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(30 Settembre 2010) Enzo Apicella
Terzigno: una nuova discarica nel territorio di produzione del Lacryma Christi

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    I no-inceneritore protestano al Mattino

    (6 Gennaio 2013)

    NAPOLI. I movimenti anti-inceneritore sono tornati in strada ieri a Napoli: un centinaio di manifestanti hanno presidiato una location insolita, la sede de Il Mattino. Il principale quotidiano della città, di proprietà del gruppo Caltagirone, nelle scorse settimane aveva lanciato un sondaggio on line: «Contro il pericolo di un ritorno dell'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania, meglio costruire nuovi inceneritori o continuare a esportare la spazzatura all'estero?». La domanda è arrivata a ridosso delle vacanze di Natale, con la città in sofferenza per l'aumento della produzione di spazzatura e i conferimenti negli impianti Stir di tritovagliatura a rilento. Una domanda che segue una campagna stampa in cui i grandi gruppi editoriali tornano alla carica in favore degli inceneritori, additando i viaggi di rifiuti in nave verso l'Olanda come uno spreco di denaro pubblico. Il quesito non menziona alcuna altra possibilità: o si brucia o si gettano soldi per non finire sommersi dai cumuli di sacchetti.
    Venti anni di propaganda a cui si stanno abituando anche i cittadini del Lazio, minacciati da piani che prevedono discariche costruite sulle falde acquifere e termovalorizzatori. Napoli, come sempre, serve come paradigma del terrore: a febbraio l'impianto di Acerra si fermerà per manutenzione, tutto l'ultimo mese di campagna elettorale si potrebbe svolgere con la spada di Damocle delle collinette di pattume per strada. Così ieri davanti alla sede de Il Mattino c'erano i comitati di cittadini, la Rete Commons, il Movimento5Stelle, i Medici per l'ambiente a ricordare alla redazione che il gruppo Caltagirone (editore anche del principale quotidiano romano Il Messaggero) possiede il 16% di Acea, è cioè tra i soci maggioritari di una delle multiutility che realizzano inceneritori. La redazione ha dialogato con i manifestanti ma nelle scorse settimane ha sostenuto le ragioni del piano regionale, che include la costruzione del termovalorizzatore a Napoli est, che il comune non vuole.
    «Per quanto riguarda la gara - scrive in una nota l'assessore regionale, Giovanni Romano - la procedura è tuttora in corso e la localizzazione dell'impianto, prevista in base ad un accordo interistituzionale e dalla legge, può essere messa in discussione solo da un atto analogo a quello che servì a individuare il sito e cioè un documento condiviso da presidente del Consiglio ministri, presidente della regione e amministrazione comunale che deve superare l'attuale localizzazione individuandone un'altra». Messaggio chiaro inviato al sindaco, Luigi de Magistris, che dovrebbe contrattare l'annullamento della gara con la costruzione di un impianto per il trattamento della frazione umida con il ministro Clini, assertore convinto dell'incenerimento, lo stesso ministro che aveva promesso fondi per la differenziata mai arrivati. Sindaco che ha firmato il predissesto per accedere ai fondi stanziati dalla legge "salva comuni", fondamentali per evitare il crack.
    «Abbiamo perso un anno - spiega Ivo Poggiani, consigliere municipale e membro della Rete Commons -. Si potevano realizzare impianti di compostaggio, porre le basi per un ciclo alternativo e non arrivare di nuovo con l'acqua alla gola alla vigilia delle elezioni, con i principali quotidiani locali a supportare le tesi del governatore Caldoro e del ministro».
    I grillini puntano il dito contro i finanziamenti statali Cip 6 e i pericoli per la salute: «Si vuole ricordare al Mattino che tale metodologia di smaltimento è antiquata e fortemente inquinante, perché emette nell'aria nanoparticelle che nessun filtro può catturare e produce ceneri tossiche che vanno comunque smaltite in discarica». Ugualmente preoccupato l'epidemiologo Antonio Marfella, presente al sit in: «La verità è che i nuovi inceneritori potrebbero servire a qualcuno per smaltire un milione di tonnellate annue di rifiuti tossici industriali attualmente prodotti ed eliminati clandestinamente e in regime di evasione fiscale nella sola Campania, attraverso quegli stessi tir che già ora impongono sul nostro territorio il sovrapprezzo di 30 euro a tonnellata per il trasporto sul territorio nazionale. Un problema, quello dei rifiuti industriali campani, di cui nessuno parla».

    ADRIANA POLLICE - IL MANIFESTO

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