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Mezza piena o mezza vuota?

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(22 Gennaio 2011) Enzo Apicella

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Hanlayhom “Li troveremo”. E’ il grido risuonato nei cortei di venerdì al Cairo, Alessandria, Port Said le città delle rivolte a Mubarak, dell’opposizione al vecchio Egitto che Shafiq riproponeva come un ossesso, della voglia di cambiamento vero gridato in faccia anche ai nuovi padroni della Fratellanza Musulmana. Il movimento “No ai processi militari per i civili” ha sfilato ancora, come tante volte nei mesi scorsi (ecco una manifestazione di dicembre http://www.youtube.com/watch?v=CPQ9EFnzoSo ) e rilancia l’inquietante domanda di dove siano finiti centinaia di oppositori di cui amici e familiari hanno perso le tracce. Desaparecidos come nell’Argentina di Videla. Alcuni militanti democratici e avvocati hanno denunciato come accanto ai 12.000 detenuti politici, che mese dopo mese stanno subendo processi presso le Corti militari (prassi considerata illecita dagli organismi internazionali per la difesa dei diritti umani), c’è un numero imprecisato di cittadini scomparsi. Tuttora la mancanza di trasparenza dei Tribunali militari impedisce di rintracciare i prigionieri. Legali dell’ufficio di difesa degli attivisti sostengono che le voci di abbandono in pieno deserto di carcerati forse non sono solo dicerie. Sicuramente non lo sono stati i ritrovamenti di cadaveri in diversi obitori, tutte persone che risultavano arrestate. Evidentemente non avevano retto il trattamento di scariche elettriche su corpi imbevuti d’acqua che in migliaia hanno denunciato.
E’ l’orrore praticato dagli ufficiali di Tantawi. Sono le persecuzioni di oppositori noti come Sambo, di recente rilasciato, storie con epiloghi ancora più tragici di quello vissuto da Samira Ibrahim. Perché questo fantasma non resti impunito si muovono ancora tanti giovani senza partito e quelli dell’Alleanza Socialista, del Partito socialdemocratico e l’Egyptian Wave Party cui aderiscono i quadri giovanili della Fratellanza. Vogliono che Mursi faccia molto di più che rilasciare i compagni ancora detenuti (572 sono stati liberati per decreto presidenziale a inizio agosto, 25 erano militanti jihadisti, e altri 58 civili sono usciti alla chiusura del Ramadan). Vogliono che sia dichiarata un’amnistia per i prigionieri politici. Chiedono una distinzione dalle condanne per droga o porto d’armi che sono state comminate a tanti dimostranti per incastrarli con differenti addebiti, mescolandoli coi criminali baltagheyah che li attaccavano in strada. In efetti Mursi, dopo l’accantonamento della vecchia gerarchia militare, con queste liberazioni ha voluto offrire un segnale alla piazza. Quasi tutti i partecipanti a semplici sit-in sono usciti di galera. Liberi anche gli arrestati durante scontri particolarmente sanguinosi: quelli del Maspero (ottobre 2011 che fecero 27 vittime) e dell’assalto al ministero della Difesa (novembre 2011). Fuori anche 16 attiviste per le quali è stata sospesa la sentenza.
Resta tuttora aperto il processo per l’assalto alla sede del Governo (dicembre 2011), cinque giorni di violentissima battaglia di strada che fecero 60 morti e che ora conduce alla sbarra seicento persone. Fu uno degli episodi più laceranti delle rivolte succedutesi per mesi dopo la caduta del raìs, dimostrazione di quanto aspro continuava a essere lo scontro fra le parti. Le udienze sono previste dal 19 al 26 ottobre prossimo. Diversi osservatori valutano i passi del Presidente e la stessa nomina di Ahmed Mekki come ministro della Giustizia segnali positivi e di cambiamento. La conduzione dei processi verso Tribunali civili è quanto si auspicano i legali degli attivisti, assieme alla cancellazione di retaggi del passato che attribuivano ai giudici carriere in base alla loro prossimità col potere. Proprio il caso di Ahmed, che è fratello di Mahmoud vicepresidente di Mursi, potrebbe essere tacciato di questo. Ma il pregresso coriaceo impegno per l’indipendenza della magistratura di Ahmaed ha messo a tacere le illazioni di chi parlava di accomodamenti da vecchie logiche nel neo formato governo Qandil. Comunque il movimento non si fa illusioni e mantiene l’attenzione puntata sull’attualità. Recente è il caso di una Corte che ha accusato un gruppo giornalistico “d’insultare il Presidente”. Veri addebiti o alibi per censurare la stampa? “Vogliamo tribunali che servano la giustizia fuori da appartenenze politiche e logiche di censo - reclamano gli attivisti del “No ai processi militari per i civili” –. Speriamo che Mursi vorrà davvero offrire dignità al popolo egiziano in ogni campo, dentro e fuori il Paese”.

2 settembre 2012

Enrico Campofreda

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