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(4 Maggio 2011) Enzo Apicella

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Dell'unità dei popoli e delle repubbliche jugoslave

Per una dichiarazione congiunta dei vari partiti sulla necessità della ricostruzione della RSFJ!

(2 Settembre 2004)

Si parla molto negli ultimi anni dell'integrazione europea. Tutti corrono per unirsi all'UE nella speranza di ottenere qualche guadagno. Dalle integrazioni europee ne traggono guadagno soltanto i paesi europei ricchi e le classi dirigenti dei paesi poveri dell'est e centro Europa e dei Balcani. I semplici cittadini di questa unione non ne ricavano nessun profitto. Molti lo sanno, perciò si dichiarano contrari all'UE. La dimostrazione di ciò è l'ultimo sondaggio realizzato in Croazia. Lo stesso vale per la Bosnia-Erzegovina.

Siccome le annessioni sono antidemocratiche e noncuranti dell'espressione dei cittadini, la classe dirigente non ritiene importanti neanche i risultati delle votazioni. Cosi' la integrazione viene imposta anche se ad esprimersi a favore e' soltanto un cittadino su dieci.

Ma se possiamo dire di questa integrazione che essa e' insoddisfacente per tutti, tranne che per la classe dirigente, esiste un'altra integrazione della quale il gruppo che conta non vuole proprio parlare, mentre i media e i leader partitici la ritengono sorpassata ed impossibile: l'integrazione delle repubbliche jugoslave e dei loro popoli. Dichiaratevi jugoslavo, dite che siete per la ricostruzione della RSFJ, e sarete esposti ad una marea di sorrisi sarcastici.

Dopo la guerra civile e l'inglorioso sfacelo della Seconda Jugoslavia, si dice che nessuno vorrebbe più rinnovare "la ex patria comune". Di questo dobbiamo dubitarne. Le numerose inchieste svolte in tutte le Repubbliche negli ultimi anni, hanno dimostrato che i cittadini dei nuovi Stati ricordano con nostalgia il precedente sistema e lo Stato unico. Naturalmente non per questo essi sono pronti a sostenere un movimento politico che si adoperi per la ricostruzione della Jugoslavia. Ma è altrettanto evidente che il sentimento nazionalista antijugoslavo non è così forte come appariva e come sembra ancora. La gente semplicemente pensa che l'idea del rinnovamento dello Stato jugoslavo non sarebbe realizzabile e perciò non vuole impegnarvisi. Questo ancora non significa che a molti questa idea non sia vicina.

Si dice spesso che la jugoslavità è una questione di nostalgia. C'è della verità in questo. Ma non è forse vero che la gente, innanzitutto, ricordando il periodo prospero della propria vita vorrebbe che esso ritorni? Per quanto riguarda i comunisti, il loro programma non si basa sulla nostalgia, anche se essi la rispettano. La rispettano in quanto parte dei sentimenti e delle aspirazioni umane. E' chiaro che un programma politico non si può basare sulla nostalgia e sulle emozioni, quali che siano. I comunisti d'altronde non lo fanno. Per noi è evidente che tutto il mondo si sta collegando; l'unione è necessaria, per vari motivi. Ma, effettuandosi in varie forme e tra vari soggetti, essa può avere anche conseguenze negative.

E' inaccettabile unirsi con nazioni e stati ricchi, perché questo significa la subordinazione economica, politica e militare agli interessi del grande capitale. Da noi proprio questo si sta verificando.

E' insensato richiamarsi ad una solida unione con popoli con i quali gli jugoslavi non hanno avuto un forte contatto culturale, storico ed economico, mentre al contempo si condanna ogni connessione fra popoli simili. E' insostenibile la tesi secondo cui gli interessi e le affinita' di qualunque popolo jugoslavo con altri popoli europei sarebbero maggiori degli interessi e delle affinita' tra esso e gli altri popoli jugoslavi.

Il livello dello sviluppo economico degli Stati jugoslavi è simile, e fino a qualche tempo fa questi territori facevano parte dello stesso sistema economico. Oltre, del tutto uguale è la loro storia e l'etica stessa. In più, i popoli e gli Stati jugoslavi si trovano nella stessa posizione nei confronti del capitalismo mondiale. In particolare, la loro economia ha una posizione sfavorevolmente identica nella spartizione mondiale del lavoro e del mercato. Siccome i popoli jugoslavi appartengono al gruppo dei cosiddetti piccoli popoli, è più logico che si uniscano reciprocamente e lavorino insieme per migliorare la loro posizione.

