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Acqua

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(18 Novembre 2009) Enzo Apicella
Il senato approva la privatizzazione dell'acqua.

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La canzone dell'acqua

(10 Gennaio 2013)

Furtiva come un piccolo topo / Un piccolo topo d’Aubervilliers / Come la miseria che corre per le vie
Le viuzze d’Aubervilliers / L’acqua corrente scorre sul selciato / Sul selciato d’Aubervilliers
Scorre veloce / Perché non ha fretta / Si direbbe che voglia sfuggire / Sfuggire a Aubervilliers
Per andarsene nei campi / Nei prati e nelle foreste / E narrare ai suoi compagni
I fiumi i boschi e i prati / I semplici sogni degli operai / Degli operai d’Aubervilliers

Jacques Prévert, Canzone dell’acqua. 1951

Il comunicato che ho scelto di pubblicare qui sotto, è datato 10 dicembre 2012.
Tratta del tema sempre tristemente attuale dell’Acqua pubblica, argomento attorno al quale si è consumato negli anni passati un dibattito vivo e fecondo di uno dei pochi risultati tangibili incassato dai movimenti per la difesa dei servizi pubblici e per il diritto all’ambiente: l’esito dei Referendum.
Il tema, è affrontato da un angolo visuale particolare-il “viaggio” cui il prezioso alimento è costretto dalle sorgenti del basso Lazio alla Campania, città di Napoli compresa, alle Isole Ponziane, e..ritorno- inquadrabile nella vexata qaestio della “insostenibilità dei costi e degli sprechi nei servizi pubblici”, bandiera di ogni sostenitore benpensante del “Privato è bello”.
I dati reali ci parlano di una Regione ricchissima di risorse idriche, spesso originate da sorgenti assai copiose ai piedi di rilievi calcarei, con il prezioso liquido che vede la luce dopo aver compiuto molti chilometri di cavità carsiche: carsismo antico, profondo, che filtra e depura queste acque, restituendole ai fortunati abitanti del Lazio sotto forma di un prodotto di altissima qualità.
A fronte di questa situazione particolarmente felice, la nostra Regione detiene una sorta di primato negli sprechi e nella dispersione (vedi dati ISPRA), in un quadro nazionale pur non virtuoso.
Problemi come quello descritto nell’articolo, d’altronde, dimostrano come scelte politiche ed amministrative sciagurate, portino il costo delle acque in bolletta a lievitare, persino per gli abitanti di quei Comuni, che praticamente su alcune delle acque di sorgente più pure d’Italia ci galleggiano sopra.
Mentre, per i Comuni di quella parte del Lazio, le cui fonti di approvvigionamento idrico sono considerate Inidonee –segnatamente per il problema dell’inquinamento da Arsenico- il 2013 si apre con il termine della possibilità di utilizzare acque “in deroga”, e con lo spettro della chiusura -in senso letterale-dei rubinetti, e delle code alle autobotti per poter bere, lavarsi, cucinare.




