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L'angoscia dell'anguria

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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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CRISI DEL CAPITALISMO ED ORGANIZZAZIONE DI CLASSE

(21 Maggio 2013)

Dal giornale "Alternativa di Classe", anno I, numero V

Nei passaggi critici dello sviluppo capitalistico ricompaiono, in forma aperta, livelli diversi della lotta di classe. I padroni attaccano il livello più avanzato delle lotte operaie, perchè si aspettano qui una risposta passiva, che lasci passare un maggior potere capitalistico nelle fabbriche e che fiacchi e demoralizzi la spinta di classe. Hanno bisogno di fare avanzare l'omogeneità, e quindi la possibilità di controllo di tutta la forza-lavoro, sul piano sociale.
Le vere difficoltà congiunturali sono queste!
L'eredità di troppe sconfitte e di troppi smarrimenti pesa come un macigno sulle nostre teste, ma i prossimi mesi potrebbero vedere una discreta turbolenza nel campo borghese, tale da impedire ai capitalisti di trovare stabilità. La crisi può anche far saltare il tappo delle contraddizioni.
Si apriranno insanabili conflitti sociali, sarà necessario approfondire la critica del capitalismo e dell'opportunismo, e compattarci organicamente con la ripresa delle lotte proletarie.
La sapienza pratica dei capitalisti è tutta in economia. Quando la logica del profitto e le tecniche di programmazione raggiungono il controllo sui movimenti della forza-lavoro, si accorgono che hanno bisogno della collaborazione attiva della classe operaia.
Ci sono due problemi da risolvere dal punto di vista borghese: stabilizzazione economica e blocco della spinta operaia. Vogliono partire da una nuova sconfitta operaia, per riproporre tutti i piani di lungo periodo dello sviluppo capitalistico.
Le occasioni di lotta operaia sono continue, ma il momento dell'organizzazione è ancora debole. L'importanza di lotte come, ad esempio, quelle nella logistica è notevole, perchè danno coraggio e consapevolezza a tutta la classe.
Al punto più difficile della evoluzione congiunturale capitalistica dovremmo riuscire a far corrispondere un momento forte di lotte proletarie. Le vicende del movimento operaio italiano sono, naturalmente, condizionate dalla situazione internazionale. Lo sono, cioè, da una nuova aggressività dell'imperialismo nel mondo, dal mutamento dei rapporti di forza tra le classi, dal pericolo concreto di guerre.
Il nostro internazionalismo si deve manifestare innanzitutto come opposizione all’imperialismo, ed, in ognuno dei diversi Paesi del mondo, principalmente contro l’imperialismo e/o le elites al potere, laddove si vive e si opera. Manteniamo ferma la nostra critica, senza fare alcuna concessione alle tendenze di opposizione populiste e/o genericamente pacifiste; si tratta di avviare un processo rivoluzionario su scala internazionale, badando a non ricadere nel letale errore di individuare altre “patrie del socialismo”.
La borghesia utilizza tutti gli strumenti per coprire, per mascherare la sua necessità di sfruttamento del proletariato, presentando questo stato di cose come ineluttabile, come prodotto della natura e della società, come dato immodificabile. La preoccupazione della borghesia consiste nel manipolare e falsificare tutte le istanze, per poter piegare ogni aspetto della società ai suoi interessi immediati. Quando la manipolazione non è più sufficiente, nella società divisa in classi si ricorre alla violenza. Cade la maschera e lo stato borghese si presenta per quello che è: l'organo del dominio di classe. La borghesia imperialista fa cadere il perbenismo e la mediazione tra le classi; può avere inizio, così, la repressione contro i "turbatori" della quiete pubblica.
Internazionale è la crisi, internazionali ne sono i riflessi. Il cerchio dello sfruttamento della forza-lavoro è retto da leggi che vanno oltre la barriera della "nazione".
E' bene dire che sotto il controllo del sindacato ufficiale, qualsiasi parola d'ordine venga agitata, non c'è per gli operai alcuna reale difesa: c'è soltanto, in ultima analisi, la difesa internazionale del profitto! Si tratta, dunque, di costruire lotte comuni con i proletari di altri Paesi, per spezzare il cerchio degli imperialismi, e, primo fra tutti, quello di casa nostra, ma non solo.
La questione della difesa degli interessi di classe investe l'insieme dei rapporti fra il proletariato e la borghesia. Il problema di oggi è quello dell'organizzazione di classe, il punto di maggiore difficoltà che bisogna superare.
Dobbiamo dire con chiarezza che la conquista del potere politico, che già Marx mette all'ordine del giorno della lotta di classe, si presenta ancora nella sua forma preliminare: come conquista dell'organizzazione. Dato che le esigenze del proletariato sono le nostre e che le masse lavoratrici sono prigioniere del sindacato ufficiale collaborazionista e, soprattutto, delle sue logiche e dei partiti borghesi, la nostra azione non intende fermarsi, ma vuol portare avanti con convinzione la concezione rivoluzionaria.
Le lotte del proletariato italiano sono legate, nel loro divenire e nei loro destini, non solo alle lotte del resto del proletariato europeo, ma a quelle di tutto il proletariato mondiale, quindi è urgente la necessità di un organismo internazionale che, cosciente del loro significato, quelle lotte coordini. Troppi si illudono, o cercano di illudere, che il sistema capitalistico possa scomparire dolcemente, sotto un cumulo di schede...
Il proletariato deve lottare per uscire dal dominio della borghesia e per costruire una nuova società libera dallo sfruttamento.Una società, cioè, che veda realizzata la maggior armonia possibile nella sua organizzazione d'insieme, che dia a ciascuno una uguale facoltà di esprimere le proprie disposizioni naturali, e che, allo stesso tempo, distribuisca in maniera uniforme le funzioni e i compiti sociali. