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(Diritti sindacali)

Grecia: assalto del governo al diritto di sciopero

(12 Febbraio 2013)


L’esecutivo ellenico vuole limitare il diritto di sciopero e intervenire sulla stessa funzione e organizzazione dei sindacati. Dura reazione dei partiti di sinistra e delle forze sindacali. Il 20 febbraio nuovo sciopero generale.

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Alle leggi antipopolari, ai tagli, ai licenziamenti imposti ai vari governi ellenici degli ultimi anni dai cosiddetti memorandum concordati con la troika i lavoratori greci hanno risposto con una sfilza impressionanti di scioperi generali, blocchi, manifestazioni, occupazioni, presidi.

Nelle ultime settimane il governo Samaras, per stroncare la protesta dei lavoratori della metropolitana di Atene e dei marittimi ha fatto ricorso alla precettazione e poi ha mandato la polizia a manganellare ed arrestare gli irriducibili. Ma non è servito a molto, visto che gli agricoltori sono arrivati al 16° giorno di proteste e che ieri anche i giornalisti dei media pubblici hanno paralizzato l’informazione convocando un ennesimo sciopero. E per il prossimo 20 febbraio Gsee, Adedy e Pame hanno già convocato un nuovo sciopero generale di 24 ore.

E così pare che ora l’esecutivo tripartito egemonizzato dal centro-destra voglia ‘riformare’ la legge che regola il diritto di sciopero, riducendo e di molto gli spazi di manovra e di agibilità per sindacati e lavoratori.

L’indiscrezione, filtrata nei giorni scorsi e riportata dal quotidiano To Vima, è stata smentita per ora dai socialisti del Pasok e dalla Sinistra Democratica, i partner di governo di Nuova Democrazia, secondo i quali non c’è nessun accordo con Samaras in questo senso. Alcuni esponenti socialisti affermano che una riforma della legge n° 1264 del 1982 potrebbe essere interpretata dalla società come una mossa punitiva contro le rivendicazioni dei lavoratori e scatenare anche più conflitti di quelli che limiterebbe.
Smentite che non hanno smorzato la reazione e la protesta dei sindacati e delle forze politiche di sinistra. Syriza ha accusato l’esecutivo di voler abolire di fatto il diritto di sciopero e di organizzazione sindacale, rispolverando le leggi antisciopero varate durante la dittatura dei Colonnelli e abolite solo grazie alle lotte dei lavoratori e dell’intero popolo greco. Il parlamentare della sinistra radicale Stratoulis ha anche denunciato il gioco delle parti all’interno del governo, con la Sinistra Democratica che su vari provvedimenti dell’esecutivo sembra smarcarsi per poi votare compattamente ogni volta insieme a ND e Pasok.

Reazione simile da parte della direzione del sindacato Gsee. "Pur continuando consistenti tagli dei salari, delle pensioni e dei servizi sociali, e nonostante l'evasione fiscale, l’aumento dei prezzi e la disoccupazione galoppante, il governo sta tentando in sostanza di vietare gli scioperi” ha affermato in una nota la direzione del maggiore sindacato del settore privato.

D’altronde se alcuni esponenti del maggiore partito di governo hanno smentito ogni intenzione di modificare la legge sul diritto di sciopero, altri, come il responsabile del lavoro dell’esecutivo Ioannis Vroutsis, hanno confermato l’esigenza di regolare meglio le mobilitazioni sindacali, per evitare abusi – riducendo ad esempio il numero e la durata dei permessi concessi ai sindacalisti – e “danni” all’economia del paese. Il Ministro del Lavoro ha anche affermato che sarebbe urgente ripristinare la possibilità per gli imprenditori di poter ricorrere alle serrate, ordinando la chiusura di un’impresa di fronte ad uno sciopero prolungato da parte dei dipendenti. Vroutsis si è anche scagliato contro il fatto che spesso a paralizzare le aziende siano “piccole minoranze sindacali” e non la maggioranza dei dipendenti, configurando secondo lui un ‘abuso del diritto di sciopero’. Proponendo quindi che uno sciopero sia legale esclusivamente se votato dalla maggioranza dei dipendenti di un'azienda attraverso un referendum interno o in assemblea.

Dichiarazioni alle quali ha risposto duramente il Partito Comunista Greco, che ha invitato “la classe operaia e gli strati popolari a ribellarsi per respingere il nuovo attacco brutale” ai propri diritti.
"Il ministro Vroutsis conferma (...) che il governo ha in programma una legge che vieta, in effetti, il diritto dei lavoratori allo sciopero, rispolverando anche leggi ignobili, compresa la famigerata legge 330 che prevede le serrate da parte dei datori di lavoro. Vorrebbe anche intervenire nella struttura e nel funzionamento dei sindacati” afferma in una nota il KKE, secondo il quale gli attacchi delle ultime settimane contro alcune mobilitazioni dei lavoratori del Pame non erano casuali ma inserite all’interno di una strategia autoritaria del governo basata sul dogma della ‘legge e ordine’.

“Come organizzare uno sciopero e come far funzionare i sindacati sono prerogative che attengono esclusivamente ai lavoratori. Compito dei sindacati è bloccare e contrastare i piani del governo, dell'UE e degli imprenditori, non farli passare" ribadisce il Partito Comunista.
Toni simili da parte del sindacato comunista Pame (“Fronte Militante di tutti i lavoratori”): "Il popolo dovrebbe essere obbediente e miserabile! E’ sulla base di questo obiettivo e dell’applicazione della dottrina della "legge e ordine" il governo sta cercando di mettere le mani sul funzionamento dei sindacati e sul diritto di sciopero. Per il governo non è sufficiente la criminalizzazione delle lotte con i centinaia scioperi dichiarati illegali dalla giustizia di classe, né la criminalizzazione delle proteste da parte dei media privati. Non gli bastano i MAT (reparti speciali della polizia, ndr) e i manganelli per reprimere le lotte popolari. Vogliono porre fine una volta per tutte alle lotte popolari, agli scioperi, ai contratti collettivi e ai diritti dei lavoratori. Vogliono costruire moderne fabbriche piene di lavoratori-schiavi. Vogliono lavoratori contenti della loro miseria, che rimangano in silenzio davanti alle ingiustizie e abbassino la testa davanti ai padroni. Non lo permetteremo!” afferma il Pame in un comunicato

Marco Santopadre- Contropiano

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