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(22 Febbraio 2009) Enzo Apicella

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(Lotte operaie nella crisi)

Contro il sistema di oppressione e sfruttamento

(17 Maggio 2013)

La lotta della classe operaia non puo che essere la lotta per affermare i propri interessi generali di classe contro il sistema capitalistico di oppressione e sfruttamento

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Volantino per la manifestazione FIOM del 18 maggio a Roma

È davanti agli occhi di tutti come i costi della crisi del sistema capitalistico siano stati scaricati per intero sulla classe operaia e sul proletariato intero. Licenziamenti, precarizzazione, disoccupazione, fame, diventano la quotidianità per sempre più lavoratori.

Paura di perdere il posto di lavoro, paura di essere messi ai margini da questo sistema il cui cuore è solo la funzionalità di ogni essere umano al profitto capitalistico. Ed è proprio questa stessa logica di fondo che ha guidato l'offensiva padronale e borghese alle condizioni della classe operaia e il proletariato tutto. Le stesse ragioni che hanno portato alla crisi il sistema capitalistico oggi richiedono nuovi e più intensivi livelli di sfruttamento per proletari e operai: un girone dantesco dove al “meno peggio” non sembra esserci fine.

Limitare i danni non basta: l'esperienza concreta ha dimostrato come ogni arretramento delle posizioni politiche e di forza della classe operaia sia stato il presupposto per ulteriori indietreggiamenti e sconfitte di fronte all'offensiva padronale.

La lotta della classe operaia, del proletariato, non è una questione di diritti ma di poteri

Ciò significa innanzitutto che per sviluppare i propri interessi la lotta operaia deve rompere nella pratica il muro delle compatibilità borghesi e quel sistema sindacal-corporativo-istituzionale che è il perno che si erge a garante degli stessi interessi borghesi e che, nel corso del tempo, ha perfezionato tutti quei meccanismi atti a isolare, dividere e, dove necessario, criminalizzare le espressioni del conflitto di classe nei luoghi di lavoro e nel territorio. Un meccanismo che ha portato il proletariato di sconfitta in sconfitta e ne ha intensificato i livelli di sfruttamento e subordinazione alle necessità borghesi.

Bisogna dire con forza che d'altra parte non esistono soluzioni riformiste alla crisi borghese.

La realtà quotidiana sta li a dimostrarcelo ogni giorno: è la stessa borghesia - stretta dentro la sua crisi - che ne ha decretato la morte.

Rilanciare queste prospettive, come vorrebbe la FIOM, è una pura illusione che non fa altro che portare la classe operaia dentro un ulteriore vicolo cieco alla ricerca di nuove, impossibili, “compatibilità” con questo sistema.

Per l'autonomia di classe

Come comunisti internazionalisti affermiamo che anche solo per la difesa dei nostri interessi immediati è necessario liberarsi dalla morsa che oggi si stringe sulla classe sfruttata. Ciò presuppone una rottura politica con il sistema corporativo-istituzionale che ammorba l'aria dei nostri luoghi di lavoro, organizzarsi al grado richiesto per rappresentare e far pesare quegli interessi che oggi vengono soffocati e marginalizzati.

Ciò significa dare vita a espressioni di lotta di classe autonome dai sindacati e dalle sedicenti forze politiche di sinistra, che si pongano fuori e contro le compatibilità borghesi e padronali, quale primo e necessario passo. Ma la scelta che si impone è una scelta politica: alle lotte nei luoghi di lavoro deve intrecciarsi la lotta politica per l'affermazione di una nuova società: il Comunismo.

È ora di lottare

È ora di organizzarsi

Per l'autonomia di classe

Per il partito internazionalista della classe operaia

Partito Comunista Internazionalista - Battaglia Comunista

Fonte

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