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(Iraq occupato)

Gli attentati contro i cristiani in Iraq

(6 Agosto 2004)

Il governo di Bush, con la complicità di alcuni governi occidentali, ha commesso in Iraq un terribile errore scatenando una guerra falsamente motivata, iniqua e dalle tragiche conseguenze. Ed ha così provocato una grave rottura del diritto internazionale non certo sanata dalla postuma risoluzione con la quale il Consiglio di Sicurezza ha preso in qualche modo atto dell’occupazione militare di quel Paese, senza peraltro vedersi riconosciuti i poteri che lo statuto dell’Onu gli attribuisce in caso di conflitti “per ristabilire la pace e la sicurezza internazionale”. Un ruolo quindi di effettiva centralità che le Nazioni Unite avrebbero potuto proficuamente svolgere, sia pure a disastro oramai provocato, solo col passaggio della gestione della sicurezza e dell’ordine pubblico di quel Paese alla loro piena ed esclusiva responsabilità ed a quella di un governo provvisorio nominato dall’Onu che non fosse stato espressione, come purtroppo è accaduto, della maggiore potenza occupante.

Non c’è stata quindi alcuna resipiscenza da parte della Casa Bianca e le conseguenze di questa dissennata politica si aggravano giorno dopo giorno e sono tragicamente sotto gli occhi di tutti. Si è creata così in Iraq una situazione analoga a quella dell’intifada palestinese ed è penoso il tentativo di identificare la vasta, consistente ed “organica” ribellione irachena con l’attività di bande isolate fedeli a Saddam Hussein o agli ordini di Bin Laden. La verità è che c’è in quel Paese una situazione disperata che gli iracheni, nella loro stragrande maggioranza, attribuiscono alla responsabilità dell’intervento americano e che alcuni gruppi terroristici utilizzano con l’intento di trasformare l’opposizione popolare all’invasione straniera in una “guerra di religione” contro l’intero occidente “cristiano”.

Ed è proprio in questa ottica che va letta la novità degli attentati contro chiese ed istituti cristiani. Una operazione carica di enormi pericoli lucidamente indicati come possibile conseguenza della guerra dalla dolorante lungimiranza del Pontefice che per scongiurarla, e per scongiurare l’immane bagaglio di morte e di sofferenza che il conflitto avrebbe portato con se, levò alta e forte la sua voce ammonitrice nei mesi che precedettero l’intervento armato. Una offensiva, quella del terrorismo contro i cristiani, che non colpisce solo confessioni religiose fondate nelle loro espressioni più autentiche sul grande messaggio evangelico di pace e di liberazione, ma ferisce anche la sensibilità, gli interessi e le speranze del popolo iracheno col rischio di isolarne la lotta non violenta per la sua indipendenza ed il suo riscatto. E sono, questi attentati, decisamente contro il popolo iracheno quanto e forse più degli altri atti terroristici perché si offrono al cinico utilizzo delle potenti centrali del più aggressivo “pensiero unico”, sempre pronte a cogliere ogni occasione per rilanciare la dottrina dello “scontro di civiltà” come giustificazione ideologica della guerra preventiva e infinita. Ed anche per indebolire, con l’appoggio delle frange integraliste della religiosità occidentale, la forza attrattiva di quel “popolo cristiano” che è parte significativa ed attiva del movimento per la pace.

Nel libro della cinese Amy Chua, professoressa alla Law School della Yale University, dal titolo “L’età dell’odio”, si legge: “La ricetta universale oggi impiegata per curare il sottosviluppo, elaborata e promulgata in misura considerevole dagli Stati Uniti, consiste fondamentalmente nelle seguenti indicazioni: si prenda la forma più cruda di capitalismo, la si mescoli a casaccio con la forma più grezza di democrazia e si esporti la miscela precotta nei Paesi più poveri, frustrati, instabili e disperati del mondo. Si aggiunga al quadro qualche minoranza dominante e l’instabilità insita in questa versione primitiva della democrazia sarà aggravata all’ennesima potenza dalle forze manipolabili dell’odio etnico”. E sarà aggravata anche – si può aggiungere – dalle forze dell’odio del fondamentalismo religioso alimentate in Iraq dalla perdurante occupazione militare. Parole sagge, quelle della scrittrice cinese, che dovrebbero fare riflettere quanti in Occidente perseverano nell’errore o non si oppongono ad esso con la necessaria determinazione.

Brindisi, 3 agosto 2004

Michele DI SCHIENA

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