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Ricordando Stefano Chiarini

Ricordando Stefano Chiarini

(6 Febbraio 2007) Enzo Apicella
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Un riformista di classe contro le larghe intese

(10 Aprile 2013)

Una figura storica del movimento operaio, per parlare alla sinistra di oggi di politica e moralità

riclomb

Rimasta come stordita dal grande terremoto politico, economico e culturale del 1989-91, la sinistra italiana (ma lo stesso potrebbe dirsi a proposito di quella europea in generale) sta tuttora stentando nel ritrovare le proprie ragioni. Chiuso traumaticamente l'esperimento sovietico e leninista, in lenta ma inesorabile bancarotta quello socialdemocratico, i partiti eredi del movimento operaio novecentesco non sono stati in grado di elaborare una terza via tra subordinazione agli interessi delle classi dominanti, irrilevanza elettorale ed afasia intellettuale.
Appare pertanto pienamente comprensibile, in questo desolante panorama in cui naviga la sinistra, l'operazione di volgere lo sguardo al passato delle propria tradizione, non per riproporre vecchi schemi, ma per ritrovarvi e valorizzare figure e correnti che, considerate minoritarie o eccentriche quando ancora era vigorosa la marea montante del Pci, possano adesso servire a modello per un possibile rilancio.
Da questo punto di vista, la sinistra socialista offre un filone ancora inesaurito cui attingere.
All'esigenza sopra rilevata risponde certamente la riscoperta dalla figura di Riccardo Lombardi, cui è dedicato il convegno (dal titolo evocativo Lombardi 2013) che oggi e domani sarà ospitato dalla Fondazione Basso a Roma. Accanto a quelle di storici contemporaneisti (per lo più appartenenti all'ultima generazione di studiosi), le voci di giuristi ed economisti, e di testimoni diretti delle battaglie politiche ed ideali condotte da Lombardi si alterneranno per i due giorni della durata del convegno.
La valenza più o meno mediatamente politica dell'iniziativa non può dunque sfuggire all'attento osservatore; tuttavia la valenza scientifica, nell'intenzione degli organizzatori, non è certamente da meno. Se infatti noto ai più era e rimane il contributo di Lombardi all'architettura del primo esperimento di centro-sinistra all'inizio degli anni Sessanta, l'ambizione della due giorni di convegno è quella di giungere, nella maniera più esaustiva possibile, alla definizione di una sorta di biografia a più voci della figura del grande dirigente socialista. A quasi trenta anni di distanza dalla sua scomparsa, vari aspetti della sua traiettoria politica nel variegato mondo dell'antifascismo e del socialismo nostrano verranno ripercorsi.
Al tentativo di individuare un filo rosso, un tratto distintivo della militanza politica di Lombardi, seguiranno diversi contributi incentrati ora sulla sua particolare e peculiare concezione dello Stato e del ruolo di questo come organo di indirizzo della pianificazione economica, in piena armonia con i principi della Costituzione, ora sui piani eversivi organizzati dai gruppi dirigenti tradizionali per arrestarne il conseguimento degli obiettivi economici e sociali (Piano Solo, 1964), ora sulla maniera di Lombardi di situarsi nel mare magnum della frastagliata cultura politica degli anni Settanta, ora sui suoi esordi politici nel cattolicesimo di sinistra e nell'azionismo e sulla sua battaglia antifascista, ora sui suoi rapporti con il Pci (e con un esponente della diaspora comunista a lui sempre vicino e recentemente scomparso, Giovanni Giolitti), ora al suo apporto, cui già si è fatto cenno, alla costruzione del centro-sinistra.
Nel corso dell'excursus convegnistico emergeranno verosimilmente, dunque, i principali temi portanti delle battaglie di cui Lombardi - e le numerose figure della sinistra politica e sindacale che lo accompagnarono, ora in perenne sintonia (viene alla mente Fernando Santi) ora in vivida dialettica (Amendola e Ingrao, i due dioscuri del Pci con entrambi i quali Lombardi spesso si intratteneva) - si rese protagonista. La stretta attualità di alcune di esse appare perfino lampante: si pensi alla sua riflessione, continua per tutta la sua traiettoria di protagonista della Repubblica, sul ruolo del credito quale strumento indispensabile di pianificazione economica e di crescita ordinata della Nazione nel suo insieme, cui faceva da corollario l'insistenza per il controllo pubblico non solo sui settori strategici della produzione (allora in primis l'energia elettrica), ma anche e soprattutto sulle banche. Ma anche la sua riflessione sulle autonomie locali, gusci vuoti quando non veri e propri carrozzoni, se non finalizzate a modulare la pianificazione economica in base alla variegata conformazione socio-economica del territorio nazionale italiano.
Il suo discorso sull'Europa come modello di mediazione non solo tra Est ed Ovest, ma anche e soprattutto tra Nord e Sud del mondo, con trent'anni di anticipo rispetto alle teorizzazioni di Willy Brandt, Olof Palme ed Enrico Berlinguer. O ancora potremmo qui richiamare i suoi continui appelli alla necessità di una fisionomia anticorporativa del sindacato, uniti alla strenua difesa della sua autonomia anche in presenza di governi cosiddetti "amici" - tutte cose, l'una e l'altra, ampiamente disattese nell'ultimo ventennio.
Ma, c'è da augurarsi, anche una grande lezione sul metodo proverrà dalle aule del convegno. Un metodo, quello lombardiano, improntato dalla strenua attitudine scientifica, dalla fuga dalla faciloneria e dai luoghi comuni, oltre che da un rigore morale che sovente stava stretto anche ai suoi più stretti e fidati collaboratori. Un metodo frutto di una concezione della politica come lotta quotidiana tra interessi contrapposti e non riconciliabili se non in una sfera progressivamente più avanzata, all'interno della quale le classi subalterne sono chiamate a conquistarsi giorno per giorno quote di democrazia vieppiù estese, a fronte del potenziale anti-democratico rappresentato dai gruppi dirigenti capitalistici. Tra questi interessi Lombardi non vide mai, infatti, possibilità di mediazione. Difficilmente, insomma, si potrebbe prendere a prestito Lombardi per un appello alla concordia tra le forze politiche: lui che, fiero avversario del compromesso storico, definiva i governi di unità nazionale dell'immediato dopoguerra "i governi del tandem", in cui alcune forze pedalavano in avanti, ed altre indietro, così da assicurare al Paese non progresso ma paralisi.