Esiste una singolare euforia per entrare nell'UE e nel patto NATO. Essa non durerà per molto. I risultati negativi si riscontreranno presto, in particolare quelli che riguardano la completa perdita dell'autonomia politica, le grandi spese per gli armamenti, e la sudditanza dell'economia nazionale jugoslava meno sviluppata sul mercato europeo unico.

Il Partito Comunista Operaio della Bosnia Erzegovina sin dalla sua fondazione si adopera per la ricostruzione della Jugoslavia nelle frontiere del 1991, perché in base ai principi dell'AVNOJ la Jugoslavia non si è sciolta - come di solito si va dicendo - ma viceversa è stata distrutta da determinate forze politiche del paese e dall'estero.

La ricostruzione della Jugoslavia e della jugoslavità è di grande interesse per la classe operaia, perché, divisa nazionalmente, essa non può svolgere un ruolo indipendente nella lotta per i propri interessi. E la difficolta' non sta tanto nel fatto che la classe operaia negli Stati jugoslavi è sotto l'influenza dell'ideologia nazionalista. Forse il problema maggiore è che la classe operaia in ciascuno Stato jugoslavo è troppo poco numerosa per opporsi ai suoi nemici sia sul piano regionale che quello globale. La classe operaia jugoslava, unita in un unico movimento politico e liberata da pregiudizi nazionalisti, rappresenta una forza politica rispettabile. La sua resistenza al capitale globale sarà più efficace se agirà come una forza unica. Il socialismo e la Jugoslavia sono perciò due idee difficilmente realizzabili l'una senza l'altra.

La Bosnia-Erzegovina e i suoi popoli hanno un interesse particolare per la ricostruzione della Jugoslavia. E' evidente che la Bosnia-Erzegovina si è formata come Stato durante la Guerra popolare di liberazione, tramite le decisioni prese alle sessioni dell'AVNOJ (Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia) e dello ZAVNOBiH (Consiglio regionale antifascista di liberazione della Bosnia-Erzegovina). La storia però non si può studiarla selettivamente, come vorrebbero ragioni ideologiche e politiche contingenti. Lo ZAVNOBiH fa parte del sistema dell'AVNOJ e le sue decisioni sono state formulate con la forte convinzione che la Bosnia ed Erzegovina fa parte della Jugoslavia federata. Tenendo conto della composizione nazionale della popolazione, la Bosnia-Erzegovina può essere un esempio di persistenza come Stato unico inserito nella Jugoslavia, sulla base di una pace stabile e duratura, della democrazia e della parità tra le nazionalità.

E' un diritto legittimo del popolo bosgnacco quello di vivere la Bosnia-Erzegovina come la propria patria e di esprimere il desiderio di vivere, come prima, su tutto il suo territorio. Ma allo stesso modo è legittimo che sia i serbi che i croati della Bosnia Erzegovina vivano in un unico Stato insieme ai loro connazionali di Serbia e Croazia.

Questa apparente contraddizione si può risolvere in modo pacifico e democratico soltanto se si rinnova lo Stato jugoslavo. Così saranno realizzati gli interessi e le volontà di tutte e tre le popolazioni bosniaco-erzegovesi. Questo succedeva anche nella RSFJ, dove la parità dei diritti valeva come un fatto reale, e non come un semplice sogno jugo-romantico.

Sostenendo queste posizioni il Partito Comunista Operaio della Bosnia Erzegovina appoggia completamente la dichiarazione del CC del Partito Comunista di Slovenia sul non riconoscimento della frammentazione della RSFJ, e si risolve a lavorare per la ricostruzione della patria comune. I comunisti della Bosnia Erzegovina invitano i partiti comunisti e i partiti delle altre repubbliche jugoslave a sostenere questa dichiarazione ed a contattarli per accordarsi sulla elaborazione di una dichiarazione comune con la quale si potrà dire di essere pronti ad una lotta politica per la ricostruzione della RSFJ.

Bijelina, giugno 2004

Comitato Centrale del Partito Comunista Operaio di Bosnia-Erzegovina

Fonte

  • Trad. a cura di Ivan, rev. del testo a cura di Andrea per il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia
    fonte: jugocoord@tiscali.it

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