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Addio compagne

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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
Il logo della campagna di tesseramento del prc 2010 è una scarpa col tacco a spillo

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    Bertinotti sconfessato: illegittimo il simbolo della "sinistra europea"

    (24 Settembre 2004)

    BERTINOTTI NON AVEVA IL DIRITTO DI CAMBIARE IL SIMBOLO DEL PARTITO: IL COLLEGIO NAZIONALE DI GARANZIA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA ACCOGLIE IL RICORSO DEI MILITANTI AUTOCONVOCATI.

    Il Collegio Nazionale di Garanzia del PRC ha accolto il ricorso presentato da militanti del PRC contro il cambiamento del simbolo del partito con l’aggiunta della dicitura “Sinistra Europea”. La “magistratura” del partito ha preso atto dell’illegittimità del cambiamento del simbolo del partito, che viene descritto dallo Statuto del partito in un apposito articolo (il n. 65) e che, come tutte le disposizioni statutarie, può essere modificato solo dalla massima assise del partito stesso, cioè dal Congresso.

    Le conseguenze pratiche della deliberazione del Collegio Nazionale di Garanzia non sono di poco conto: il simbolo della “Sinistra Europea” è da considerarsi abusivo a tutti gli effetti e dunque non può essere usato a nessun livello. In altre parole, non dovrà più comparire nelle bandiere, nei manifesti e in tutte le pubblicazioni del Partito della Rifondazione Comunista, compresa la carta intestata di gruppi parlamentari, regionali e comunali, nonché delle federazioni locali: come dispone la deliberazione, “Il simbolo del partito è, e resta, quello, e solo quello, indicato dettagliatamente dallo Statuto del Partito”, vale a dire quello con la falce ed il martello, senza la mezzaluna con la dicitura “Sinistra Europea”.

    Sulle conseguenze politiche, il compagno Germano Monti – portavoce degli autoconvocati del PRC e primo firmatario del ricorso accolto – è netto: “Un gruppo dirigente il cui operato viene sconfessato così seccamente, dovrebbe avere il buon senso di dimettersi immediatamente, senza aspettare il prossimo Congresso. Poiché questo non avverrà, dovranno essere i compagni e le compagne di base, i militanti, a far sentire la propria voce, a riprendersi il diritto di discutere e decidere la linea del partito, invece di apprenderla dalle interviste rilasciate ai giornali. La deliberazione del Collegio di Garanzia non è un banale atto formale, ma la dimostrazione che la deriva revisionista e governista di Bertinotti e dei suoi può essere sconfitta. Non consideriamo questa vittoria come “nostra”, perché è una vittoria delle migliaia e migliaia di comunisti che non sono disposti a sacrificare la propria identità ed il proprio diritto alla democrazia interna sull’altare dell’omologazione con Fassino, Prodi e Rutelli”.

    Il portavoce degli autoconvocati del PRC, infine, lancia un appello a tutti gli iscritti e le iscritte al Partito: “Non permettiamo che il simbolo abusivo continui ad essere usato: informiamo i Collegi di Garanzia Federali della deliberazione del Collegio Nazionale e pretendiamo che tutte le realtà del partito rispettino la deliberazione del Collegio di Garanzia; se necessario, rifiutiamoci di attaccare manifesti e diffondere volantini che contengano il simbolo abusivo. E’ un buon modo per cominciare il Congresso”.


    Roma, 22.9.2004

    Autoconvocati

    In allegato, il testo del ricorso e la deliberazione del Collegio Nazionale di Garanzia del PRC.
    Info: 328-8616084


    Partito della Rifondazione Comunista
    Collegio nazionale di Garanzia

    Al compagno Germano Monti


    Caro compagno, in risposta alla richiesta presentata da te e da latri 27 compagni di varie federazioni d'Italia di intervenire contro l'utilizzo di un simbolo diverso da quello descritto nello Statuto del Partito, precisiamo: Il simbolo del Partito è, e resta, quello, e solo quello, indicato dettagliatamente dallo Statuto del Partito.
    Dunque solo il prossimo congresso nazionale ha titolo per modificarlo.
    Abbiamo provveduto ad inviare copia di tale lettera alla Segreteria del Partito, perché provveda di conseguenza.
    Fraterni saluti

    Roma 14.09.2004

    il Presidente del CNG
    Guido Cappelloni

    Fonte

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