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Paradiso perduto

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Cosa c'è dietro
le dimissioni di Benedetto XVI

(17 Marzo 2013)

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Torneremo prossimamente sul tema del nuovo papa, l'ex amico dei generali torturatori argentini, Francesco. In questo articolo ci soffermiamo invece sulle dimissioni del predecessore, per cercare di capire cosa vi sia dietro.
Le dimissioni di Joseph Ratzinger da Pontefice della Chiesa cattolica rivestono a nostro avviso una grande importanza per dei rivoluzionari che operano in Paesi e tra masse che sono influenzate dalla religione cattolica. Strappare le masse dall’apatia e dallo stato di sottomissione passiva in cui sono relegate dalle religioni dominanti è un compito importante che dobbiamo porci. Prima però di tentare un’analisi di quanto è successo, vorremmo fare alcune considerazioni di base sulla religione cattolica in quanto fenomeno sociale.

Lo scopo delle religioni e la burocrazia della Chiesa
Ogni religione nasce per rispondere a dei bisogni dell’uomo. Solitamente la classe dominante in ogni epoca ha il controllo più o meno totale dei dogmi religiosi e, in una specie di circolo vizioso, attraverso dogmi che essa stessa proclama dà una giustificazione teologica del suo potere. Non bisogna mai dimenticare che la teologia, lungi dal parlare di dio, parla in realtà dell’uomo e di come questo deve organizzare la società, anche quando pretende di parlare di dio. Da una certa concezione di dio (o degli dei) deriva una precisa organizzazione sociale. Quando nasce una nuova religione, questa si pone solitamente in contrasto con la religione dominante e ha una certa carica progressiva: questa è anche la storia del cristianesimo, che all’inizio lancia un messaggio che potremmo considerare rivoluzionario per l’epoca. In questa fase l’insegnamento della Chiesa è ancora molto fluido e non dogmatico. L’esigenza del dogma arriva in seguito, quando con l’imperatore Costantino avviene di fatto l’istituzionalizzazione della religione cristiana come religione dell’impero romano. Un solo dio era più adatto ad un solo impero, con il suo imperatore che, in quanto designato da un dio onnipotente, diviene di fatto divino e infallibile.
Da questa stessa concezione deriva la sua ragione di esistenza anche la stessa gerarchia ecclesiastica, che è sempre più una casta “burocratica”. Nei secoli questa ha mutato i suoi dogmi nei punti che le servivano per sopravvivere alle mutate condizioni economico-sociali (si ricordi che un tempo la Chiesa appoggiava gli aristocratici contro i primi capitalisti e mercanti, per esempio considerando peccato il prestito ad interesse, dogma che è poi stato cambiato per venire incontro all’esigenza dell’investimento del capitale), ma non ha mai cambiato i dogmi che le permettevano di sussistere in quanto casta ecclesiastica. In un certo senso possiamo tracciare un parallelismo con la burocrazia sovietica: anche questa, infatti, per esistere rimaneggiava la dottrina marxista fino a renderla irriconoscibile e a contraddirla nei fatti, ma non poteva in alcun modo dichiarare che il comunismo di Marx e Lenin non fosse più alla base dello Stato sovietico. Se avessero fatto ciò, avrebbero annientato le basi stesse del loro potere sulle masse proletarie.

L'infallibilità papale
Il dogma fondamentale della Chiesa cattolica, benché sancito ufficialmente solo nel 1870, è l’infallibilità del papa. In realtà a sua volta questo dogma discende naturalmente dalla lettura che la bibbia fa da secoli del messaggio evangelico e forse la necessità di sancirlo quale dogma arriva dopo che la Chiesa perde il suo storico potere temporale. In ogni caso, in quanto il Conclave designa il Papa mediante il consiglio di Dio che opera attraverso lo Spirito santo, questo è investito del potere di Dio ed era quindi “divino” e “infallibile” già prima del dogma ufficiale. Tutta la gerarchia ecclesiastica è, in misura minore, compartecipe di queste qualità, in quanto designata tramite sacramento.
Cosa significano dunque le dimissioni di Ratzinger da un punto di vista teologico? Per sintetizzare che il Papa e Dio stesso non sono infallibili. Benedetto XVI non poteva non sapere che la sua scelta portava a questa necessaria conclusione logica. Perché dunque ha compiuto questo passo, rischiando di minare alle fondamenta la Chiesa così come oggi la conosciamo e spiazzando completamente, a nostro parere, le stesse gerarchie vaticane? Se fosse stato semplicemente un venir meno della salute e della forza fisica dell’anziano Papa, non dubitiamo nemmeno per un istante che Ratzinger avrebbe fatto valete l’interesse teologico di casta della Chiesa sui suoi interessi personali. Un po’ come aveva fatto Giovanni Paolo II, anche lui gravemente malato. Non dobbiamo dimenticare tutta la retorica della Chiesa sulla necessità che ogni uomo porti la sua croce con pazienza e sacrificio. Se Dio stesso ha designato un Cardinale come Papa, come può questo, sebbene il diritto canonico lo consenta, dimettersi lasciando così la sua croce? Questo esempio non garantisce a tutti gli uomini di lasciare la loro di croce e cambiare il loro destino? Non garantisce ai proletari e agli sfruttati il diritto a ribellarsi agli sfruttatori per creare oggi sulla Terra un mondo migliore? Se così fosse la Chiesa perderebbe la sua utilità per le classi dominanti, perderebbe la sua funzione di “oppio dei popoli”: non a caso infatti lo stesso Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica ha dichiarato che la sua rinuncia non equivale ad un abbandono della croce, ma crediamo che la verità sia sotto gli occhi di tutti, bisogna avere solo al volontà di vederla.

