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La manovra

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(25 Giugno 2011) Enzo Apicella

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Dall'Ikea alla Fiat è ora di dire basta alle rappresaglie padronali!

(2 Novembre 2012)

Testo del volantino che verrà diffuso domani di fronte all'Ikea di Padova

Siamo qui per portare a conoscenza dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati che frequentano questo iper-mercato una lotta che è in corso al Deposito Centrale Ikea di Piacenza, e che l'Ikea vorrebbe stroncare con il licenziamento dei lavoratori più attivi per poter continuare indisturbata a gestire in modo dispotico e discriminatorio i 350 dipendenti di alcune cooperative (San Martino, Cristall, Euroservizi, etc.) che lavorano nei suoi magazzini.

La lotta, organizzata dal Sindacato Interconfederale Cobas, è iniziata il 17 ottobre, e ha visto una intensa partecipazione dei lavoratori, che non si sono fatti intimidire dalle provocazioni e minacce aziendali, né dalla costante presenza ai picchetti degli scioperi di decine di poliziotti, con relative cariche (in una di queste sono stati feriti tre lavoratori, uno dei quali ha riportato una commozione cerebrale).

La lotta è contro la gestione arbitraria degli orari e degli straordinari da parte delle imprese, con forti disparità di trattamento tra i lavoratori e la violazione delle norme contrattuali in materia; per un salario pieno, e non – come è ora - decurtato dal mancato pagamento di malattia, infortuni, maternità; contro il fatto che i regolamenti interni delle cooperative prevedono una serie di deroghe al contratto collettivo nazionale; ed infine contro le sanzioni disciplinari, le liste di proscrizione che colpiscono gli operai più attivi nella difesa dei diritti e dell'organizzazione dei lavoratori, e contro l'intenzione dell'Ikea di pretendere il loro licenziamento.

Anche a Piacenza l'Ikea è fedele a sé stessa: è diventata un “mito” sulla pelle degli operai dell'Est Europa e asiatici dai salari bassi o bassissimi e zero diritti, è stata presa con le mani nel sacco per sfruttamento del lavoro minorile, ha ovunque cercato di impedire (come le altre imprese-“mito” tipo Wal-Mart) la sindacalizzazione dei lavoratori propri e delle migliaia di ditte che producono per Ikea beni o servizi, e su questa via intende continuare, applicando brutalmente la legge del padrone, la legge del profitto. Allo stesso modo della Fiat che per rappresaglia ha prima espulso dalla fabbrica a Pomigliano centinaia di lavoratori sospettati di essere della Fiom, poi ora, costretta a riassumerne 19, ne licenzia 19 cercando di innescare scontri tra operai e operai.

L'Ikea, la Fiat, migliaia e migliaia di padroni grandi e piccoli si sentono forti del sostegno del governo che – come ha ammesso lo stesso Monti – ha intenzionalmente aggravato la crisi da un lato aumentando il debito statale (che prometteva di ridurre), dall'altro facendo crescere precarietà e disoccupazione, specie tra i giovani, a livelli record così da facilitare i padroni nei loro soprusi, ricatti e discriminazioni quotidiane sui luoghi di lavoro. Soprusi, ricatti, discriminazioni che raggiungono il loro massimo negli appalti, nelle cooperative (che non sono certo quella “grande famiglia” che pretendono di essere), nell'area sempre più estesa del sommerso.

Per questo la coraggiosa lotta dei lavoratori del Deposito Ikea di Piacenza, molti dei quali sono immigrati, ha un significato e un valore più generale perché esprime il bisogno di milioni di lavoratori immigrati e italiani di avere aumenti salariali, continuità del rapporto di lavoro, parità di trattamento, rispetto della propria dignità, libertà di organizzarsi sui luoghi di lavoro, e la necessità di tornare a reagire con la forza collettiva della classe al dispotismo padronale e alla repressione poliziesca.

Solidarietà ai lavoratori del Deposito Ikea di Piacenza in lotta!

Raccogliamo dalla manifestazione del 27 ottobre a Roma la necessità di una lotta ampia, continua e determinata dei lavoratori contro il governo Monti e i padroni del debito!

Comitato di solidarietà con i lavoratori del Deposito Ikea di Piacenza
Rete 28 Aprile – Opposizione CGIL
Comitato Noi No Debito

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