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(16 Dicembre 2010) Enzo Apicella
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(Lotte operaie nella crisi)

[FINCANTIERI- SESTRI] L’ACCORDO NON DEVE PASSARE!!!

(8 Aprile 2013)

L’accordo siglato lo scorso 5 Aprile tra parti sindacali e padronali, per il cantiere di Sestri, è l’ennesimo attacco sferrato contro il movimento operaio. La riproposizione di questo accordo, dopo Castellammare (anche se non dimentichiamo il 32% dei NO), sarà esteso nel resto degli stabilimenti che, come Sestri ed Ancona, non hanno più missioni produttive nei prossimi mesi.

Dalle dichiarazioni a mezzo stampa, tutti gli attori di questo accordo si dichiarano entusiasti e si autoproclamano vincitori della sventata chiusura. Entusiastiche sono le parole espresse dall’amministratore delegato Giuseppe Bono, che dichiara: "siamo estremamente soddisfatti per l’accordo firmato oggi, che segue quello recentemente raggiunto per il sito di Castellammare di Stabia (...) Crediamo che questo accordo costituisca un fattore significativo per il recupero di competitività del comparto cantieristico e potrà rappresentare un modello per tutti gli altri stabilimenti del gruppo e per l’industria italiana in generale »[1] e se è estremamente soddisfatto il padrone, figuriamoci i suoi servi come il Nostradamus della Uilm, Antonio Apa, che, dalla sua sfera di cristallo profetizza:"l’intesa raggiunta con Fincantieri mette definitivamente in sicurezza il cantiere di Sestri Ponente"; carico d’orgoglio anche il segretario nazionale Fim-Cisl quando afferma:"è significativo il fatto che dopo Castellamare anche a Sestri un altro accordo locale abbia permesso la gestione della risoluzione delle problematiche legate ai cantieri"[3], accordi locali che soppiantano la contrattazione nazionale e favoreggiano la politica padronale caso per caso, volta proprio ad accettare i ricatti e dividere le stesse vertenze e gli stessi lavoratori.

E la FIOM? Qualcuno penserà: se la dirigenza Fincantieri mette sul tavolo esuberi per 210 unità, flessibilità sugli orari plurisettimanali (dal lunedì al sabato) che prevedono un aumento delle ore di lavoro senza alcun pagamento degli straordinari, tutto in cambio di una commessa di medie dimensioni, fra l’altro solo ipotizzata ed accostata dalle indiscrezioni all’armatore statunitense Regent, appunto solo considerate tutte queste ragioni, la FIOM avrebbe dovuto 1) rifiutare l’accordo e 2) condurre gli operai verso uno sciopero ad oltranza fino a quando non si avrebbero avuto netti miglioramenti oggettivi per tutti i lavoratori Fincantieri ed Indotto. Invece no. La burocrazia FIOM, formata da aristocrazie operaie che vivono sulle spalle dei propri iscritti, ha ceduto, dopo Castellammare, ancora una volta alle richieste dei padroni, in sintonia con gli altri sindacati gialli. Le dichiarazioni del segretario Manganaro (Fiom) discordano completamente con la realtà, egli sostiene: "questa è una vittoria dei lavoratori. Quando si temeva la chiusura del cantiere hanno tenuto duro e si sono tirati dietro l’intera città. Ora torna una nave a dare lavoro per almeno due anni"[4] . Ma da quando si definiscono “vittorie” le espulsioni dal ciclo produttivo di centinaia di lavoratori? Da quando si barattano i diritti ed i salari dei lavoratori con la sopravvivenza degli utili dei capitalisti? Da quando si accetta la forma del ricatto imposte dalle parti padronali, forse un Bono è diverso da un Marchionne? Tutte queste domande non le poniamo ai signori burocrati che da tempo hanno disabituato i lavoratori alla lotta di classe, alla radicalità delle rivendicazioni ed al potere decisionale operaio, ma a tutti quei lavoratori Fincantieri che martedì 9 Aprile si esprimeranno sull’accordo.

Nei confronti di questi ultimi, il Partito Comunista dei Lavoratori, l’unico partito della sinistra rivoluzionaria schierata incondizionatamente dalla parte dei lavoratori, propone:

-Il rifiuto dell’accordo siglato fra sindacati e dirigenza Fincantieri;

-Contro l’unione delle burocrazie sindacali si costruisca l’unione e la tutela di tutti i lavoratori Fincantieri ed Indotto;

-La ripartizione del lavoro esistente fra TUTTI i lavoratori a parità di orario e di salario attraverso “la scala mobile dell’orario di lavoro”;

-La formazione di un grande fronte unico di lotta di tutte le vertenze in crisi (Fiat, Alcoa, Ilva, Fincantieri, Ikea, ecc.) che porti alla costruzione di una grande mobilitazione generale contro le misure di tagli e sacrifici.

Solo scioperi, assemblee partecipative ed occupazioni possono marcare una linea di difesa contro l’offensiva padronale. Solo la lotta dura paga!


[1] Fonte La Repubblica
[2] Fonte Il Secolo XIX
[3] Ibid
[4] Ibid

7 aprile 2013

Partito Comunista dei Lavoratori - Sezione Napoli "Rosa Luxemburg"

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