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(27 Agosto 2013) Enzo Apicella
Obama ha deciso di attaccare la Siria, in ogni caso.

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Damasco: "Risponderemo a Israele"

(10 Maggio 2013)

Il regime siriano promette di reagire nel caso di nuovo attacco. Assad accoglie con favore la proposta Usa-Russia e dà l'ok all'inchiesta ONU sulle armi chimiche.

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dalla redazione

Roma, 10 maggio 2013, Nena News - "Risposta immediata" a qualsiasi attacco israeliano. Questa la promessa/minaccia lanciata dal regime di Damasco ad una settimana dai bombardamenti israeliani. Mentre il governo del presidente Bashar al-Assad plaude alla proposta del segretario di Stato Usa Kerry e del ministro degli Esteri russo Lavrov, Damasco ricorda ad Israele che non resterà in silenzio nel caso di un altro attacco.

Ieri il vice ministro degli Esteri siriano, Faisal Muqdad, ha detto alla stampa che "le istruzioni sono di rispondere immediatamente a qualsiasi nuovo attacco israeliano senza che altri ordini siano impartiti dalla leadership". Da parte sua il movimento libanese Hezbollah aggiunge che la Siria fornirà armi "ai combattenti della resistenza" contro lo Stato ebraico. Il quotidiano libanese Al Akhbar ha citato una presunta dichiarazione del presidente Assad, nella quale Damasco si dice pronta a fornire a Hezbollah qualsiasi tipo di supporto.

Sul fronte diplomatico, intanto, Assad accoglie con favore la proposta mossa da Russia e Stati Uniti: una conferenza entro la fine di maggio dalla quale lanciare una transizione politica che veda coinvolto anche il presidente siriano. La proposta era stata subito rispedita al mittente dalla Coalizione Nazionale, ovvero dalle opposizioni al regime, che non intendono sentir parlare di una possibile partecipazione di Assad al processo di pacificazione nazionale.

Gli Stati Uniti sembrano volersi muovere con cautela, lanciando velate accuse al regime per l'utilizzo di armi chimiche, ma ritrattando poco dopo per la mancanza di prove certe. Un intervento esterno non appare la soluzione migliore a nessuno degli attori impegnati nella difficile guerra civile siriana. Chuck Hagel, segretario alla Difesa, ha più volte affermato che l'unica soluzione al momento è politica e non militare.

La reazione statunitense al rapporto israeliano che accusa Mosca di voler fornire il regime di Damasco di nuovi armamenti, nello specifico di quattro batterie anti-missile S-300, è stata comunque immediata: il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha chiesto ieri alla Russia di fermare l'invio di ulteriori armamenti al presidente Assad, per evitare un'escalation peggiore del conflitto. Una richiesta che mal si accompagna alla pioggia di denaro e di strumentazioni "non letali" che Washington continua a consegnare ai gruppi armati di opposizione. Intanto, Assad continua a muoversi sul piano diplomatico: il vice ministro Muqdad ha detto che il regime è pronto ad accogliere un team delle Nazioni Unite che investighi sul presunto utilizzo di armi chimiche.

Nena News

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