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Kurdi: ultimo saluto alle militanti e dito puntato sul governo Hollande

(16 Gennaio 2013)

fidankurd

Ieri la Parigi kurda ha pianto Sakine Cansiz, Fidan Dogan, Leyla Söylemez, le tre militanti assassinate nella sera di mercoledì scorso nell’Ufficio Informazione del Kurdistan di rue La Fayette. Mentre migliaia di attivisti e semplici cittadini partecipavano alle esequie la deputata del Bdp Gülten Kisanak così tuonava nel suo Parlamento: “Queste donne erano cittadine turche e la Turchia è, come la Francia, responsabile di quest’assassinio e delle indagini che seguiranno. Uno Stato che resta silente di fronte alla morte d’un suo cittadino non può essere considerato tale”. E ancora “Se una microspia può essere piazzata nell’ufficio del premier come possiamo dire che in Turchia lo ‘Stato profondo’ è pienamente scomparso?” Intanto sono state rese note le testimonianze di ciò che alcuni amici delle vittime hanno visto entrando a notte fonda nella sede. Racconta uno di loro: "L’ufficio era composta da due stanze e in una la luce era accesa. Ho subito visto i piedi di Sakine. Era morta con la schiena appoggiata a un mobile. Poi mi sono spostato in avanti, vedendo il viso di Rojbin (nomignolo della Dogan, ndr). Giaceva sulla schiena, il sangue le colava dalla bocca e gli occhi chiusi. Il volto sembrava congelato”.

E aggiunge: “In mezzo a loro c´era una valigia. Probabilmente sono state colpite mentre la preparavano perché molte cose erano ancora fuori dalla borsa che era su un ginocchio di Sakine. Sulla sua faccia ho visto una tumefazione vicino all´occhio. Poi la mia amica scioccata ha urlato. Quando mi sono avvicinato a lei ho visto Leyla che giaceva con la faccia sul pavimento. Ci siamo precipitati fuori: l´altro nostro amico stava parlando con un poliziotto che era sopraggiunto. Era circa l´una e venti quando siamo entrati nell´ufficio, le abbiamo viste e siamo usciti sconvolti senza sapere cosa fare”. Dalla ricostruzione s’è appreso che gli amici delle donne, preoccupati dai ripetuti squilli a vuoto dei telefoni cellulari hanno fatto in tarda notte un sopralluogo. Erano in possesso delle chiavi della sede, non di quella del portone centrale e nel suonare al citofono per introdursi nello stabile insospettivano alcuni condomini che avevano chiamato la polizia. Mentre gli assassini non hanno avuto alcun problema nel penetrare nei locali. Anche a Roma c’è stato un seguito all’iniziativa pubblica tenuta dalla comunità kurda davanti all’ambasciata francese sabato scorso. Sempre in piazza Farnese ieri una delegazione dell’Uiki ha inoltrato una lettera aperta all’Ambasciatore di Francia.
Eccone alcuni passi: “… lo spietato omicidio appare connesso ai più recenti negoziati politici per la pace: da alcune settimane, questi ultimi si stavano tenendo tra rappresentanti del Governo turco, il leader del Pkk Abdullah Öcalan, in carcere in totale isolamento sull'isola-prigione di Imrali, e il Partito della Pace e della Democrazia pro-kurdo. L´attacco alle rifugiate politiche può quindi essere considerato come una provocazione e come un atto di sabotaggio nei confronti di un possibile e rinnovato processo di pace“. Invece riguardo alla vigilanza cui kurdi di Francia erano sottoposti da mesi per le disposizioni anti-terrorismo avanzate dal magistrato Thierry Fragnoli la missiva domanda all’Esecutivo Hollande: “1. Com'è potuto accadere che i criminali abbiano potuto commettere quest’assassinio a sangue freddo in pieno giorno, in una zona affollata, quando in Francia gli attivisti kurdi, comprese certamente le vittime dell'omicidio, sono sotto costante osservazione da parte della sicurezza dello Stato e da parte della polizia? 2. Non esistono registrazioni video dei responsabili? Se sì, perché il contenuto non è stato divulgato? 3. I Servizi francesi erano in possesso di informazioni riguardo a un possibile omicidio prima che l´azione avesse luogo? Se fosse così perché ciò non è stato reso pubblico e i possibili bersagli non erano stati informati?”. Il ministro Valls, che s’è affrettato a definire il crimine “inaccettabile”, è chiamato a rispondere.

16 gennaio 2013

Enrico Campofreda

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