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Il fumo uccide

Il fumo uccide

(18 Agosto 2012) Enzo Apicella

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(Il saccheggio del territorio)

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(14 Marzo 2013)

mataierissos

Succede in Calcidica.
É cominciata proprio dal bosco di Skouriés, in Calcidica, l'attuazione del progetto della Ellenikos Xrisos Spa, impresa di estrazione mineraria appartenente per il 95% alla multinazionale canadese Eldorado Gold e per il 5% all'industriale greco Bobola. Appurato ormai che questo tipo di "attività" sia letale per la vita, e nonostante il Consiglio di Stato cui gli abitanti di zona hanno fatto ricorso non si sia ancora espresso, stanno tagliando ettari di bosco con conseguenze irreversibili per la natura e per l'economia della regione basata su pesca, agricoltura e turismo. Il progetto che stanno promuovendo, un cratere a cielo aperto per l'estrazione dell'oro, è solo l'inizio delle attività minerarie in Calcidica e ricade nell'ambito della svendita totale delle risorse naturali e delle infrastrutture pubbliche che si sta attuando a seguito delle moratorie imposte dal governo.
Nel tempo, nei paesini della regione, e non solo, molte sono state le iniziative di conto-informazione e denuncia della devastazione a cui sarebbero andati incontro quei territori, e del saccheggio, ad opera di Stato e padroni, delle vite dei suoi abitanti.
Negli ultimi mesi con l'avanzare dei lavori è cresciuta anche la lotta, tanto che ormai il movimento di resistenza, nato alcuni anni fa, è oggi partecipato dalla schiacciante maggioranza della popolazione locale. Numerosi episodi hanno caratterizzato la vita di molti uomini e donne, di anziani, giovani e piccolissimi, tutti cresciuti all'interno di una mobilitazione che ha oltrepassato i suoi confini geografici, e forse ideologici: le manifestazioni in montagna di avvicinamento al cantiere, volutamente ignorate dai media e brutalmente represse dalla polizia; la caccia all'uomo nei boschi e i lacrimogeni tirati mirando ad altezza uomo; le costanti minacce da parte degli operai della ditta che ha l'appalto per i lavori, e dei loro mandanti, culminate con vigliacche e mirate aggressioni fisiche e l'incendio del presidio fisso dell'iniziativa contro le nocività.
Il 17 febbraio scorso, una cinquantina persone a volto coperto ha attaccato, dandogli fuoco, il cantiere di Skouriés e tutti i mezzi e le attrezzature della ditta. Per molto tempo l'arma messa in campo in questa battagia era stata principalmente la voce tuonante della gente incazzata, nonostante questo le cariche dei poliziotti, cani-da-guardia del cantiere, non hanno risparmiato nessuno. Ecco forse perché in un comunicato successivo all'azione si può leggere che "la distruzione del cantiere è stata il risultato delle pratiche di violenza di polizia e Stato", protettori dell'impresa privata e dei suoi interessi.
Dopo i fatti di domenica 17 febbraio si è aperta una spietata caccia all'uomo con l'unico scopo di abbattere il morale di tutti gli abitanti che si oppongono al progetto, che oggi dicono: "siamo al compimento di un rabbioso tentativo di intimidazione e imbavagliamento"... Il giorno dopo decine di persone sono state portate in questura, prelevate da casa, nei locali, per strada. Di qualcuno non si sono avute notizie per interminabili ore. Altri sono stati trattenuti con l'accusa di essere i mandanti morali dell'azione. La prova incontestabile è che fossero stati sempre presenti a tutte le manifestazioni. Le segnalazioni provengono dalla ditta stessa, anche se tutti quelli che hanno agito erano a volto coperto. Infine a tutti i fermati, senza nessuna accusa formale, sono state prese le impronte digitali e prelevato materiale organico per la prova del DNA.
Le indagini non hanno portato ad alcun risultato e allora all'alba del 7 Marzo le forze dell'"ordine" hanno messo in atto la rappresaglia: la mattina si sono presentate a casa di 5 persone a Ierissòs - una piccola cittadina di 3.000 abitanti dove tutti, ma proprio tutti, sono contro le miniere-, le hanno prelevate e condotte al commissariato per interrogarle sui "fatti del 17 febbraio". Verso le 11, con la scusa di dover svolgere le perquisizioni delle case dei 5, le forze del disordine sono tornate sul luogo: non solo polizia politica, ma diversi plotoni di celere e squadre antiterrorismo armate di tutto punto hanno fatto irruzione nel paese nel tentativo di occuparlo militarmente. Ai vecchi del paese l'operazione ha ricordato i tedeschi nel 1941 ed anche solo guardando i video e le foto ci si rende conto della dinamica davvero inquietante. La gente allertata si è subito radunata all'ingresso del paesino dove è stata incendiata una barricata di copertoni per impedire agli sbirri di entrare. Quindi, si è scatenata la guerra chimica e passando a suon di lacrimogeni è stato instaurato uno stato di assedio e di terrore: sono entrati nelle case sfondando alcune porte, hanno fatto le perquisizioni sotto gli occhi dei bambini, sul loro passaggio hanno completamente gasato un liceo durante le ore di lezione, mandando diverse persone all'ospedale. All'interno era presente anche la ragazza di 15 anni contattata alcuni giorni prima per testimoniare relativamenti all'attacco del cantiere. L'episodio aveva già scatenato l'indignazione di tutti, e questo tentativo maldestro di spingere una minorenne alla delazione, o di coinvogerla nell'accaduto aveva portato ad una occupazione di protesta dell'istituto da lei frequentato da parte di insegnanti e studenti.
Durante lo scatenarsi della repressione, gli abitanti di Ierissòs non hanno ceduto rimanendo in strada fino a tarda sera e dimostrando, per quanto possibile, la loro comprovata ostilità alle autorità sul piede di guerra.
Al termine dell'operazione repressiva si sono portati via una decina di fucili da caccia, dei petardi e delle radiotrasmittenti. A causa della mancaza di regolare licenza per le armi, le quattro persone a cui sono state sequestrate sono state tratte in arresto. Al processo per direttissima, fissato per l'8 marzo, si sono presentate centinaia di persone che scandivano slogan contro la polizia e contro le miniere. Rilasciati i 4 arrestati, il processo è stato rinviato al 20 Marzo.
Il giorno seguente, 9 marzo, con uno dei cortei più partecipati che si siano mai svolti a Salonicco (si stimano 20.000 persone in strada), la Grecia del Nord ha mandato un messaggio chiaro: "non permetteremo a nessuno di decidere delle nostre vite e del nostro fururo: no alla devastazione della nostra terra, no alle miniere d'oro, no allo stato di repressione".

Ancora una volta LA PASSIONE PER LA LIBERTA' E' PIU' FORTE DI OGNI AUTORITA'



link di un video dalla Calcidica:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=5ETef2E9SlY

Alcune solidali da un'altra sponda del Mediterraneo

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