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Scuola, sanità: quali prospettive?

(3 Febbraio 2013)

Volantino per la manifestazione nazionale del 2 febbraio a Roma

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Stato sociale. Sfogliamo i giornali ed iniziamo ad annotarci un po' di dati riguardo gli investimenti pubblici nelle seguenti voci: scuola, sanità, assistenza ai disabili, agli anziani, ai minori, trasporti, pensioni. Ne esce fuori un quadro omogeneo e coerente di come le classi dirigenti stiano portando i colpi finali al complessivo smantellamento di quello “Stato sociale” che per decenni abbiamo finanziato con la tassazione dei nostri salari. Hanno oggi un bel riempirsi la bocca di “reddito di cittadinanza” i ricconi che in tv ci chiedono un voto, questa misura sarà – se sarà... – infatti l'ultima manciata di spiccioli che getteranno nel cappello di un proletariato sempre più piegato dalla disoccupazione, dalla precarietà e dalla costante perdita di potere d'acquisto, al solo scopo di cercare di evitare che la situazione degeneri in termini di conflittualità.

Maschere. Se, in tempi di espansione economica, le classi dominanti hanno potuto permettersi di sostenere l'espansione dei servizi, di garantire un sempre accesso alla cultura ed all'assistenza, illudendo la “cittadinanza” che lo sviluppo del capitalismo avrebbe profuso a piene mani istruzione, salute, benessere e... perché no, partecipazione. Ora, nella sua attuale crisi, il Sistema getta la maschera e si svela per ciò che intimamente ed essenzialmente è: un Sistema volto a garantire lo sfruttamento della maggioranza a vantaggio di una esigua minoranza.

Costituzione. È inutile che benpensanti di sinistra provino a coprire le vergogne del capitalismo con la foglia di fico della Costituzione: le tante belle – in apparenza – parole ed intenzioni che riempiono quei 139 articoli sono lì apposte al solo scopo di dissimulare la realtà del Sistema economico e sociale che le sottende: un sistema che si nutre di sfruttamento e della nostra miseria crescente.

Un quadro. Il sistema nazionale di formazione ed istruzione sta venendo, semplicemente, ridisegnato. È italico costume che questo avvenga a botte di piccoli o grandi aggiustamenti successivi. Ciò che è importante, però, è il quadro finale al quale il disegno complessivo tende ossia un sistema formativo ridotto ad ente territoriale in balia dei privati, dispensatore di una cultura minimale, i cui i docenti siano ridotti al minimo indispensabile, in largo numero precari, scarsamente retribuiti e solidamente controllati da una rigida gerarchia interna. Un sistema di formazione che costi poco allo Stato e che “produca” in uscita una forza lavoro flessibile e ricattabile, da utilizzare o meno – a seconda dell'andamento del mercato – ma comunque a costi sostanzialmente ridotti. A grandi linee questo è il progetto, questo è un tassello della barbarie che le classi dominanti ci stanno preparando, poi ogni settore traccerà il suo di quadro, forse, diverso nella forma, ma, sicuramente, identico nella sostanza. Questo è la meta di degradazione umana alla quale ci sta conducendo la decantata “civiltà borghese”.

Chi ha aperto la strada all'attuazione di questo disegno? Nella scuola, naturalmente, il PD di Berlinguer, con la legge n° 59/97; la Moratti e la Gelmini non hanno dovuto fare altro che dare il loro apporto (riordino dei cicli e riduzione del personale) al progetto generosamente avviato dal primo governo di centro-sinistra, con il generoso appoggio della CGIL, governo che non mancò di aprire la strada “delle riforme” anche in altri settori come pensioni, precarietà ecc.

Organizzarsi. Lottare certo, con ogni mezzo, ma con la chiara coscienza che, se anche momentaneamente possiamo vincere su questo o quel punto (e sarà molto, ma molto difficile), ogni vittoria è effimera e destinata a sfumare se la società continua ad essere divisa in classi sociali. La mobilitazione è oggi vitale al fine di far maturale nei colleghi, nei genitori, negli utenti, la coscienza che il Sistema di classe nel quale viviamo è irriformabile nella sua sostanza e per questo motivo assumerà sempre più importanza e peso la lotta politica per spazzarlo via e sostituirlo con una reale alternativa: il Comunismo.

Alle avanguardie di lotta più coscienti, ai militanti più attivi, ci rapportiamo ponendo al centro la necessità di organizzarsi e lavorare per la costruzione di un solido punto di riferimento strategico, politico ed organizzativo: il partito comunista internazionalista.

Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista)

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