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(20 Aprile 2012) Enzo Apicella

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(Verità e giustizia per Genova)

I Giorni di Genova: La Globalizazione del Terrore

Documento che verrà presentato nel incontro del 16 e del 17 Gennaio sulle giornate di Genova.

(13 Gennaio 2004)

Nella mattina il governo ha militarizzato tutti i luoghi previsti per la manifestazione, utilizzando la fanteria, la polizia, la prefettura navale, cani, idranti, carri armati e elicotteri. Hanno chiuso le strade senza lasciar passare la manifestazione fino al luogo previsto e il blocco al ponte è stato represso, e i manifestanti obbligati a ritirarsi fino alla …, hanno bloccato anche il passaggio dei disoccupati. Allo stesso modo a …., dove gli hanno impedito di avanzare fino al ministero ….. Alla ……, dove hanno ammazzato il giovane ….. è il posto in cui c'è stata la repressione più selvaggia. Era il picchettaggio più grande, in cui si sono mobilitati 5000 compagni. Quando i manifestanti hanno raggiunto il luogo, la polizia ha commesso delle provocazioni spaccando la colonna di manifestanti in due e cominciando a reprimere, attaccando indiscriminatamente donne, uomini e bambini. La manifestazione si è dispersa per tutto il centro di ……, dove si sono vissute scene drammatiche. Nella stazione di ….. è stato assassinato uno dei due compagni e il suo corpo è rimasto colpito nel mezzo di un marciapiede dove sono state ferite varie persone con armi da fuoco. Le organizzazioni dei disoccupati hanno contato fino ad ora 6 feriti per arma da fuoco, senza escludere la possibilità che siano di più. Le immagini sono laceranti, quasi una guerra civile uomini e donne si difendevano come potevano, contro le armi, pallottole e gas lacrimogeni. I feriti portati nell'ospedale ….. sono stati 90, tra cui 17 ricoverati. Ci sono stati 189 detenuti nel Primo commissariato di …... La maggioranza furono detenuti in una cella buia. Ad un'ora dalla repressione ancora nella zona non si poteva respirare. E' una menzogna assurda quella che passano in queste ore i mezzi di comunicazione, che gli arrestati impugnavano delle pistole. Perfino il guidatore di un pullman ha dichiarato che si trattava di poliziotti in incognito. Ogni intento di calunnia, ogni tentativo di criminalizzare la lotta dei disoccupati deve essere respinto e segnalato come il tentativo di legittimare il nuovo regime di …... I media parlano, cinicamente, di "picchetti tragici", ed il governo afferma che non si trattava di una mobilitazione bensì di una "provocazione". Fino alla polizia che afferma che "le pallottole non sono partite da noi", fino ai giornalisti "progressisti", come ….., che hanno insinuato che i ……. erano armati. Abbiamo raccolto le cartucce delle pallottole sparate dalla polizia. Abbiamo visto quando hanno ucciso i nostri compagni. Noi filmiamo e fotografiamo le prove. Accusiamo davanti al mondo intero il governo di….. e la polizia assassina. Dopo la repressione, mentre vari compagni si concentravano presso le porte dell'ospedale e del commissariato, si è prodotto un fatto che ha messo a nudo il vero carattere di questa giornata. A pochi metri dall'ospedale, nella via ….., la polizia ha fatto irruzione senza avviso e senza alcun ordine giudiziale in un locale del partito …….., dove erano riunite 50 persone. Sono entrati sparando gas lacrimogeni, e sparando. Un compagno è stato sequestrato e diversi altri sono stati costretti a scappare salendo sui tetti.

Potrebbe essere la descrizione dell’inferno di Genova o di Napoli. Invece è lo stralcio di una testimonianza su quanto avvenuto a Buenos Aires il 26 giugno 2002. Quel giorno, durante una manifestazione per chiedere pane e lavoro, Maximiliano Costeki, disarmato, viene ucciso nel corso di un intentato blocco stradale vicino a un ponte di Buenos Aires. Dario Santillàn viene ucciso mentre tenta di prestare soccorso a Maximiliano.

Al posto dei puntini potete metterci i luoghi a voi familiari, perché ormai il diritto a manifestare il dissenso è ovunque a rischio della propria vita o quanto meno della propria incolumità.

A Genova la folla è stata caricata, gasata con il CS, malmenata; Carlo è stato ucciso; gli ospiti della scuola Diaz sono stati massacrati, per poi essere trasportati a Bolzaneto e torturati, insieme a molti altri compagni che sono spariti per giorni, senza poter dare notizia di sé o ricevere assistenza legale.

Per un giorno Bolzaneto ha funzionato come un Campo Clandestino di Detenzione della dittatura militare argentina, uno di quei 360 campi dove furono massacrati 30.000 Desparecidos. Le modalità di tortura utilizzate a Bolzaneto, assomigliano molto a ciò che si chiamava “tortura blanda” nei manuali d’istruzione dei militari della America Latina, prodotti dalla Scuola militare delle Americhe. In ogni modo, da quella caserma Genovese sono uscite circa 80 persone con lesioni e fratture, provocate dai poliziotti.

