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LiMes su Cuba disinforma. Perché?

(8 Ottobre 2004)

Gli organi di stampa italiani, all'unisono, urlano che a Cuba non c'e' liberta' di stampa. Essi stessi pero' nascondono aspetti e fatti importanti, censurano notizie e falsificano l'immagine di quel paese. Conosciamo bene, purtroppo, questa maniera di fare disinformazione, per averla pagata sulla nostra pelle come jugoslavi e come amici della Jugoslavia: il parallelo con Cuba e la solidarieta' per quel paese ci sorgono dunque spontanei.

Dov'e' allora che manca la liberta' di stampa: a Cuba o in Italia? Dopo l'esempio vergognoso de L'Unita' (vedi: http://it.groups.yahoo.com/group/aa-info/message/9073 ) la nostra carrellata prosegue con la rivista LiMes. Dal Comitato 28 giugno “Difendiamo Cuba” riceviamo e volentieri giriamo:

Undici domande su Cuba alla redazione e agli autori di Limes

L’ultimo numero di “Limes” dedicato alla realtà e alla storia di Cuba è riuscito ad essere una condanna senza appello per l’esperienza politica di Cuba. Questa caduta di stile e di qualità di una rivista che abbiamo sempre letto con interesse, ha suscitato una serie di interrogativi che vogliamo girare alla redazione di Limes, agli autori dell’ultimo numero ed ai lettori della rivista.

1) Se la situazione a Cuba prima della rivoluzione del 1959 era così “florida” come sostengono gli autori di Limes, come mai nel 1959 c’è stata una rivoluzione?

2) Come spiegano gli autori che se la situazione cubana appare così catastrofica, il suo governo non sia stato travolto dalla dissoluzione del socialismo reale tra il 1989 e il 1991 o negli anni immediatamente successivi?

3) Alcuni autori di Limes sostengono che Cuba oggi “è la più grande prigione di giornalisti del mondo”: E’ una frase a effetto di una certa perentorietà, ma su quali dati oggettivi si basa? Assai più vicino di Cuba, in Spagna per l’esattezza, oggi ci sono molti più giornalisti in carcere, sono stati chiusi dalle autorità due quotidiani e due settimanali e intere redazioni sono finite in galera (alcuni ancora vi permangono). La redazione di Limes pensa di poter o di dover rettificare l’affermazione non esatta contenuta in questo ultimo numero della rivista?

4) Se Cuba rinunciasse oggi al suo modello sociale e accettasse le regole del FMI e della WTO, quali possibilità di sviluppo sociale più avanzate potrebbe avere un paese le cui uniche risorse sono: le rimesse degli emigrati, gli introiti del turismo e i prodotti agricoli i cui prezzi sul mercato mondiale declinano sistematicamente da anni? Da un confronto onesto con la Repubblica Dominicana ed Haiti (gli altri due paesi importanti delle Grandi Antille “aperti” al mercato), potreste affermare che in questi paesi c’è uno sviluppo ed una coesione sociale superiore e migliore di quella di Cuba?

5) La partecipazione popolare alle decisioni dello Stato è il fondamento della democrazia. Se gli autori ritengono che il modello elettorale e decisionale cubano sia “non democratico”, potrebbero affermare che il modello democratico liberale sia migliore sul piano della partecipazione popolare alle decisioni? Come e con quali argomenti potreste spiegare ad un cittadino cubano o di un altro paese latinoamericano che nei paesi liberali vota solo una minoranza di cittadini?

6) Un istituto demoscopico dell’America Latina (Latinobarometro) rivela che più della metà dei latinoamericani non nutre più fiducia sul fatto che democrazia liberale e progresso sociale siano la stessa cosa (vedi Sole 24 ore del 13 settembre). Con quali argomenti replichereste a tale contraddizione che rovescia nel suo contrario le vostre affermazioni sulla “non democraticità” del modello politico cubano?

7) Se le ambasciate in Italia dei paesi dell’Unione Europea invitassero alle loro feste nazionali i leader dei movimenti che si oppongono al governo Berlusconi, quali sarebbero secondo voi le reazioni del governo italiano?

8) Se un aereo militare francese sorvolasse tutti i giorni al limite delle acque territoriali italiane trasmettendo programmi che invitano a rovesciare il governo, come reagirebbero le autorità italiane?

9) Gli autori di Limes conoscono sicuramente le differenze tra segregazione razziale, razzismo e pregiudizio razziale. Come mai in un articolo su Cuba lasciate che assumano lo stesso significato?

10) Fidel Castro è un leader politico che gode di grande autorevolezza nel suo paese, in America Latina, nel terzo mondo ed anche in alcuni paesi europei. Secondo gli autori di Limes deve farsene una colpa o i tanti che lo stimano devono ritenersi degli stupidi?

11) Come mai quando si parla della realtà di Cuba, i giornali “democratici” intervistano solo gli “oppositori” e non sentono l’esigenza di sentire anche le voci ufficiali del governo cubano o le voci ufficiose non ostili al governo, come si fa per altri paesi? In altri numeri e su altre realtà (Balcani, Medio Oriente) Limes lo ha fatto fornendo documentazione e stimoli interessanti. Non sarebbe più utile fornire ai lettori tutte le fonti e consentire al lettore di farsi una sua opinione su Cuba?

Alla luce di queste domande, la redazione di Limes sarebbe disposta a pubblicare un nuovo numero della rivista che ripristini un confronto ed una documentazione plurale e più corretta sulla realtà di Cuba? Ce ne sarebbe bisogno, per il prestigio della rivista e per l’onestà del dibattito sulla realtà internazionale di questo nuovo secolo.

In attesa di un vostro riscontro, cordiali saluti

Il Comitato 28 giugno “Difendiamo Cuba”
Informazioni e contatti: cuba28giugno@libero.it; tel. 06-5110757

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