Banche e scandali della Chiesa
Perché Ratzinger potesse anche solo rischiare di far traballare l’intera impalcatura ecclesiastica la situazione doveva evidentemente essere diventata talmente tanto grave che egli stesso non se la sentiva più di coprire le cricche di potere del Vaticano con la sua permanenza alla guida della Chiesa. Tendiamo a escludere che egli ritenesse di non essere più in grado di contrastare questi gruppi che, a quanto è dato sapere, si scontrano nel Vaticano e che invece un nuovo Papa potesse riuscirci meglio. Questo perché comunque non è escluso che il nuovo Papa non faccia parte di uno di questi gruppi di potere, anche se forse è per evitare questa possibilità che Ratzinger ha introdotto la necessità di una “maggioranza qualificata” per eleggere il nuovo Papa. Le (pochissime) indiscrezioni che trapelano dal Vaticano parlano di scambi loschi di denaro nonché di ricatti a membri della gerarchia che hanno “rapporti mondani”, spesso omosessuali, con dei laici. Lo stesso Benedetto XVI aveva commissionato a tre cardinali una inchiesta per far luce sulle cricche presenti nei palazzi vaticani, che ha prodotto un rapporto di due tomi da 300 pagine che sarebbe alla base della decisione delle dimissioni.
Altra cosa strana è la nomina del successore di Gotti Tedeschi alla guida dello Ior. Quel posto era infatti vagante dal maggio dello scorso anno. Improvvisamente il 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio dell’“abdicazione” di Ratzinger, viene nominato presidente dell’Istituto Ernst von Freyberg. La nazionalità tedesca suggerirebbe che sia un uomo di Ratzinger. Ma perché allora designarlo solo ora, dopo le dimissioni? O Benedetto XVI ha tentato di lasciare un suo uomo di fiducia alla guida dello Ior per contrastare le cricche vaticane e per aiutare e consigliare il nuovo Papa oppure la scelta gli è stata imposta in quanto da dimissionario non ha più avuto la forza di contrastare i suoi oppositori interni. Noi optiamo per la seconda versione. Se infatti è sempre molto difficile scrutare tra le mura del Vaticano, sembra quasi certo che il capo della lobby di potere vaticana sia il Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone. Bertone ha il compito di organizzare il prossimo conclave ed ha avuto un ruolo determinante nella scelta di von Freyberg.
Di fatto, se le letture e le indiscrezioni che trapelano in questi giorni sono giuste, ne discende logicamente che Ratzinger, schiacciato dal peso di tutti gli scandali scoppiati durante il suo pontificato, preferisce ritirarsi a vita privata, anche a costo di lasciare campo libero a coloro che ha individuato come responsabili della corruzione delle alte gerarchie ecclesiastiche e di prestare il fianco a critiche teologiche molto radicali che potrebbero mettere in discussione l’esistenza stessa delle gerarchie ecclesiastiche e che verrebbero non solo da fuori la Chiesa, ma anche dai teologi cristiani cosiddetti progressisti.
Probabilmente la voce di chi trarrà le logiche conseguenze sarà però silenziata dalle gerarchie ecclesiastiche che comunque mantengono il potere necessario per sopravvivere in quanto casta privilegiata. Tutta la Chiesa e anche Ratzinger stesso si stanno muovendo per minimizzare l’accaduto, squalificando in questo modo l’importanza delle sue stesse dimissioni, spostando l’attenzione mediatica dal fatto in sé a cose assolutamente secondarie come il titolo da attribuire al “Papa emerito”. Chissà che Benedetto XVI per la sua ignavia nel denunciare i misfatti della Chiesa non finisca nell’Inferno di Dante insieme a Celestino V. E a tutti gli altri gerarchi e burocrati di tutte le risme, religiosi e non.

Matteo Bavassano - Pdac

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