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Gugliotta

Si apre una finestra sui metodi della polizia italiana

(14 Maggio 2010) Enzo Apicella
I TG trasmettono l'intervista a Stefano Gugliotta, che porta i segni del pestaggio immotivato da parte della polizia

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I bastoni della Cancellieri

Liberi tutti, liberi subito!

(6 Dicembre 2012)

Nuovi orizzonti nella repressione delle lotte:
divieto di manifestazione, arresti differiti e polizia speciale

bastocancel

mercoledì 05 dicembre 2012

Dopo la giornata del 14 novembre, che ha visto un primo tentativo di costituire un fronte unito europeo contro le politiche della Troika, la repressione del governo Monti non si è fatta attendere. Il ministro Cancellieri ha già annunciato l’introduzione di nuove misure repressive che possano controllare e gestire una situazione conflittuale che, da qui a pochi mesi, potrebbe essere realmente ingestibile. I modelli di riferimento di questa nuova orchestrazione poliziesca saranno quelli già ampiamente sperimentati dalla polizia in Grecia per tentare di arginare le imponenti mobilitazioni che si susseguono senza sosta, e negli stadi, che sono i “laboratori della repressione” per eccellenza (la “palestra” in cui si allenano le bande armate del capitale).


Contro la libertà di manifestazione

Riprendiamo un articolo tecnicamente interessante, dell’Osservatorio sulla repressione. “Il ministro degli Interni Cancellieri ha annunciato di voler estendere i daspo, cioè i divieti di accedere alle manifestazioni sportive, anche alle “manifestazioni pubbliche” e l’arresto in differita cioè quella norma che consente l'arresto non solo in fragranza di reato, ma anche il giorno dopo, fino a 48 ore dagli scontri, sulla base delle immagini registrate…I daspo verrebbero applicati a chiunque avesse precedenti e denunce in corso, in sostanza interverrebbero prima del giudizio finale manifestandosi come una sanzione amministrativa anticipata prima ancora che la colpevolezza venisse penalmente accertata”. Segni inequivocabili di una pericolosa involuzione autoritaria, che mette al bando i già ridotti spazi di democrazia reale e partecipazione dal basso. Un approccio che si inquadra nella logica di “controllo del territorio e delle persone” che è stata perseguita negli scorsi anni (da Genova 2001 in poi) e che ha trovato una precisa configurazione nelle “zone rosse”: spazi privatizzati dai poteri forti e dai loro segugi politici e istituzionali, che tendono ad escludere l’opposizione sociale e a militarizzare il confine di classe. Un’espressione adeguata della divisione in classi della società.



Squadre speciali contro lavoratori e studenti in lotta

Un’altra misura che potrebbe passare è la costruzione di “presidi mobili di pronto intervento” per assaltare i cortei e le manifestazioni con gli stessi metodi propri della guerriglia urbana, ma in chiave repressiva. Sempre dall’Osservatorio sulla repressione leggiamo: “piccole pattuglie mobili, coordinate dall’alto e da osservatori in abiti civili, che non seguono più il corteo o presidiano staticamente obiettivi sensibili e sbarrano strade, ma si muovono nel territorio circostante il tragitto della manifestazione a caccia dei gruppi considerati l’obiettivo da neutralizzare. In Grecia i Mat, gruppi speciali antisommossa, applicano una forma di contro guerriglia urbana a bassa intensità che consente di sorprendere gli avversari con degli agguati e dei raid improvvisi. Avanzano in fila indiana per poi scattare all’improvviso, spuntano dal nulla per agguantare i manifestanti isolati o aggredire i gruppetti confusi e sparpagliati. Si nascondono dietro gli angoli, accovacciati tra le vetture in sosta e gli arredi urbani. Anche la loro dotazione personale è speciale, tuta robocop, casco e maschera antigas, manganello agganciato dietro la schiena, decine di granate “incapacitanti”, cioè accecanti e assordanti, spray urticanti compreso i “capsulum”, potenti lancia-polvere di peperoncino che bruciano i polmoni. Addestrati all’arresto mirato sono in grado di infilarsi con azioni lampo all’interno del corteo per agguantare uno o due manifestanti e trascinarli via. Una tecnica già in uso nella polizia francese fin dalla metà degli anni 90. Questi nuclei alla fine dei cortei penetravano i gruppi di manifestanti che si attardavano negli scontri con pattuglie di 5-6 uomini. Due diretti sull’obbiettivo e gli altri intorno a protezione che si facevano strada a colpi di arti marziali”(1).



