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La Fiom e la Fiat

La Fiom e la Fiat

(29 Dicembre 2010) Enzo Apicella
La Cgil attacca la Fiom per essersi opposta al ricatto di Marchionne

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(7 Dicembre 2012)

CONTRO L'ACCORDO SEPARATO CI VUOLE UNA DURA RISPOSTA DI LOTTA

giovedì 06 dicembre 2012

Il gruppo dirigente della Fiom ha imboccato una strada che porta alla deriva. Il Comitato Centrale Fiom del 5-6 settembre scorsi ha varato a maggioranza un documento in cui si sostiene che, per risolvere la sempre più aspra crisi economica in cui versa il Paese, è necessario spegnere o smorzare il conflitto in atto e tornare invece al tavolo della trattativa con i padroni, quindi fare accordi unitari e presentare una piattaforma comune per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici. La direzione della Fiom ha deciso di tendere quindi la mano a quelle stesse organizzazioni, Cisl e Uil, che ora hanno siglato un "patto per la produttività" che segna la morte definitiva del contratto collettivo nazionale di lavoro e che inasprisce ulteriormente le condizioni di lavoro dei metalmeccanici; che hanno fatto di tutto per far fuori la Fiom, compreso firmare accordi improponibili e contratti da schiavitù come nel caso della Fiat. Ma la direzione della Fiom, almeno fino ad oggi, tende la mano anche a quella stessa Federmeccanica che solo due mesi fa non aveva nemmeno preso in considerazione la Fiom, non convocandola alla prima sessione di trattative per il rinnovo del contratto di categoria e che ieri in mattinata ha firmato con le sempre prone Cisl e Uil l'accordo separato per il 2013-2015 che apre all'estensione del modello Marchionne a tutta l'industria metalmeccanica.

E' chiaro lo scopo della direzione della Fiom è quello di tornare al tavolo delle trattative coi padroni e il loro governo: lo fa rivendicando gli accordi interconfederali del 28 giugno (sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil con Confindustria, accordi che hanno aperto la strada all'attuale cancellazione della contrattazione nazionale) e rinnegando la propria piattaforma contrattuale, votata peraltro dalla maggioranza dei lavoratori. La Fiom si trova così ora a pagare il conto della politica del suo gruppo dirigente degli ultimi anni: una politica in cui mentre si presentavano i metalmeccanici come la frangia più critica e combattiva all'interno della Cgil, nei fatti però non ci si discostava troppo dalle linee guida della Cgil e si rinunciava a mettere in campo serie azioni di lotta, convocando scioperi in ritardo e di facciata, manifestazioni frammentate o insufficienti, rinviando ad oggi lo sciopero del 16 novembre, anziché estendere a otto ore quello di quattro ore indetto dalla Cgil in occasione dello sciopero generale europeo del 14 novembre, cosa che ne avrebbe rafforzato enormemente l'impatto. Una politica che nel concreto si è tramutata in sconfitte colossali quali l'estromissione della Fiom dalla Fiat e nell'ulteriore scacco dell'accordo separato di ieri, al quale tanto per cambiare Landini risponde niente di meno che con una denuncia in tribunale.

La nuova ulteriore svolta a destra è chiaramente il prodotto delle elezioni del 2013 che si avvicinano. E' infatti altamente probabile che le forze politiche di riferimento del gruppo dirigente Fiom (l'Idv ma soprattutto la Sel di Vendola e lo stesso Pd, che non a caso era presente alla manifestazione di Pomigliano organizzata da Landini il 14 novembre) si ritrovino al governo l'anno prossimo, insieme al Pd e alle stesse forze sociali, industriali e banchieri, che oggi sostengono Monti. Il ruolo che in quel progetto sarà assegnato alla Cgil ma anche alla Fiom sarà di salvaguardare l'attacco padronale gestito dal centrosinistra dalle lotte operaie (così come già fecero con i due governi Prodi). Ecco allora che la svolta a destra si combina con un giro di vite interno alla Fiom.

E' urgente costruire nella Fiom un'area sindacale, organizzata democraticamente, che si opponga alla deriva a destra dell'attuale gruppo dirigente. Dopo la scelta sbagliata, da noi criticata fin dall'inizio, di sciogliere la Rete 28 aprile per confluire insieme a tutta la Fiom nell'area congressuale "La Cgil che vogliamo", annacquando la critica agli apparati burocratici, ora la Rete 28 aprile (area di opposizione interna) è stata ricostruita e rilancia una piattaforma di lotta: ci batteremo perché, questa volta, alle parole seguano i fatti e gli interessi di apparato di alcuni dirigenti della Rete (che godono di piccoli o grandi privilegi nell'apparato: posti di funzionario, distacchi, ecc.) passino in secondo piano rispetto all'esigenza di costruire una vera opposizione all'interno della Cgil e della stessa Fiom, un’opposizione che ha per primo compito quello di richiamare l'esigenza di unire le lotte e di svilupparle contro l'attuale governo e contro il prossimo governo borghese che (di centrodestra o di centrosinistra, sia guidato da Bersani, da Vendola o da altri) ne raccoglierà l'eredità.



No al patto per la produttività, e all'accordo separato, sì all'unità di lotta contro padroni e governo!

Per lo sciopero generale prolungato fino a cacciare il governo dei banchieri!

Per l'esproprio senza indennizzo e sotto controllo operaio delle industrie in crisi o che licenziano!

Partito di Alternativa Comunista

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