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Verso la vittoria

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(6 Ottobre 2012) Enzo Apicella
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Chavez, il Comandante dei giusti

(6 Marzo 2013)

hugiust

Mercoledì 06 Marzo 2013 01:05

La notizia è arrivata in tarda serata, dura, secca, dolorosa come un colpo allo stomaco. Il Presidente del Venezuela, Comandante Hugo Chavez Frias, è morto. E’ l’esito di una lotta lunga due anni contro il cancro e di una battaglia senza sosta lunga una vita intera contro l’imperialismo Usa in America Latina. Stati Uniti che vengono accusati dal vicepresidente Nicolas Maduro di aver complottato contro la vita stessa di Chavez oltre che contro la stabilità politica del Paese.

Si parla di avvelenamento e da Washington, ovviamente, smentiscono sdegnati. Nelle stesse ore, intanto, Caracas ha espulso due alti funzionari della locale ambasciata statunitense per ingerenza negli affari interni del Venezuela. I prossimi giorni ci saranno maggiori elementi per capire la dimensione precisa delle accuse dei vertici della Rivoluzione bolivariana, per ora prevale l’emozione di un paese che è stato colpito direttamente al cuore.

Le decine di migliaia di persone che si riversano in strada a testimoniare l’amore per il loro leader, raccontano di un paese che si troverà da domani alle prese con un necessario riassetto della leadership in grado di far fronte all’offensiva di una destra tra le peggiori del pianeta per corruzione, servilismo e odio sociale nei confronti dei nullatenenti. Una storia che proprio Chavez ha saputo ribaltare, portando alla ribalta le ragioni del suo popolo e mettendo all’angolo, elezione dopo elezione, referendum dopo referendum, le ambizioni di una borghesia nazionale dominante verso l’interno e telecomandata dall’esterno.

Nelle due occasioni che ho avuto di parlargli, l’impressione di avere di fronte un uomo capace di superare i suoi stessi limiti pur di raggiungere gli obiettivi che si proponeva, si sommava a quella di avere di fronte un leader davvero completamente immedesimato con il suo popolo, immerso fino in fondo nel suo destino. Proprio aver incontrato tanti leader di tanti paesi mi facilitava la sensazione di avere di fronte qualcuno di assolutamente diverso.

La lotta dell’impero e dei suoi funzionari contro Chavez non ha avuto sosta, nulla è stato risparmiato per disarcionare il presidente venezuelano dal potere. Ma nemmeno con il colpo di stato del 2002, come sempre deciso e organizzato a Washington, riuscirono ad aver ragione della rivoluzione bolivariana. Chavez, deposto dai militari traditori, nel giro di poche ore venne rimesso al suo posto da una sollevazione popolare e i golpisti dovettero riparare all’estero o finirono agli arresti.

Sia il Venezuela che l’intera America Latina sono state sedotte e conquistate da un uomo che ha saputo realizzare una rivoluzione autentica, rovesciando con le due idee e i suoi atti l’ordine preesistente. Capace di comunicare come nessuno mai con il suo popolo, Chavez è stato il nemico giurato dell’oligarchia venezuelana e uno dei più accaniti sostenitori delle ragioni di un nuovo socialismo - il socialismo del terzo millennio - che tanto impulso ha dato al pensiero progressista proprio nella fase storica nella quale la sinistra cominciava a pagare, internazionalmente, il costo di una sconfitta epocale. Ma pur nell’epoca del pensiero unico, il Presidente venezuelano seppe porsi in prima fila nella rielaborazione di una teoria politica socialista, che si compone di indipendenza nazionale, giustizia sociale e solidarietà internazionalista, sul piano regionale come su quello globale.

Dedicò ogni sforzo al consolidamento delle relazioni continentali e non lesinò aiuti e sostegno ai paesi con minori possibilità. Da essi venne sempre ricambiato con la disponibilità totale a combattere le stesse battaglie, a perseguire gli stessi obiettivi, a disegnare un nuovo continente unito, libero dal giogo del Washington consensus. Il suo rapporto straordinario con Fidel Castro ha in qualche modo rappresentato, anche simbolicamente un passaggio di testimone dalla resistenza di un’isola orgogliosa e ribelle ad un intero continente oggi profondamente immerso nella sua nuova storia democratica e socialista.

Nella storia del Venezuela Chavez può ben essere definito l’erede di Simon Bolivar. Una personalità debordante, un carisma raro, una connessione di sentimenti ed emozioni con il suo popolo difficile da riscontrare con frequenza. Un amore verso gli ultimi della sua terra assolutamente ricambiato. Il Venezuela di Chavez, lungi dall’essere un paradiso in terra e pure ancora alla ricerca di una dimensione finalmente libera dalle contraddizioni violente di una società complessa, è stato infatti negli ultimi dodici anni un paese diverso; più giusto, più umano, lontano sideralmente dal covo d’ingiustizia e apartheid sociale ed etnico che decenni di dittatura militare e democrazie fantoccio, entrambe stabilite a Washington e applicate a Caracas come in ogni dove dell’America Latina, avevano caratterizzato. Tutto cambiò nel 1998, quando l’ex ufficiale dei paracadutisti strappò il suo paese al destino di republica petrolera prima nei profitti e ultima nell’equità.

Analfabetismo, morti per povertà, fame strisciante e diffusa, mancanza di case e di assistenza sanitaria per i poveri ebbero i mesi contati. La riconversione dei proventi del petrolio in investimenti di politiche sociali a favore degli ultimi in patria, mentre fuori dai confini l’intensa attività di Chavez, ispiratore dell'alleanza bolivariana delle americhe (ALBA) ha dato un enorme, fondamentale contributo alla rete straordinaria di alleanze politiche con i governi progressisti di tutta l’America Latina e che rappresenta oggi la nuova stagione democratica del continente.

Entro trenta giorni verranno convocate nuove elezioni e l'appuntamento elettorale sarà il primo passaggio politico che dirà se la rivoluzione bolivariana potrà continuare senza Chavez. Le parole di Maduro, in lacrime, in rappresentanza del governo e delle Forze Armate, al momento della comunicazione della morte di Chavez, non lasciano dubbi circa l’unità del gruppo dirigente che dovrà raccoglierne, nel modo che potrà e saprà darsi, l’eredità del chavismo: “Noi civili e militari assumiamo la tua eredità, le tue sfide, il tuo progetto; accompagnati dal nostro popolo, le nostre bandiere saranno sventolate con dignità. Grazie Comandante, mille volte grazie”.

Le forze armate del Venezuela sono state dispiegate in tutto il paese, a garantire ordine e a fornire un messaggio chiaro a tutti coloro che, dall’interno e dall’esterno del Paese, fossero accarezzati dall’idea di approfittare della situazione. Sono ore di commozione e di rimpianti, di dolore e sgomento, non di debolezza. Ore nelle quali il popolo prenderà le sue strade e suoi nemici troveranno luogo solo al riparo delle loro case. Senza essere visto, armato della la spada di Bolivar e del suo sorriso aperto, Chavez passeggia e passeggerà ancora a lungo per le strade del suo Venezuela.

Fabrizio Casari - Altrenotizie

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