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(9 Aprile 2013) Enzo Apicella

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Fusione Hera-Acegas: il PD va avanti al grido di “più mercato”!

(9 Ottobre 2012)

Ieri il consiglio comunale di Modena città ha approvato la fusione tra Hera ed Acegas con 20 voti favorevoli, quattro astenuti (tutti PD) e 16 contrari.

In una nota, l’amministrazione comunale aveva spiegato: «La nuova multiutility sarà il primo operatore in Italia per rifiuti trattati (3,7 milioni di tonnellate all’anno), il secondo per volumi di acqua venduti (300 milioni di metri cubi all’anno), il terzo nella distribuzione di gas (oltre 1,5 milioni di punti di fornitura e 2,8 miliardi di metri cubi venduti) e l’ottavo operatore nella vendita di energia elettrica a clienti finali (11 Terawattora, TWh, di energia elettrica venduta e oltre 650 mila clienti).
E la società sarà tra le prime 30 in Italia per capitalizzazione». Più chiaro di così non si può. L’operazione di fusione tra le due multiservizi è un modo per ingigantire la scala degli affari da realizzare su acqua, gas, smaltimento dei rifiuti ed energia elettrica. Con buona pace dei risultati referendari del 2011 e delle politiche a “incenerimento zero”.

Ma i manager di Hera non si sono accontentati di questo ed hanno proposto al consiglio comunale – che ieri lo ha votato - una modifica all’art. 7 dello Statuto di HSST-Mo, la “scatola” che contiene le partecipazioni azionarie dei Comuni modenesi, in base alla quale il 51% della proprietà di HERA Spa POTRà NON essere più in mano ai soli Enti Locali. L’operazione serve a permettere l’acquisizione di una consistente fetta di azioni da parte del Fondo Strategico Italiano (FSI). Il FSI è una holding di partecipazioni il cui azionista strategico è la Cassa Depositi e Prestiti, la più grande Banca Pubblica Italiana (70% Ministero dell’Economia e delle Finanze, 30% Fondazioni di origine bancaria), trasformata nel 2003 in una Spa con capitale pubblico che da allora finanzia gli Enti Pubblici a tassi di mercato, così come fa una normale banca d’affari privata. Insomma, un altro passo nella direzione della subordinazione dei servizi pubblici ai profitti del capitale.

Siamo sempre più convinti che sia – finalmente – al termine il tempo dei distinguo e dei “mal di pancia” espressi al massimo con astensioni o velate prese di posizione cripticamente critiche. Chi vuole essere di sinistra e dalla parte dei lavoratori non è credibile se non separa con nettezza la sua strada da quella del partito democratico.

CIRCOLO PRC “GRAMSCI” MODENA

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