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(9 Aprile 2013)

portugal

Lunedì 08 Aprile 2013 23:00


Il recente intervento della Corte Costituzionale del Portogallo nel processo di impoverimento forzato di ampie fasce della popolazione di questo paese, nel quadro degli aiuti finanziari elargiti da Bruxelles e dal Fondo Monetario Internazionale, ha aggiunto in questi giorni un ulteriore motivo di preoccupazione per la stabilità dell’eurozona, già attraversata dalle inquietudini per il “salvataggio” del sistema bancario di Cipro e per il continuo stallo post-elettorale in Italia.

Il massimo tribunale portoghese venerdì scorso aveva bocciato perché incostituzionali alcuni provvedimenti di austerity contenuti nell’ultimo bilancio presentato dal governo conservatore guidato dal primo ministro Pedro Passos Coelho.

In particolare, la Corte si è espressa contro il taglio delle ferie pagate, degli stipendi e delle pensioni di impiegati pubblici, ma anche la riduzione di permessi di malattia e dei sussidi di disoccupazione. Queste misure, che avrebbero ridotto fino al 7% il reddito dei lavoratori interessati, sono state giudicate illegittime e discriminatorie perché riguardano solo una parte dei lavoratori e non l’intera forza lavoro portoghese.

Lo scorso anno, la Corte Costituzionale portoghese aveva già revocato una parte del bilancio dell’attuale governo e la nuova recente bocciatura ha confermato come la classe politica portoghese intenda seguire il dettato degli ambienti finanziari internazionali senza alcun riguardo per la legalità e i processi democratici, quando ciò si rende necessario per salvare il sistema finanziario o gli interessi degli investitori.

In ogni caso, la recente sentenza ha privato l’esecutivo formato dal Partito Social Democratico e dal Partito Popolare di 1,3 miliardi di euro all’interno di un bilancio per l’anno 2013 che prevede 5 miliardi tra nuove tasse e tagli alla spesa, necessari per rispettare i termini del piano di “salvataggio” da 78 miliardi di euro inaugurato due anni fa. Se non verranno adottati nuovi provvedimenti, Lisbona si ritroverà a fine anno con un deficit di bilancio pari al 6,3% del PIL invece del 5,5% ordinato da UE e FMI, i quali potrebbero perciò congelare la prossima tranche di aiuti previsti, pari a 2 miliardi di euro.

Nella giornata di domenica è giunta la risposta alla sentenza della Corte Costituzionale del premier portoghese. Passos Coelho ha deliberatamente dipinto scenari apocalittici per il paese, affermando che, in seguito alla decisione della Corte, “non solo la vita del governo sarà più difficile, ma anche quella dei portoghesi”, mentre “diventerà problematico il successo e la ripresa del paese”.

Parlando frequentemente di “emergenza nazionale”, il capo del governo di Lisbona ha poi minacciato di compensare i tagli cassati dalla Corte Costituzionale con altre ulteriori pesanti riduzioni della spesa pubblica che riguarderanno l’educazione, la sanità e il sistema pensionistico. Questi nuovi tagli, secondo alcuni, sono da tempo nel mirino del governo, il quale avrebbe ora preso la palla al balzo per annunciarne l’inevitabile implementazione dopo la bocciatura della Corte.

La stessa Commissione Europea ha avvertito le autorità del governo di Lisbona a non deviare dalle condizioni imposte dal piano di “salvataggio”, dal momento che “qualsiasi modifica degli obiettivi del programma, o la loro rinegoziazione, neutralizzerebbe di fatto gli sforzi fatti e i risultati ottenuti dai cittadini portoghesi”.

I presunti successi della consueta ricetta somministrata al Portogallo dalla cosiddetta Troika (Banca Centrale Europea, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale), così come le conseguenze delle politiche che il premier Passos Coelho indica come unica via d’uscita alla crisi, hanno in realtà posto le basi per la devastazione sociale del paese.

A partire dall’intervento internazionale due anni fa, l’economia portoghese ha fatto segnare una contrazione del 5%, mentre la disoccupazione ufficiale è passata dal 12% a quasi il 18%, un livello, in Europa, inferiore solo a quelli di Spagna e Grecia. I tagli alla spesa hanno poi ridotto all’osso gli ammortizzatori sociali, con la metà dei disoccupati che a tutt’oggi non percepisce alcuna forma di sostegno economico.

Proprio il rispetto fin qui assoluto dei termini imposti dalla Troika, inoltre, ha depresso più del previsto l’economia portoghese, tanto che gli obiettivi di riduzione del debito per il 2012 sono stati clamorosamente mancati, costringendo i burocrati di Bruxelles a valutare la possibilità di concedere un anno in più per il risarcimento del prestito erogato.

Nonostante i durissimi sacrifici sostenuti dalla popolazione portoghese e le ripetute manifestazioni di protesta, tra cui la più recente che a inizio marzo ha portato in piazza più di un milione di persone, le misure di austerity, come ha scritto cinicamente lunedì il Wall Street Journal, “sembrano avere messo il paese sul giusto percorso per riconquistare la fiducia degli investitori e abbandonare le condizioni del piano di salvataggio entro i termini previsti (maggio 2014)”.

Questa fiducia per l’implementazione di misure che hanno gettato nella povertà centinaia di migliaia di persone e distrutto le garanzie conquistate dai lavoratori portoghesi è apparsa evidente dal ritorno di Lisbona al mercato dei bond nel mese di gennaio, quando per la prima volta da quasi due anni a questa parte sono stati collocati titoli a cinque anni pari a 2,4 miliardi di euro. Sotto il ricatto dei mercati, il piano di vendita dei bond decennali è stato invece sospeso in seguito al blocco delle misure di austerity deciso dalla Corte Costituzionale.

Con l’imprevista evoluzione della crisi in Portogallo, i media occidentali sono di nuovo tornati ad agitare lo spettro del contagio ai paesi più in difficoltà, a cominciare dalla Spagna. I vertici del Partito Popolare al potere hanno però subito cercato di prendere le distanze dalla situazione portoghese, il cui esecutivo “non avrebbe adottato le misure necessarie” prese in Spagna, cioè non avrebbe ancora portato a termine la distruzione sociale e depresso a sufficienza l’economia come ha fatto finora il governo di Madrid.

Sul fronte interno, la decisione della Corte Costituzionale portoghese ha spinto le opposizioni a chiedere le dimissioni di un governo sempre più fragile e che già mercoledì scorso era sopravvissuto ad una mozione di sfiducia presentata dal Partito Socialista.

Il leader di quest’ultimo, Antonio José Seguro, ha invocato nuove elezioni, sostenendo che “il Portogallo sta vivendo una tragedia sociale”. Le critiche dei socialisti alle politiche del governo conservatore non sono tuttavia motivate da una visione divergente in ambito economico, bensì esclusivamente da motivi tattici e di interesse politico, dal momento che l’austerity imposta dalla Troika è fortemente avversata dalla grande maggioranza della popolazione.

Il precedente governo, guidato dal socialista José Socrates, fu infatti costretto alle dimissioni nel marzo del 2011 in seguito alla sfiducia votata dal Parlamento proprio ad un pacchetto di misure di rigore destinate a tagliare ulteriormente la spesa pubblica. Questo tentativo venne fato per evitare il ricorso ad un prestito internazionale che venne però siglato di lì a poco dal nuovo esecutivo, uscito dalla netta affermazione elettorale del Partito Social Democratico di centro-destra attualmente al potere.

Michele Paris - Altrenotizie

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