Alcuni mesi prima un’insospettabile premessa a quanto doveva succedere a Genova: Napoli. Lì la violenza, soprattutto nei confronti dei giovanissimi (quattordicenni) era già sembrata inaudita. Napoli, dove la follia repressiva è stata esercitata da tutte le forze dell’ordine: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza.

Da Genova in poi diventa impossibile credere alla teoria dei casi isolati, di parti delle forze dell’ordine fuori controllo, di schegge impazzite.

Sono stati versati fiumi di inchiostro per screditare i manifestanti prima ancora che le manifestazioni avessero luogo (v. Firenze) e gli attivisti vengono perseguitati per reati al limite della pura fantasia anche dopo (v. Cosenza).

In Italia nell’arco di alcuni anni si stanno concretizzando scenari che credevamo possibili in America latina, ma non nel nostro “civilissimo” paese: torture, violazioni dei diritti umani, persecuzioni, intimidazioni, guerra chimica a bassa intensità… impunità. Sì, impunità, perché la parte più difficile da accettare dopo tutto ciò che è successo è che nessuno ne debba portare il carico (a parte le vittime): per Carlo Giuliani non si è arrivati nemmeno al processo; la “truppa” non verrà rinviata a giudizio in puro stile argentino: obediencia debida, obbedienza dovuta, come se gli agenti coinvolti nei massacri di Genova non si rendessero conto che gli ordini a cui stavano obbedendo non erano legittimi; i dirigenti rinviati pagheranno forse tra dieci anni, intanto vengono promossi e nessuno è stato rimosso dai propri incarichi; quanto all’accertamento delle responsabilità politiche era ed è indispensabile l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare, la cui costituzione è già stata rigettata più volte dalla maggioranza; dulcis in fundo la legge sulla tortura che avrebbe dovuto garantire almeno le vicissitudini future, invece, è stata arrestata da uno schieramento trasversale dalla Lega, AN e… La Quercia (DS).

Genova come Napoli, Genova come il Cile, Genova come Buenos Aires, Genova come….tanti altri luoghi, del passato o del presente. Non è un caso che il massacro di quei giorni sia avvenuto proprio alla presenza dei “grandi del pianeta”: non si realizzano operazioni simili senza un consenso “occidentale”. Nello stesso modo in cui le dittature dell’America Latina furono appoggiate dagli USA e dall’Europa, silenziose complici.

I governi stanno progressivamente dando carta bianca alle forze militari durante le manifestazioni e nel controllo dettagliato di ogni forma di dissenso sul territorio in una crescente criminalizzazione che sfocia in un pericoloso parallelo con terrorismo. La repressione avviene sotto l’occhio delle telecamere. Il lavoro di mesi di indagini, le prove di colpevolezza, vengono spazzate via dalle frasi sprezzanti di qualche ministro che ridanno legittimità alle forze dell’ordine e ne tolgono ai magistrati. Lo stato di diritto viene un colpo dopo l’altro fatto a pezzi per lasciar posto ad uno stato di polizia.

Non è più una questione di stato democratico o di regime, di Centro destra o di Centro sinistra, nord o sud del mondo. Succede ovunque ci siano manifestazioni, perché il problema è la forza popolare quando è visibile, il popolo che prende coscienza di se stesso e questa coscienza decide di esercitarla.

Crediamo che le parole di questa giovane manifestante di Napoli siano un monito per i governanti, ma anche per lo stesso Movimento:

... Al temine del pestaggio ci hanno detto di alzarci e di andare via, esortandoci con il manganello. Avevo mille ambizioni, credevo nel principio di legalità, nella tutela del cittadino, in principi che gli studi universitari mi avevano fatto amare. Tutto ciò che ora rimane è un forte senso di sconforto, mi hanno spaccato la testa ma non hanno infranto le mie idee, per quelle non bastano le botte, non bastano gli insulti, ci vuole ben altro. La forza di chi come me sogna è più grande di una giornata di terrore, è più grande di qualsiasi incubo.

La lotta per ottenere giustizia dopo fatti come quelli di Genova, non può rimanere solo nelle mani degli avvocati, il Movimento non deve diventare latitante in questa battaglia soprattutto a livello locale. Dobbiamo tener presente sempre una domanda: che cosa sono disposti a fare i potenti di questo paese, ogni qual volta ci avviciniamo a una “zona rossa”, ogni qualvolta operai, studenti o disoccupati diventano incisivi nella costruzione di nuovi diritti o nella difesa di quelli esistenti?. La storia lo insegna chiaramente.

Le giornate di Genova rimarranno nella memoria storica di una generazione, forse come insegnamento, sicuramente come linfa vitale per continuare a lottare, nonostante chi ha ordinato quel massacro e chi tra i “progressisti” ha deciso di accettare compromessi vigliacchi sul sangue versato.

Queste righe e l’incontro di oggi, vogliono essere il contributo degli organizzatori di queste serate alla rivendicazione della memoria di Carlo Giuliani, di tutti i caduti del Movimento nelle piazze e nelle strade del mondo: dei Desaparecidos di ieri e di oggi; non un canto passivo alla morte, ben si l’urlo di vita e speranza di ogni amico e compagno che continuano a sognare una società migliore.

Tenda della Pace – Ass. Argentina Vientos del Sur – Un Ponte per – Hybrida - ISKRA – ARCI – Ass. Naz. Amicizia Italia-Cuba

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