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La piovra del nove

La piovra del nove

(19 Aprile 2010) Enzo Apicella
Per Berlusconi il romanzo "Gomorra" e lo sceneggiato "La piovra" non sono denuncia, ma pubblicità della mafia

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Buone elezioni. E buona dittatura a tutti...

(22 Gennaio 2013)

Il 24 e 25 febbraio un gruppo consistente di candidati al senato ed alla camera cercherà di farsi votare da milioni di italiani promettendo un nuovo governo ed il migliore dei mondi possibili. Così i vari salvatori dei conti bancari e del riequilibrio classista a garanzia della accumulazione capitalista si ergeranno per un momento a paladini della democrazia e della salvezza nazionale.

Un teatro dell'assurdo messo in scena dalle borghesie italiche, di cui ridere se non fossimo in una fase così tragica, grazie alla macelleria sociale fatta dai provvedimenti liberticidi ed autoritari dal governo Monti, sostenuto dai due terzi del parlamento e prima di lui dalle politiche liberiste berlusconiane ed un po' piddine che hanno ridotto alla povertà milioni di lavoratori e di pensionati, da sempre oggetto delle scelte classiste della borghesia finanziaria salita al potere nella fase liberista del capitalismo.

Ma il controllo mediatico ed il supporto che questo sta offrendo alla cricca politica è necessario per salvare almeno qualcosa della suggestione di una democrazia parlamentare che, pure rimanendo strumento del dominio della borghesia sul proletariato, si è profondamente modificata nel corso degli anni e sta avendo una svolta decisa nella costruzione delle nuove linee politiche di gestione autoritaria imposta dalla grande borghesia.

Si chiede di votare, mentre i lavoratori sono esclusi da ogni possibilità di partecipazione democratica sui luoghi di lavoro, mentre contratti farsa li escludono da ogni pratica collettiva, mentre la distruzione dello stato sociale vede coinvolti i soggetti del potere, dalla chiesa cattolica a tutte le forze parlamentari fino a certi poteri mafiosi desiderosi di investire il loro denaro, mentre sul territorio le opere di devastazione ambientale continuano ed i cittadini che vi si oppongono vengono repressi dalle forze di polizia, pensionati alla fame e lavoratori alla disperazione per la perdita del posto di lavoro e del reddito non hanno oggi nessuna possibilità di rappresentanza politica attraverso i passaggi della formalità democratica parlamentare.

Le classi subalterne in mancanza di un forte antagonismo sociale e rivoluzionario sono escluse e irrappresentabili dall'autoritarismo del capitale, che su di loro scarica i costi sociali della ristrutturazione in atto. Il rianimarsi di una destra comunista e il populismo infarcito di buoni propositi e di buoni sentimenti, che si propongono come referenti istituzionali di forme di resistenza, incapaci di uscire dalla ambiguità del seggio parlamentare e dal desiderio di rappresentare, non riescono ad offrire una opzione politica reale ma sembrano solo tristi ed inutili approcci, che non faranno altro che contribuire al proprio ruolo ormai da tempo scritto nel copione della borghesia capitalista.

Oggi più che mai è superfluo ogni approccio elettoralistico alla questione politica. Le linee tracciate a livello europeo dal potere capitalistico, dalla borghesia finanziaria, non lasciano nessuno spazio di manovra, nessun parlamento è in grado oggi di modificare le politiche classiste ed antioperaie che si sono abbattute sulle popolazione di tutto il mondo, imbonitori di destra e di presunte sinistre, attenti come sono alla conquista di ambite poltrone, non si preoccupano troppo di rappresentare una alternativa alla barbarie che avanza. Le cose che contano, il potere del denaro, il potere della chiesa cattolica, il potere mafioso sono intoccabili colonne del sistema reale su cui si sorregge il potere. La crescita da tutti invocata continua ad essere quella dei profitti e della disuguaglianza, quella dello sfruttamento e dell'impoverimento delle risorse umane, materiali e naturali di questo paese a profitto dei soliti pochi.

Nel quadro della ridefinizione dei poteri costituenti che in Europa hanno tracciato le linee di intervento e di caduta del controllo politico e sociale - e le politiche del governo Monti ne sono l'espressione più autentica per quanto riguarda l'Italia - le differenziazioni che appaiono nella distinzione tra i partiti sono solo una operazione di marketing in vista delle elezioni, della serie a ciascun elettore il suo, salvando la sostanza autoritaria ed un po' fascista del nuovo corso della accumulazione.

La vera lotta è stata e sarà rivolta contro le classi subalterne, costrette in una situazione di impossibilità di risposta collettiva, ancora alla conquista di uno spazio politico che non potrà mai arrivare dai seggi parlamentari, ma che ancora una volta nella storia deve svilupparsi dagli interessi concreti degli sfruttati.

Per riappropriarci di un punto di vista autonomo, di classe, fuori dalle compatibilità sistemiche, per riprendere attraverso la lotta di classe il diritto ad immaginare una società per noi, comunista e libertaria, resistendo ora agli attacchi del capitale ed alle sirene del formalismo democratico.

Oggi più che mai è utile ribadire la posizione autonoma e di classe dei comunisti libertari, il non cedere a chi ci vuole attori di uno spettacolo che non ci appartiene, dove l'agenda Monti, o il pareggio di bilancio in costituzione sono lì a dimostrare l'intoccabile quadro espresso dal potere reale.

Potere da minare alle fondamenta, senza scorciatoie e illusioni, costruendo percorsi di rappresentanza e di vertenzialità non istituzionali a partire dai bisogni concreti, attraverso l'unità di classe, riappropriandoci degli strumenti del sindacalismo conflittuale, difendendo i diritti, primo fra tutti quello a un lavoro degno, territorio per territorio, contro la barbarie sociale e la devastazione, rifiutandoci di pagare i costi di miseria e disperazione. Smascherando chi descrive altri lavoratori, ancora più ricattati di noi, come nostri nemici, qui o altrove, in Europa come in Cina, e chi ci descrive tutti, padroni come lavoratori, nella stessa barca, ostaggio di poteri talmente lontani da non poter essere combattuti.

La crisi non la può contrastare chi l'ha creata, e chi se ne avvantaggia: solo il protagonismo di ciascuno e di ciascuna di noi, e la capacità di riconoscere nelle singole lotte, dai quartieri alle fabbriche, dalle scuole all'antifascismo, un pezzo della società più giusta e più libera che vogliamo per tutti potrà portare alla costruzione reale dell'alternativa libertaria. E per questo non c'è tempo di elezioni che tenga.



13 gennaio 2012

Segreteria Nazionale
Federazione dei Comunisti Anarchici

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