il pane e le rose

Font:

Posizione: Home > Archivio notizie > Stato e istituzioni    (Visualizza la Mappa del sito )

Il diploma

Il diploma

(3 Ottobre 2012) Enzo Apicella
Diaz: la Cassazione deposita le motivazioni della sentenza che condanna 25 poliziotti tra cui Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine.

Tutte le vignette di Enzo Apicella

costruiamo un arete redazionale per il pane e le rose Libera TV

SITI WEB
(Verità e giustizia per Genova)

DEVASTATI E SACCHEGGIATI

(20 Luglio 2012)

Siamo noi. Tutti e tutte. Che fossimo a Genova o meno, che avessimo le mani alzate o un sampietrino da lanciare contro camionette che ci venivano contro a tutta velocità, che stessimo davanti al televisore a guardare quella strana guerra o dentro la caserma di Bolzaneto a subire sequestro e torture… saccheggiati nella libertà, devastati negli affetti, a ricordare un morto, per alcuni un ragazzo e basta, per altri un compagno caduto ammazzato per il quale nessuno ha pagato, a sentire le testimonianze di chi si porta da quell’esperienza cicatrici fisiche e mentali, danni permanenti dentro e fuori, qualcuno che non cammina più, qualcun altro senza denti, altri che non vanno alle manifestazioni più da allora anche se vorrebbero, terrorizzati ancora più di prima al vedere varcare la soglia del carcere a persone che uno Stato vendicativo e antidemocratico ha deciso di usare come capri espiatori nella sua strategia di terrorismo sociale.
D’altronde il ragionamento è lineare: se devi e vuoi fare la macelleria sociale, il terrorismo sociale resta l’unico modo per tener buone le vittime; che i lupi mostrino i denti ed espongano i cadaveri dilaniati degli agnelli perché gli altri non gli si ribellino contro e si dispongano calmi in fila al mattatoio, facendo finta di niente, ad aspettare il proprio turno. Il terrorismo colpisce nel mucchio; come in piazza i manganelli, nelle aule dei tribunali l’ingiusto giudizio può capitare a chiunque, basta essere stato là in quel momento. Non importa qui se si condividono identità politiche e pratiche degli imputati. Importa la motivazione della condanna, basata su quel reato di devastazione e saccheggio che mette a rischio condanna chiunque vada a una manifestazione. Che lo sappiano tutti. Che non vi venga più in mente di andare là!
E noi là torneremo e ve lo diciamo chiaro. Il vostro monito non ci fa paura. Continueremo con le nostre pratiche a costruire la democrazia in un paese dove la dittatura europea studia dietro gli occhialini d’un accademico macellaio quanta gente massacrare ogni anno e poliziotti impuniti possono ucciderci nelle strade una notte qualunque stando certi di farla franca. Noi le strade non le lasciamo e vi diciamo pure che non c’incantate, che non c’interessa se alcuni degli alti livelli processati per lo scempio della Diaz sono “eroi” della lotta alla mafia… che sia legale o illegale, il monopolio della violenza esercitato da pochi contro i più per sottometterli è quello che combattiamo giorno per giorno, tanto nei paesi della Calabria contro la ‘ndrangheta quanto nelle piazze e nelle valli contro lo Stato che militarmente impone il volere del grande capitale.
Dieci persone condannate. Dieci di noi da sostenere e possibilmente tirare fuori di lì. Dieci preziosi costruttori dell’alternativa che vi fa tanto paura… questo sono per noi, ancora di più dopo la sentenza di condanna definitiva inflitta dalla Corte di Cassazione, dopo lo stigma di criminali che gli avete appioppato insieme alla galera. Per questo ci associamo a due appelli che vanno nella stessa direzione, perché frutto dello stesso dramma. La campagna 10x100, a sostegno dei compagni incarcerati per conto di noi tutti, e quella per una legge contro la tortura, che adotti la Convenzione Onu ratificata nell’89 e mai rispettata dall’Italia, da accompagnare alla riforma per la riconoscibilità dei poliziotti, promossa da Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, ucciso per caso una sera, perché era alterato e aggressivo, da quattro poliziotti riconosciuti colpevoli di “eccesso colposo nell’uso legittimo della forza”, condannati a tre anni e sei mesi e tuttavia liberi e in servizio. Si compie così, nel rimpallo tra queste vicende, il senso dell’ipoteca
messa sulla nostra democrazia: se rompi una vetrina da cittadino sei un criminale, se con la divisa indosso uccidi un uomo sei un servitore dello Stato.
Contro questo obbrobrio non possiamo indietreggiare, non possiamo lasciare soli i nostri compagni e le nostre compagne e tutti insieme dobbiamo gridare forte

COMBATTER L’INGIUSTIZIA NON E’ REATO
DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO DEV’ESSER CANCELLATO

http://www.10x100.it/
http://www.avaaz.org/it/italy_against_torture_patrizia/?bIGjgcb&v=16106

19 luglio 2012

Equosud

7477