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(29 Luglio 2012) Enzo Apicella

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Taranto, le donne del comitato: "Basta morire di Ilva. Siamo pronte alla guerra giudiziaria"

(16 Ottobre 2012)

donnetarantilva

A due giorni dall’approvazione definitiva dell’Aia e del relativo pronunciamento della magistratura, quasi sicuramente negativo, a protestare sono le donne di Taranto. Mamme, sorelle, zie, e nonne, di tanti e tante rimasti vittime dell’inquinamento prodotto dall’Ilva.
In una lettera inviata alle istituzioni (al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ai ministri della Sanita' Renato Balduzzi e dell'Ambiente Corrado Clini, oltre che agli enti locali e agli organi giudiziari), le animatrici del Comitato 'Donne Per Taranto' dichiarano di essere ''state fin troppo pazienti riponendo fiducia nelle Istituzioni”. “Ora non siamo piu' disposte - scrivono - a farci prendere in giro, ne' accetteremo di essere sacrificati sull'altare del profitto e del Pil del Paese". "Taranto - continuano - da troppi anni continua a vivere una situazione di emergenza sanitaria, ambientale e di grave violazione della legalita' di cui non si e' fatta carico nessuna istituzione, tranne la Magistratura con il provvedimento di sequestro dell'area a caldo dello stabilimento siderurgico Ilva spa. I dati delle perizie chimica ed epidemiologica e i dati dello Studio Sentieri (quello che il Governo ancora tiene nascosto nel cassetto, ndr) mostrano che a Taranto si muore e ci si ammala di piu' rispetto alla media nazionale, sono aumentati i casi di morte di bambini al di sotto di un anno d'eta' cosi' come gli aborti spontanei causati da malformazioni genetiche del feto. I tarantini conoscono bene questa realta' per esperienza diretta - rilevano le Donne per Taranto - non e' necessario una ricerca scientifica approfondita per capire che, se l'esposizione alle emissioni inquinanti e' pericolosa per gli adulti, a maggior ragione lo e' per i piu' piccoli, il cui sistema immunitario e' ancora in corso di formazione".

"Oltre cinquemila cittadini di Taranto – sottolineano ancora - hanno firmato in soli tre giorni una petizione popolare, i cui originali sono depositati presso l'archivio del comitato Donne per Taranto, per chiedere, prima che venga rilasciata l'Aia, la pubblicazione ufficiale dell'aggiornamento 2008 dello studio Sentieri relativo ai comuni di Taranto e Statte. Riteniamo che tali dati debbano essere inseriti necessariamente all'interno dell'Autorizzazione in corso non potendo prescindere da una situazione sanitaria del territorio. Stigmatizziamo l'indirizzo della commissione istruttoria che ha escluso dall'esame questi dati consentendo ancora una volta ad Ilva di continuare ad inquinare a danno della salute dell'intera comunita' tarantina''.

''Taranto - prosegue il Comitato al femminile nella lettera inviata anche ai responsabili di Asl e Arpa - e' determinata ad iniziare una vera e propria guerra giudiziaria contro chiunque non rispetti noi, i nostri figli ed il nostro martoriato territorio. Non sara' inutile, a questo proposito ricordare che, ad oggi, Ilva risulta sprovvista del Piano di Emergenza Esterno per Incidente Rilevante cosi' come disposto dal Decreto legislativo 334/99. Il Piano di Emergenza risulta, pertanto, essere ancora quello provvisorio 'non essendo ancora stata ultimata l'istruttoria del rapporto di sicurezza da presentare a cura dei gestori delle aziende interessate', come si legge nell'informativa alla popolazione del 2010".
"Intraprenderemo, pertanto - annunciano le donne e le mamme tarantine - qualsiasi azione legale e risarcitoria non solo nei confronti di chi ha inquinato ma anche nei confronti di tutti coloro che erano e sono a conoscenza della situazione di emergenza ambientale e sanitaria nel Sito di interesse nazionale di Taranto e nulla hanno fatto per fermare il disastro in atto. Concludiamo con questa frase che unica in questi mesi ha riempito di speranza e di dignita' il nostro futuro e quello dei nostri figli con l'augurio che entri nelle vostre coscienze e segni le vostre azioni a tutela delle nostre vite: 'Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata citta', non un altro lavoratore dell'Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o a essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico', dall'ordinanza del Gip di Taranto Patrizia Todisco''.

Fabio Sebastiani - controlacrisi.org

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