complesso che deve essere fatto con professionalità, conoscenze ed umanità da operatori che però sono numericamente inesistenti!

Dunque se, come dicevi, i tagli annunciati non sono stati eseguiti, allora i problemi si collocano su un altro piano...

In realtà disponiamo di 15 posti-letto nel Diurno che all’occorrenza possono diventare trenta, con i bambini che si alternano varie volte nell'arco di una giornata. Abbiamo circa 6000 tra visite ed altri tipi di intervento l'anno, ed oltre 600 ricoveri.
Il loro numero potrebbe essere aumentato se ci fossero risorse economiche e personale in grado di rispondere all’aumento della domanda di ricoveri, confermata anche da altri dati: chi si rivolge a noi ha davanti a sé sei mesi di attesa per visite di ambulatorio di prima istanza e di sette mesi per visite di seconda istanza. Ciò che va fortemente sottolineato è questa massiccia domanda, cui fa riscontro l'assenza di qualunque offerta sul territorio. E ciò indica come gli attacchi (riduzione del personale, taglio dei posti letti, dequalificazione professionale ecc) stiano cancellando, colpendo seriamente e concretamente il diritto alla salute non solo nei confronti della nostra realtà specifica, ma anche della sanità generalmente intesa.
Quello che noi teniamo a sottolineare, in ogni intervista, in ogni intervento sui Media, è l'esigenza collettiva di tornare a rimettere in discussione l’attuale “ideologia della salute”, che noi consideriamo invece un Bene comune, per cui dobbiamo batterci, perché non possiamo accontentarci delle miserie, delle briciole, non accettiamo più di essere presi in giro costantemente; vogliamo che le persone tornino a discutere su come affrontare il tema della salute di tutti e tutte noi La salute non è una regalia, non è questione di fortuna, è un diritto. Oramai le famiglie spendono cifre sempre più alte per pagare il ticket su visite e medicine. Fino a qualche anno fa la spesa pro-capite per la sanità era del 25%, oggi siamo già al 45%. Nei Piani regionali, compreso l'ultimo, sono state cancellate molte offerte, come quelle riguardanti servizi in Diurno che prima erano garantiti e gratuiti, diventano ora a pagamento: chi si rivolge ad una struttura sanitaria per un intervento, poniamo, alla Cataratta è spesso la persona anziana, che vive della miseria della sua pensione, magari con figli “fannulloni” come qualcuno li ha chiamati, o disoccupati che stanno a casa, con il pagamento di un ticket di 900 euro! Alla pur grave questione economica si aggiunge il problema della qualità: se tutto diventa privato, non c'è più controllo, e, ancor più grave, non c'è più il concetto che “quel” servizio “mi deve essere dato” e tutti corrono verso le assicurazioni private od arrivano a non curarsi e ad ammalarsi di più!
E', in definitiva, l’approccio alla SALUTE da parte di noi utenti, cittadini, che va rovesciato, non difendendosi un’offerta di cura sempre più ridotta, ma agendo come persone ancora sane che vogliono garantirsi il diritto a non ammalarsi.

Hai parlato di denunce e volantinaggi contro i tagli dei posti letto e della carenza di personale. Puoi raccontarci qualcosa sulle mobilitazioni in corso da parte vostra?

