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(29 Novembre 2012) Enzo Apicella
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(28 Aprile 2013)

Come tutti gli anni, dal 1981, anche oggi ho partecipato al corteo del 25 aprile, il giorno della festa di liberazione dell’Italia dai nazi-fascisti, con la bandiera palestinese, per condividere con i compagni e gli amici cagliaritani l’emozione e i valori universali della liberazione di tutti i popoli e, soprattutto, per ricordare il sacrificio estremo dei partigiani che hanno combattuto e sconfitto i nazi-fascisti, regalando la libertà a tutti gli italiani e scrivendo una nuova costituzione italiana. Il 25 aprile per me come palestinese è sempre stata l’occasione per esprimere la mia solidarietà ai compagni sardi e ricevere gli auguri, con l’auspicio che un giorno festeggeremo insieme la liberazione della Palestina dall’occupazione israeliana. Oggi, 25 aprile 2013, ho trovato in testa al corteo la bandiere israeliana. Per me vedere la bandiera di uno stato che da decenni occupa la Palestina e reprime la sua popolazione privandola della libertà è stata una spiacevole sorpresa. È possibile? Cosa rimane del significato della liberazione? Ho chiesto spiegazioni agli organizzatori; quelle che mi sono state fornite le ho trovate poco convincenti: che non era la bandiera di Israele, ma la bandiera della Brigata ebraica, o che, in mancanza della bandiera della Brigata ebraica, hanno portato quella israeliana. Naturalmente non ho niente contro la brigata ebraica, ma bisogna ricordare che Israele non esisteva ancora e poi, come mai solo questa anno si è sentita questa esigenza? Come mai neanche una volta negli ultimi 32 anni? Non convinto da queste banali e semplicistiche giustificazioni, ho chiesto che venissero rispettati i valori della libertà e della solidarietà con i popoli oppressi che lottano per la libertà e che fosse tolto quel simbolo di occupazione e oppressione, portato in modo provocatorio da alcuni sionisti che odiano gli arabi, e i palestinesi in particolare, e negano il diritto alla libertà e all’autodeterminazione del Popolo palestinese. Per l’incuranza degli organizzatori, nonostante un grande numero di partecipanti condividesse le mie osservazioni, con tristezza e rabbia, ma non rassegnazione – tutt’altro – ho deciso di non sfilare dietro la bandiera di un stato che occupa la mia terra e massacra la mia gente. Sui numerosi siti web sionisti è possibile rinvenire un “vomito” di offese e aggressioni razziali odiose nei confronti dell’Associazione Amicizia Sardegna Palestina e dei palestinesi di Cagliari. Addirittura, qualcuno ci intima di andare via dall’Italia. Dopo che ci hanno cacciato dalla Palestina con la forza delle armi ci vogliono pure cacciare di nuovo, ma noi qui in Sardegna siamo a casa, siamo stati accolti benissimo dai sardi, siamo nella nostra seconda patria, e continueremo a lottare, insieme a tutte le persone libere e amanti della giustizia, contro la falsificazione della verità, l’arroganza e l’odio per una speranza di pace per i palestinesi e di salvezza dal sionismo per gli ebrei. Alla luce di tutto ciò mi chiedo se è un caso, quest’anno per la primissima volta, la presenza della bandiera israeliana alla manifestazione del 25 aprile, o non sia da inserire in una precisa strategia che ha qualche nesso con l’ultima visita, lo scorso febbraio, dell’ambasciatore israeliano a Cagliari e con il suo incontro con la nomenclatura sarda, tesa a screditare il lavoro di divulgazione attraverso la conoscenza e la cultura, e non la mera propaganda strumentale, promosso in questi ultimi anni dall’Associazione palestinese attraverso l’impegno di tante persone lontanissime da ogni “deriva estremista e violenta” come ha dichiarato alla stampa Mario Carboni, presidente di Chenàbura-Sardos pro Israele, con il solito tono pseudo-conciliante!

25 aprile 2013

Fawzi Ismail presidente Associazione Amicizia Sardegna-Palestina

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