Arriva la gendarmeria

Ma l’elemento più inquietante è un altro, e si chiama Eurogendfor. Si tratta di una polizia paramilitare europea, indipendente dai singoli stati, nata ufficialmente il 18 ottobre 2007 con il Trattato di Velsen, poco o per nulla conosciuta dai più. “Eurogendfor può contare su una forza di 800 "gendarmi" che possono essere mobilitati in 30 giorni, più una riserva di altri 1.500; il tutto gestito da due organi centrali, uno politico e uno tecnico. Il primo è il comitato interdipartimentale di alto livello, chiamato CIMIN, acronimo di Comité InterMInistériel de haut Niveau, composto dai rappresentanti dei ministeri degli Esteri e della Difesa aderenti al trattato. L’altro è il Quartier generale permanente (PHQ), composto da 16 ufficiali e 14 sottufficiali (di cui rispettivamente 6 e 5 italiani). I sei incarichi principali (comandante, vicecomandante, capo di stato maggiore e sottocapi per operazioni, pianificazione e logistica) sono ripartiti a rotazione biennale tra le varie nazionalità, secondo gli usuali criteri per la composizione delle forze multinazionali. Non si tratta quindi di un vero corpo armato europeo, un inizio di esercito unico europeo, nel qual caso si collocherebbe alle dipendenze di Commissione e Parlamento Europeo, ma di un semplice corpo armato sovra-nazionale che, in quanto tale, gode di piena autonomia. Non risponde delle proprie azioni a nessun Parlamento nazionale, né al parlamento europeo”(2). La sede del Quartier generale è nella base militare Chinotto di Vicenza. Ma se si va a dare un’occhiata al Trattato fondativo di Eurogendfor, le cose appaiono ancora più minacciose. “L’articolo 21 del trattato di Velsen prevede infatti l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor. L'articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate. L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio”(2). Riguardo ai compiti che il Trattato assegna alla gendarmeria, si va dal mantenimento dell’ordine pubblico a operazioni di intelligence e controllo delle frontiere. Tutti compiti che saranno eseguiti avendo carta bianca e mani libere.




Liberare subito i ragazzi arrestati! Autodifesa dagli attacchi della polizia!

Davanti al “tallone di ferro” del governo Monti, che vuole schiacciare le decine di migliaia di studenti e lavoratori che hanno riempito le piazze il 14 novembre, l’appello dei Giovani di Alternativa Comunista è quello della mobilitazione per la liberazione immediata dei ragazzi arrestati, è necessario tornare in piazza e alzare ancora di più il livello di scontro e rompere definitivamente con la legalità istituzionale, dobbiamo riprenderci le scuole (centinaia le scuole occupate mentre scriviamo queste righe), riprenderci le fabbriche, riprenderci la società, per poter riprenderci il futuro. Ma per far questo dobbiamo innanzitutto difenderci dagli attacchi degli apparati repressivi, attacchi che saranno sempre più duri e spietati mano a mano che il conflitto sociale si svilupperà. Dobbiamo rispondere colpo su colpo ai bastoni della Cancellieri, mostrare quali sono realmente le potenzialità conflittuali che possiamo mettere in campo, appendere ad un chiodo la bandiera della pace (per chi l’abbia mai venerata, e non è il caso di chi scrive) e disseppellire l’ascia di guerra. Se non prendiamo coscienza di questo passaggio, che implica una conseguente organizzazione centralista e disciplinata, qualsiasi sforzo noi faremo si schianterà sul carrarmato della repressione e ogni speranza di cambiamento sarà sistematicamente frustrata.




Note

1) http://www.osservatoriorepressione.org/

2) http://camelotitalia.blogspot.it/2012/08/eurogendfor-la-polizia-europea-con.html

Adriano Lotito - Partito di Alternativa Comunista

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