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Ricordando Stefano Chiarini

Ricordando Stefano Chiarini

(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
E' morto Stefano Chiarini, un giornalista, un compagno,un amico dei popoli in lotta

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    (Memoria e progetto)

    In morte di una comunista

    Ricordo di Nicoletta Delfino

    (3 Gennaio 2013)

    Anteprima della rivista “nuova unità”

    nicolettadelf

    Nicoletta se n’è andata, a 59 anni, lo scorso 29 novembre. Vittima, tra le altre cose, della mercificazione ormai galoppante della sanità. Curata con cortisone e antibiotici per quella che sembrava un’infezione intestinale dopo un viaggio in Palestina, mentre il tumore che l’avrebbe uccisa in tre mesi la divorava velocemente, indisturbato.
    La Palestina, il suo grande – ma non unico – amore; non ha fatto in tempo neppure a vederla riconosciuta “Stato osservatore” all’ONU. La Palestina dove lei, quest’estate, era andata a portare non solo medicinali ma se stessa perché la solidarietà per lei era una cosa concreta, fatta di carne e ossa. Così come – per tutta la durata della battaglia – era al binario 21 della Stazione Centrale, dove erano saliti i lavoratori licenziati dei “treni della notte” soppressi da Trenitalia. Ed era anche, già molto malata, alla manifestazione per tenutasi a Milano il 27 ottobre – anniversario della morte di Giovanni Ardizzone - in solidarietà con Cuba.
    Già … in molti possono rivendicarla. L’ANPI di Niguarda, quartiere popolare di Milano, dove tutti la conoscevano e dove conosceva tutti; il Comitato Palestina dov’era attivissima; il nostro Comitato. Dove c’era una lotta, lei c’era. Tempo “rubato” alla famiglia, tra un lavoro precario e l’altro, per lei ex operaia della FIAT di Torino, in prima fila nelle lotte, espulsa negli anni ’80 dalla fabbrica e trasferitasi a Milano.
    E infatti in tanti l’hanno rivendicata al suo funerale: c’era uno spaccato di questo quartiere ancora profondamente proletario. Le mamme delle scuole dove lei guidava il pulmino per i bambini, ora soppresso per i tagli alla scuola pubblica. L’assistente sociale a cui segnalava gli anziani in difficoltà. Gli amici di suo figlio, che hanno sparso petali di tutti i colori oltre alle loro lacrime. L’ex compagna di lavoro, una dei 61 licenziati “storici” della FIAT, venuta da Torino per l’ultimo saluto. I compagni rivoluzionari con cui, negli anni, ha condiviso tante battaglie.
    Tutti insieme a ricordare il suo calore, il suo impegno, la sua umanità, al canto sommesso dell’Internazionale, registrato sul telefonino di una compagna del Comitato Palestina.
    Ma, direte voi, succede tutti i giorni che un compagno se ne vada. Perché scriverne su questo giornale? Perché a volte un fatto, pur nella sua “normalità”, ci colpisce non solo personalmente ma ci fa riflettere su temi che vanno al di là del nostro dolore.
    Nicoletta era una che parlava poco ma faceva molto.
    Comunista senza partito, come molti di noi, aveva deciso che l’impegno e l’esempio – in questa mancanza – erano importanti.
    A volte - presi dall’ansia dell’analisi, della teoria, del progetto - dimentichiamo che è l’esempio ciò che può concretizzare tutto questo. Non è la dimostrazione della superiorità dell’economia di “piano” rispetto al caos cieco e criminale del capitalismo che può muovere gli sfruttati e gli oppressi, ma l’esempio concreto del calore umano e della sete di giustizia, la disponibilità a combattere le battaglie per gli altri, che sono anche le nostre, il credere in un mondo migliore – che noi chiamiamo socialismo – concretizzato nella disponibilità a lottare in prima fila, a farsi coinvolgere e a dare tutto di se stessi in questa battaglia.
    Nella lettera scritta ai figli, prima di partire per il Congo, Ernesto Che Guevara diceva: “Soprattutto, siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia commessa in qualunque parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario”.
    Questo Nicoletta sentiva, e così ha compiuto quel “miracolo” che a molti di noi pare tanto difficile: saper unire persone diverse, esperienze e coscienze differenti. Il “miracolo” di cui devono essere capaci i comunisti, altrimenti comunisti non sono.
    E a noi piace pensarla - in qualche luogo in fondo all’arcobaleno - mentre fa salire sul suo pulmino i bambini palestinesi uccisi dalle bombe di Israele per portarli ad una scuola che non hanno mai avuto.
    Un abbraccio, Nicoletta, cara compagna di tante battaglie e hasta la victoria siempre!

    Daniela Trollio - Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli

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