Siamo riusciti, nello scorso febbraio a creare un momento importante, un incontro dove si è parlato dei nostri problemi, qui a Neuropsichiatria. Da poco erano state denunciate sui giornali le vergognose condizioni al D.E.A. del Policlinico, al S.Camillo, ma non solo a Roma e nel Lazio, ma in tutta Italia, e tanto per fare alcuni esempi dal Nord al Sud: lo scandalo di Don Verzé in Lombardia e quello della sanità pugliese.. cioè la legalizzazione degli sprechi e degli intrallazzi di cui abbiamo già parlato prima.
Il risultato che abbiamo ottenuto è stato il rinnovo del contratto Co.Co.Co di un neuropsichiatra infantile che era stato bloccato al 31 dicembre 2011..impossibile, con la miseria del nostro organico, rinunciare a queste “bollicine” di ossigeno!! Il contratto rinnovato è stato firmato verso Aprile; questo per dirti come sono lenti i tempi, nonostante le “rassicurazioni” scritte della Polverini, giunte in seguito alla nostra conferenza stampa e del “Funeral Party” del 26 febbraio. Abbiamo, infatti, organizzato con ironia e fantasia il funerale della Neuro Psichiatria Infantile …tanto vale, visto che lavoriamo in psichiatria, elaborare il lutto prima che avvenga la morte: c’è stata la banda che suonava jazz come nei funerali a New Orleans, avevamo costruito una falsa bara con tanto di corona di fiori, trasportata da operatori vestiti a lutto. Questa iniziativa è riuscita benissimo, c'è stata una bella partecipazione, con la presenza di molti utenti sia ex che attuali e di molta gente che di Neuropsichiatria infantile aveva vissuto tutta la vicenda. Molto commoventi ed intensi sono stati gli incontri con genitori di pazienti che abbiamo seguito anni addietro che raccontavano le loro esperienze “Il problema che ho portato qui, mio figlio ce l'ha ancora; ma in questa struttura sono stato preparato ad affrontarlo, e soprattutto sono stato preparato ad affrontare la società, la mia solitudine, le mie sofferenze, i miei limiti, e ad accettare il male di mio figlio per quello che è..”. E questo è proprio uno degli aspetti che noi, come realtà plurispecialistica, dobbiamo curare maggiormente.
Il giorno dopo il “Party”, la Presidente Regione Lazio Polverini ci comunica che “tutto è risolto”, che non era vero che ci avrebbero chiuso l'ambulatorio (ma questo nessuno lo aveva mai detto..), e che, infine, era stata trovata una soluzione alla questione del medico rimasto senza contratto: ecco un esempio di perfetta ignoranza e di tracotanza, perché non credo che non sappiano quali sono le condizioni della Neuropsichiatria infantile e della sanità pubblica nel Lazio.
Abbiamo organizzato degli incontri con la Direzione Generale e Sanitaria per esporre i nostri problemi e con vari gruppi parlamentari a livello di senato e di regione. Ci sono state anche interpellanze parlamentari, mentre è letteralmente impossibile ottenere un incontro con la Polverini…che si è polverizzata nei suoi feudi…senza più nessun contatto con operatori ed utenti!
Continueremo le nostre lotte e le nostre denuncie, perché non ci interessa alzare solo la voce contro Parentopoli, al contrario del rettore dell’università, Luigi Frati, che urla per ottenere solo un posto per qualche parente (moglie, figli, nonni!?!). Nello sfacelo generale noi continueremo a rompere il muro di silenzio, perché è importante superare la situazione di staticità di chi lavora nella sanità ed entra quotidianamente in contatto con le richieste ed i bisogni dei minori e delle loro famiglie. Per questo motivo, al fine di allargare la lotta ed il confronto con l’utenza abbiamo aperto un profilo Facebook, su cui campeggia il nostro slogan “GIU’ LA MANI DALLA NEURO PSICHIATRIA INFANTILE”, che ha sempre un maggior numero di lettori, di persone che ci scrivono, che aderiscono alla proposta di inviare una petizione alla Presidente Renata Polverini: tutti ci esprimono più di un generico attestato di solidarietà, rivendicando a gran voce che la salute è un diritto che va conquistato, che va difeso..

Puoi dirci quali risultati avete ottenuto con le vostre lotte?