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ROMA 10-11 APRILE FONDAZIONE BASSO Riccardo Lombardi 2013

Il convegno propone un doppio esercizio: da una parte rileggere con i documenti e la memoria l'attività di Riccardo Lombardi, politica e culturale, organizzativa e di studio, nell'Italia e nell'Europa del suo tempo, dall'altra cercare di vedere con la sensibilità, il disinteresse, la preparazione scientifica, il coraggio, la capacità di giudizio politico di Lombardi i casi nostri di oggi.
10 aprile 2013 - ore 15,00
Presiede e coordina Andrea Ricciardi
Giancarlo Monina, Saluti e presentazione
Interventi di Tommaso Nencioni: «Le battaglie politiche di Riccardo Lombardi»
Augusto Cerri: «Lombardi e lo Stato»
Guglielmo Ragozzino: «Lombardi e le nazionalizzazioni»
Antonio Bevere: «Il Piano Solo contro Lombardi»
Michele Prospero: «Lombardi e la cultura politica degli anni Settanta»
11 aprile 2013 - ore 10,00
Presiede e coordina Andrea Ricciardi
Interventi di Luca Bufarale: «Lombardi sindacalista cattolico e antifascista»
Gianluca Scroccu: «Lombardi e Giolitti»
Massimiliano Morzillo: «Lombardi e il Pci»
Carmine Pinto: «Lombardi e il centro-sinistra»
11 aprile 2013 - ore 15,00 - Tavola rotonda
Presiede e coordina Paolo Franchi
Interventi di: Enzo Bartocci, Simona Colarizi,Claudio Lombardi, Nerio Nesi, Alessandro Roncaglia, Valdo Spini

Stefano Nencioni, il manifesto

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