La beffa dell’acqua, così il Lazio ricompra quella che regala a Napoli

LATINA - Sale, scende, scavalca montagne, poi torna indietro. Sgorga da una fonte sopra Cassino, da Cassino precipita a Napoli, da Napoli finalmente arriva a Ponza e a Ventotene. Prima la regione Lazio la dà gratis alla regione Campania, dopo un lungo viaggio se la ricompra e la fa pagare ai contribuenti laziali.È il giro dell’acqua. Più va lontano e più costa. Andata e ritorno. La spostano non una ma due volte: per una quarantina di chilometri in più via terra e per quasi cinquanta miglia in più via mare. Scorre nelle condotte sotterranee fra le colline davanti agli Appennini, passa dentro tubi sospesi nel vuoto, riempie le cisterne delle navi che prendono il largo dal molo Beverello, la caricano su una banchina e la scaricano su un’altra e - alla fine - ricompare praticamente vicino a dove era partita. Chilometro dopo chilometro e miglio nautico dopo miglio nautico, quella del Gari diventa salatissima. Sperperi e affari. Impegni mai rispettati, investimenti mai fatti, delibere di giunta come carta straccia e un tortuoso percorso per favorire società private e trasportatori. Sempre i soliti.
Per ricostruire questo giro dell’acqua siamo a venuti a Latina - davanti alle isole pontine - dove si rintraccia la parte finale di un inghippo che ai contribuenti laziali spreme inutilmente 7 milioni di euro l’anno e in più - come vedremo - contempla qualche altra voce nella bolletta. In origine la faccenda poteva sembrare solo uno di quei pasticci all’italiana soffocati dalla burocrazia, in realtà si sta rivelando
un vero business. Trascinare l’acqua di qua e di là a qualcuno conviene. Tutto è cominciato molto tempo fa. Quando dalle sorgenti del Gari, ai piedi di Monteccasino e della Rocca Janula, ne fuorisciva così tanta che la regione Lazio decise di regalarne un po’ alla Campania assetata. Era il 1983. “Per quella concessione abbiamo avuto un ristoro”, spiega oggi il sindaco di Cassino Giuseppe Golini Petrarcone. In dono l’acqua e in cambio il finanziamento per costruire un depuratore. Da quel momento tremila litri al secondo sono stati dirottati dal Lazio verso l’altra regione, convogliati nell’acquedotto occidentale della Campania che la spinge giù a Napoli per quasi settanta chilometri. Allora nessuno avrebbe mai immaginato che nel 2012 in molti paesi della provincia di Frosinone, dove c’è Cassino, ci sarebbe stato un razionamento idrico. Ma così è andata.
Torniamo però all’acqua del Gari. Passa da un serbatoio all’altro di Napoli e disseta la città, poi finisce al molto Beverello dove l’Eni Acqua Campania la consegna alla compagnia marittima Vetor che con le sue navi fa rotta su Ventotene e Ponza. La Vetor presenta ogni anno il conto alla regione Lazio. Sono quei 7 milioni di euro. La regione in pratica paga la sua acqua. E sempre allo stesso armatore di Anzio. “L’appalto per il trasporto l’ha vinto sempre lui”, dice Daniele Coraggio, consigliere comunale di Ventotene mentre fa i calcoli delle distanze per illustrare lo spreco: Napoli è lontana 40 miglia da Ventotene e 60 miglia da Ponza, il porto di Formia (il più vicino fra le isole e la fonte, su a Cassino) invece è solo a 26 miglia da Ponza e a 36 miglia da Ventotene. Dice ancora il consigliere Coraggio: “Basterebbe una condotta che parta da Cassino e, in neanche 30 chilometri, l’acqua arriverebbe a Formia, meno della metà del tragitto attraverso la Campania”. Qualche mese fa qualcuno ha presentato un esposto alla procura di Latina su questo commercio d’acqua, all’ultima gara per l’appalto del trasporto alle Pontine incredibilmente non si è presentato nessuno. La Vetor, comunque, continua a gestire il servizio “in regime di proroga”. E la regione Lazio paga sempre.
Ricorda Giovanni Maria De Rossi, un archeologo che fu testimone dell’inaugurazione della prima “captazione” delle acque del Gari destinate alla Campania: “Il vecchio sindaco di Ventotene Beniamino Verde, quando l’acqua fu portata sull’isola dalle navi cisterna dei privati e non più da quelle della Marina militare, mi disse: “Vedrai che quest’acqua ci costerà come se dovesse arrivare da New York”. Beniamino aveva proprio ragione”. Per la prima volta lo scandalo è stato raccontato dal quotidiano “Latina Oggi” ma il grande accusatore di tutti gli imbrogli sui predoni dell’acqua di Latina è Roberto Lessio, un imprenditore agricolo di Borgo Sabotino, ex presidente provinciale di Legambiente e autore di un appassionato e informatissimo libro, “All’ombra dell’acqua”, sui traffici idrici in Italia. Lui, che ha studiato tutti i percorsi viziosi dei tubi, svela: “Quell’acqua che parte da Cassino continua a fare i suoi tour perché a Ponza e a Ventotene non si fanno i dissalatori che Acqua Latina, la società che gestisce il servizio idrico integrato a cavallo fra le province di Latina e Frosinone, ha fin dal 2004 nel suo piano di investimento”. Dagli accordi presi con la regione Lazio (c’era ancora Storace governatore) il dissalatore di Ventotene sarebbe dovuto entrare in funzione nel giugno del 2006, quello di Ponza nel dicembre successivo. Per misteriosissime ragioni - costo per entrambi i dissalatori 9 milioni di euro - non si sono mai fatti. E vanno sempre avanti e indietro le navi cisterna dell’armatore di Anzio. Con una gabella in più per gli abitanti di Latina. Ancora Roberto Lessio: “Noi paghiamo non solo l’acqua che la regione Lazio regala e poi si ricompra dalla regione Campania, ma nelle bollette c’è anche la voce dell’investimento per i dissalatori che non ci sono”.
Questo giro dell’acqua ricorda tanto quella storia dei pomodorini che passano in questa provincia, trasportati sui camion della camorra che entrano ed escono dal mercato ortofrutticolo di Fondi. Prima vanno giù, in Sicilia. Poi vanno su, a Milano. Poi tornano qui, in provincia di Latina. Più ammaccati e più cari.
Fonte: repubblica.it

Leonardo Donghi

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