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    Le solite storie nelle Agenzie Fiscali.

    (6 Ottobre 2004)

    Due sono gli episodi su cui riflettere in questi giorni. Nella copiosa messe di accordi sindacali siglati da circa un mese ne estrapoliamo uno molto significativo:

    E’ quello raggiunto alle Dogane sulla famosa RSP, “indennità” che serve a remunerare i lavoratori che, per gravissime carenze di organico, sono quasi costretti dall’Agenzia a trattenersi oltre il canonico orario di lavoro per far funzionare gli uffici doganali.
    Il marcio viene da poco lontano, ovvero dal 1° CCNL delle Agenzie, tanto decantato. Ebbene, mentre fino all’ultimo contratto, a proposito di orario di lavoro, veniva stabilito il “paletto” di massimo 9 ore di lavoro giornaliero, ora invece il nuovo contratto ha determinato “solo” un numero di 36 ore settimanali. Sembrerebbe un’ovvietà, purtroppo contiene la grave fregatura che a questo punto non vi è nessun ostacolo a trasbordare oltre le 9 ore giornaliere di lavoro, facendo da pass-partout, per esempio per i lavoratori delle Dogane, che potranno sforare l’orario quotidiano senza freni, nel più plateale sfruttamento da parte dell’Agenzia.
    E’ giusto quindi sbugiardare i soddisfatti millantatori sindacali che sottolineano che la RSP ora verrà finanziata dalle Dogane e non più col FUA dei lavoratori ma non scoprono il rovescio della medaglia della totale deregulation dell’orario di lavoro.

    Come nell’ottobre del 2001, a pochi giorni dall’allora elezioni RSU, apparvero belli e pronti i contratti individuali dei riqualificati oggi compaiono nell’Agenzia delle Entrate, sempre vicino alle elezioni RSU, i bandi dei passaggi di livello da B2 a B3, da C1 a C2 e da C2 a C3, finanziati coi soldi del FUA dei lavoratori.
    Sembrerebbe un successo ma se guardiamo i numeri – i posti per i “percorsi formativi” sono intorno ai 3600 ovvero il 6% di tutto il personale delle Agenzie (9% delle Entrate) - ci sembra una goccia nel mare dato che un ordinamento professionale più funzionale, la riqualificazione e il diritto alla carriera riguarda tutti i lavoratori, anche se da definire con tempistiche e urgenze diverse.

    La scelta di campo per le elezioni RSU.

    Dal 27 settembre è partita la grande kermesse elettorale che ci sembra poco coinvolga i lavoratori. Essa serve a stabilire (dal 2006…sic!!) le OO.SS. rappresentative che si dovranno spartire permessi/distacchi sindacali e quindi risorse economiche, potere e ruolo. Ormai sappiamo tutti benissimo che le RSU non hanno poteri di contrattazione e visibilità nazionale, sono molto limitate dal cappio dei sindacati “territoriali” e spesso e volentieri si limitano ad un ruolo notarile di scelte confederali fatte a livello centrale con la grande difficoltà a gestire la suddivisione, la meno sperequata possibile, del salario accessorio.
    E potremmo continuare…

    Riteniamo comunque che questa scadenza elettorale, pur con tutte le riserve che abbiamo, sia da affrontare per una battaglia generale sui diritti e anche per rimarcare lo spartiacque esistente fra due modi opposti di fare sindacato e di essere presenti negli uffici.
    Il solito che dietro al paravento della concertazione passata o presente ha portato i lavoratori nel baratro delle privatizzazioni con la dismissione del Demanio (mobilità ed esuberi a gò gò), con la stessa prossima operazione che avverrà nel Territorio con oltre 3000 lavoratori in mobilità forzata, col primo pessimo contratto delle Agenzie con, su un piatto della bilancia, “la stabilizzazione” di una parte del salario accessorio nello stipendio e sull’altro piatto aumenti economici irrisori e lontanissimi dall’inflazione, un ordinamento professionale vuoto e più frammentato, sanzioni disciplinari superautoritarie, la conferma sine die del precariato e meno diritti sindacali.

    Quale è il piatto più pesante?
    A questa partita contrattuale hanno partecipato tutte le sigle forse con accenti diversi, con qualche petizione o nota a verbale più o meno arrabbiata, ma senza esclusioni, con lo zuccherino dell’invocazione compatta del prossimo contratto integrativo che sanerà miracolosamente le storture.
    Noi come Cobas stiamo da tutt’altra parte, stiamo dalla parte dei 10 mila lavoratori che si sono espressi tramite il referendum contro il contratto firmato, stiamo dalla parte della straordinaria mobilitazione che per mesi ha “punteggiato” la quasi totalità degli uffici delle Agenzie non trovando la giusta ricompensa.
    Stiamo dalla parte di chi non ha diritti, salario e prospettive serie. Siamo contrarissimi, che in cambio di qualche centimetro di spazio per la propria organizzazione, per uno strapuntino nei tavoli centrali di trattativa, si abbassi pericolosamente la guardia sui contenuti e sulle esigenze primarie dei lavoratori finanziari.
    Non ci uniamo ai menestrelli sindacali che nei prossimi giorni invaderanno gli uffici, raccontando le solite storie, le solite favole, condite con le scontate promesse.

    Qualsiasi singolo o gruppo di lavoratori che si vuole autorganizzare troveranno nei Cobas uno strumento, una sponda, fuori dai giochi di palazzo.
    La battaglia per le RSU è sicuramente una scelta/possibilità in più.


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    COBAS Pubblico Impiego
    Finanze e Agenzie Fiscali
    aderente alla Confederazione COBAS

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