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(25 Luglio 2009) Enzo Apicella

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Honduras: città private al servizio delle multinazionali

(9 Settembre 2012)

E' ufficiale, l'Honduras è una Repubblica delle Banane. Il governo golpista insediato da Washington consegna un pezzo del paese alle multinazionali, esentandole dal rispetto delle leggi. L'opposizione degli indigeni e di chi denuncia la rinuncia alla sovranità.

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Il 28 giugno del 2009 un gruppo di militari arrestò a Tegucigalpa il presidente del piccolo paese centroamericano, Manuel Zelaya. Un colpo di stato in piena regola per togliere di mezzo uno 'strano' liberale che voleva portare l’Honduras nell’Alba allontanando il paese dagli interessi e dall’area di influenza nordamericana. Gli Stati Uniti non la presero bene e lo sostituirono con un presidente fantoccio e poi con un governo più collaborativo con gli interessi delle multinazionali e del governo di Washington.

Mentre non fanno notizia i desaparecidos e la repressione nei confronti degli oppositori al regime, i media stanno seguendo con interesse – ma senza citare il golpe, per carità - il varo da parte del governo honduregno di tre "città dello sviluppo", centri urbani privati, del tutto autonomi in materia fiscale, di sicurezza, sanitaria e giudiziaria, di fatto al servizio completo delle multinazionali che vorranno investire.

Il governo del presidente Porfirio Lobo si è innamorato – in maniera disinteressata? - delle idee di un economista statunitense, quel Paul Romer teorico delle cosiddette charter cities, basate sul principio che è meglio partire da zero piuttosto che cercare di adattare alle proprie esigenze ciò che già esiste.

Un gruppo d'investitori statunitensi, riuniti nella società immobiliare Mgk, stanzierà 15 milioni di dollari per porre le basi del progetto. Vicino a Puerto Castilla, sul versante caraibico del Paese, sorgerà la prima delle "città artificiali" che seguiranno solo in parte l'ordinamento legislativo honduregno, del resto già assai incline alla difesa degli interessi forti piuttosto che quelli dei cittadini e dei lavoratori. Ma La città "privata", scrive il Washington Post, sarà amministrata da un team di "nove membri indipendenti", cioè da nove ‘teste di legno’ al servizio degli investitori. Nove componenti di quello che sarà un vero e proprio consiglio d’amministrazione, che nominerà un governatore. Solo in un secondo momento – non è specificata la tempistica - i cittadini dovrebbero avere l’opportunità di votare alcune scelte amministrative, compresa la firma di propri accordi internazionali sul commercio e autonome politiche di immigrazione.

L’anno scorso la Costituzione honduregna è stata opportunamente modificata introducendo un articolo nel quale di specifica che le nuove agglomerazioni "saranno soggette al Governo nazionale in tutte le questioni relative alla sovranità, alla difesa nazionale, agli affari esteri ed elettorali, così come l'emissione di documenti di identità e passaporti". Il che significa, implicitamente, che in materia di tasse, sicurezza pubblica, politica sanitaria e giustizia si tratterà di enclave di fatto autonome all'interno del territorio dell'Honduras,

Delle vere e proprie isole al servizio completo del capitale internazionale libero dagli odiati ‘lacci e lacciuoli’. Un passo avanti non da poco rispetto alle tradizionali maquiladoras che evidentemente non bastano più al capitale statunitense in competizione con quello europeo e i nuovi colossi asiatici. Pare che anche le grandi imprese della Sud Corea siano interessati alla cosa, e che potrebbero investire la considerevole cifra di 8 miliardi di dollari.

"Il futuro ricorderà questo momento come il giorno in cui l'Honduras è diventato un Paese sviluppato" ha dichiarato Michael Strong, il Ceo della Mgk, dopo che il Congresso honduregno ha dato il via libera al progetto.
L'iniziativa, ovviamente, viene duramente contestata dall'opposizione, che la considera una inaccettabile rinuncia alla sovranità nazionale. "Stiamo parlando di protettorati in mano alle corporazioni multinazionali, con lunghe code alle porte, come in Palestina, formate da gente che va a lavorare, o semplicemente vuole muoversi liberamente" ha accusato l’ex ministro della Giustizia Edmundo Orellana, al giornale La Prensa.

Da parte loro le organizzazioni indigene denunciano la devastazione ambientale e sociale che le città private comporteranno. Per realizzare la prima, sulla costa caraibica, verranno disboscati e cementificati circa mille chilometri quadrati di territorio. Territorio dei Garifuna, una popolazione indigena di origini africane, caraibiche e arabe. "Quel territorio appartiene ai Garifuna, e non può essere consegnato a capitali stranieri, è un gesto di colonialismo puro", ha dichiarato Miriam Miranda, presidente dell'Organizzazione Fraterna Nera dell'Honduras.
Oscar Cruz, un ex procuratore costituzionale, ha presentato un ricorso alla Corte Suprema definendo l'idea delle città privatizzate incostituzionale e "una catastrofe per l'Honduras". Ma il paese è strettamente controllato dal governo golpista, che nel frattempo si è dato una verniciata di legittimità attraverso delle elezioni farsa e permettendo il ritorno in patria dal suo esilio forzato di Manuel Zelaya.

Marco Santopadre - Contropiano

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