Visto gli ultimi tagli del 6/7/2012, che seguono quelli della scorsa estate sulla Riorganizzazione e Riduzione della spesa Sanitaria, che a loro volta erano successivi a tante finanziarie anti welfare che avevano e stanno annientando la risposta dei servizi pubblici essenziali, come la sanità, la scuola, l’acqua, i trasporti, l’energia, ecc…abbiamo ben charo che con le nostre richieste, andiamo “contro corrente” ed attacchiamo/scaliamo “Monti”! Ed oltre al rinnovo del contratto del medico, uno dei risultati importanti è certamente quello di essere riusciti a sensibilizzare i lavoratori e le lavoratrici di questa struttura, facendo prendere loro coscienza della necessità di battersi per la difesa dei loro diritti sulla SALUTE. Un altro risultato è quello di aver creato una comunicazione con il quartiere di San Lorenzo, e di aver fissato un incontro con l’Università dove non si parlerà certo di sacri testi, ma si metterà in discussione gli interessi privatistici chiusura dell' università nei confronti dell’assistenza. Anche la definizione di un confronto articolato e programmato con i servizi Territoriali è stato affrontato senza ipocrisia o bugie: un modo per mettere insieme le reciproche difficoltà, i limiti e le alleanze. Pensate al nostro reparto per adolescenti con esordi psicotici in adolescenza che richiede spesso, dopo uno o più ricoveri, un lavoro condiviso con le strutture territoriali, gli assistenti sociali, i Tribunali dei Minori, le case famiglia e le comunità terapeutiche, dove i nostri ragazzi/e possono aver bisogno di un periodo di residenzialità fra i vari interventi proponibili.
L’assenza in queste strutture e il ritorno alla propria famiglia, spesso porta l’adolescente ad una grave ricaduta, proprio a causa delle dinamiche patologiche famigliari. Per una continuità e riuscita della cura, sarebbe necessario aprire più comunità terapeutiche e case-famiglia, che possano offrire trattamenti terapeutici, attività riabilitative, reinserimento scolastico, soluzioni abitative; altri servizi di diurno e più ambulatori territoriali con medici, terapisti ed altre figure professionali, che siano capaci di offrire diagnosi anche precoci, prevenzione e riabilitazione.
Alcuni operatori della neuropsichiatria, inventandosi una collaborazione con alcune ostetriche, ha avviato una azione combinata per la prevenzione della depressione che si verifica nelle madri prima del parto. Come struttura ci troviamo a dover rispondere a richieste di bambini sui tre anni e mezzo, sofferenti, aspetto che si potrebbe limitare o evitare, se non addirittura prevenire dal momento del parto stesso, attraverso l’accoglienza, l’ascolto, la presenza e l’a assistenza a domicilio, a casa della donna che verrà sostenuta nel suo percorso di gravidanza. Queste domande non riescono sempre a ricevere una risposta adeguata all'interno della sanità-azienda, con i suoi criteri di economicità. Ma è falsa la motivazione “non ci sono i soldi”, visto che un intervento che privilegi la prevenzione rispetto la cura , contribuirebbe a contenere fortemente la spesa; evidentemente, si vuole portare la sanità pubblica al collasso, a tutto vantaggio di quella privata..
Il problema è che, nella nostra sanità pubblica, noi paghiamo la patologia -è il “modello americano”, di cui negli Stati Uniti stanno cercando di disfarsi, e da noi è in piena auge- e che prevede che ogni patologia abbia il “suo” finanziamento ed il “suo” tempo di ricovero con i tristemente famosi DRG (raggruppamenti omogenei di diagnosi): è proprio la situazione che ha portato allo scandalo sui parti cesarei, che venivano retribuiti di più, e quindi, praticati con una maggiore frequenza del parto eutocico o naturale, in barba ad ogni concetto di diritto alla scelte delle donne sulla maternità e ad una sanità dal volto umano e professionale…di contropartita con un ipocrisia sconfortante si legalizzano i profitti sul parto e poi, per garantire la “vita”, si vorrebbe annientare la legge 194 e di fatto con l’obiezione di coscienza si stanno chiudendo molti repartini per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG).
Se non saremo capaci di rompere questo meccanismo perverso e tutti i furti, le bugie e le ipocrisie che ci stanno facendo digerire, rubandoci la SALUTE come BENE COMUNE, dovremo accontentarci di alcune piccole “isole felici”, ma, fondamentalmente, dovremo rassegnarci ad assistere alla sempre più totale involuzione del diritto alla Salute nella sua complessità.
NOI, COME OPERATORI DELLA SALUTE, NON SAREMO MAI COMPLICI O SPETTATORI E CONTINUEREMO A LOTTARE PER RENDERE CONCRETISSIMA LA NOSTRA UTOPIA (per dirla alla Marco Lombardo Radice)!

A cura de Il Pane e le rose - Collettivo redazionale di Roma

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