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Usciamo di casa

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(28 Settembre 2012) Enzo Apicella
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(Lotte operaie nella crisi)

La classe lavoratrice può difendersi solo con la lotta di classe contro il Capitale

(3 Dicembre 2012)

La crisi economica continua inesorabile. Licenziamenti per ristrutturazioni o fallimenti e cassa integrazione colpiscono sempre più lavoratori. Cresce l'esercito dei disoccupati e il ricatto sugli occupati. Le aziende, per sopravvivere nella competizione capitalistica sempre più aspra, cercano di imporre salari più bassi, massima flessibilità d'orario e mansioni, ritmi più intensi.

Industriali e sindacati di regime, con l'appoggio del Governo,firmano accordi e contratti per distruggere il Contratto nazionale di lavoro e accrescere così la competizione al ribasso fra i lavoratori. A questo servono gli accordi del 28 giungo 2011, quello sulla produttività del 19 novembre scorso e il rinnovo del contratto che Federmeccanica si accinge a firmare con FIM e UILM.

Il riformismo politico e sindacale, cioè la sinistra borghese, ha illuso i lavoratori prospettando un capitalismo con benessere e progresso sempre in crescita. Oggi è platealmente sbugiardato. Nel capitalismo i lavoratori sono proletari, senza alcun potere politico e senza nulla da perdere se non le proprie catene.

Come sempre, a maggior ragione di fronte alla crisi, i lavoratori possono difendersi solo se lottano sempre più uniti, superando le divisioni fra aziende, categorie, nazionalità e AGENDO COME CLASSE.

L'UNITÀ DELLA CLASSE LAVORATRICE può essere raggiunta solo coi METODI CHE APPARTENGONO SOLO AD ESSA ED ALLA SUA TRADIZIONE DI LOTTE GLORIOSE, con scioperi a oltranza, senza preavviso e che cerchino di estendersi al di sopra delle aziende e delle categorie: ciò che più teme il padronato non è il danno economico di una lotta, anche forte, ma chiusa entro l’azienda, quanto la possibilità che essa si contagi agli altri lavoratori, con danno economico generale per tutta la borghesia.

L'unificazione di vere lotte, non di scioperi solo rituali, è possibile attraverso la quotidiana fatica di un lavoro sindacale che non si limiti alle rivendicazioni più particolari per indicare la necessità di perseguire gli obiettivi generali che li uniscono veramente:

– DIFESA INTRANSIGENTE DEL SALARIO, con aumenti maggiori per le categorie peggio pagate;
– RIDUZIONE DELL'ORARIO DI LAVORO, a parità di salario e da estendere a livello europeo;
– SALARIO PIENO AI LAVORATORI LICENZIATI, a carico di industriali e banchieri mediante il loro Stato.
È evidente che la CGIL ha definitivamente rigettato questi metodi ed indicazioni ed è un sindacato non riconquistabile dai lavoratori, come CISL, UIL e UGL. La classe lavoratrice oggi è debole perché non è organizzata per lottare. Peggio: è debole perché controllata da false organizzazioni sindacali che impediscono una sua lotta generale.
Per tornare a lottare veramente i lavoratori devono unirsi e organizzarsi alla loro base, al di fuori di questi sindacati di regime, dentro le aziende ma soprattutto FUORI, in organismi territoriali che li uniscano al di sopra delle aziende e delle categorie. Questo è il primo passo per la rinascita di un vero e forte SINDACATO DI CLASSE, cioè di quella organizzazione indispensabile per condurre lotte generali della classe lavoratrice.


Operai, lavoratori, compagni !

Questa crisi non è un fenomeno passeggero e contingente: è la crisi storica e generale del capitalismo. Questo significa che essa continuerà e in modo sempre più grave. Il capitalismo non ha soluzioni sul piano della politica economica. La crisi precedente, analoga a questa, quella del 1929, insegna a chi non vuole tapparsi gli occhi: la strada che ha il capitalismo per restare in piedi è la guerra. Solo la Seconda Guerra Mondiale permise al capitalismo il “ritorno alla crescita”, che non è altro che la “crescita del Capitale”.

È il capitalismo stesso la causa della crisi. Non può esistere un capitalismo senza crisi e guerre catastrofiche. La sovrapproduzione e il calo del saggio del profitto sono le cause: il capitalismo immiserisce e affama la gran parte dell'umanità non per penuria di beni ma perché ne ha prodotti troppi!

Lo sviluppo della capacità produttiva, che dovrebbe portare benessere e riduzione dell'orario di lavoro, nel capitalismo diventa la fonte delle più disastrose barbarie. Le fasi di crescita economica sono solo il preambolo di quelle di recessione. Invocare la crescita per uscire dalla crisi è privo di senso. Il capitalismo, per tornare a crescere, deve distruggere le troppe merci prodotte, prima fra tutte la merce forza lavoro! La lotta economica fra gli Stati borghesi conduce inevitabilmente alla lotta militare: la guerra.

Per i lavoratori porsi sul piano della concorrenza capitalistica, facendosi carico dell’efficienza dell’economia nazionale, abbracciando un nazionalismo economico che è solo il preambolo di quello politico e militare, significa solo sacrificarsi per gli interessi del Capitale, della borghesia.

Alla via della guerra, a questa soluzione borghese della crisi capitalistica, la classe lavoratrice può e deve contrapporre la sua strada: la Rivoluzione contro il capitalismo.

Solo la Rivoluzione potrà fermare la guerra. Solo con la Rivoluzione i lavoratori possono prendere il potere politico e imporre le riforme dell'originale programma comunista rivoluzionario necessarie a emancipare l'umanità dal capitalismo:

– abolizione del lavoro salariato, con la conseguente estinzione del suo opposto, il Capitale, e quindi del denaro, e la distribuzione gratuita dei beni e dei servizi;
– obbligo sociale del lavoro, con la scomparsa della disoccupazione;
– drastica riduzione del lavoro a poche ore giornaliere;
– regolazione della produzione secondo i bisogni umani e non più secondo gli assurdi calcoli mercantili e aziendali;
– soppressione di interi settori di attività prettamente capitalistiche e parassitarie: da quelle legate alla contabilità monetaria e alla finanza, a quelle, ad es., pubblicitarie, con la conseguente liberazione di enormi energie per scopi realmente utili.
Lottando intransigentemente a difesa delle proprie condizioni di vita senza farsi carico delle sorti dell'economia nazionale, che altro non è che l'economia capitalistica, per i lavoratori significa porsi già oggi sulla strada che li condurrà alla costruzione della società senza Capitale e le sue leggi economiche disumane e antistoriche.
A questo scopo la lotta sindacale, il Sindacato di Classe, sono necessari ma non sono sufficienti. Il proletariato ha bisogno del SUO Partito.

Il Partito Comunista Internazionale è il solo che ha difeso e saputo mantenere l'originale programma comunista rivoluzionario contro l'ultima e peggiore delle sconfitte rivoluzionarie: quella culminata con lo stalinismo e la menzogna del falso socialismo russo, cinese, ecc. È il solo che da quella sconfitta ha potuto trarre le lezioni necessarie alla riscossa proletaria futura e che possa condurre vittoriosamente i lavoratori al superamento rivoluzionario del capitalismo.

Partito Comunista Internazionale

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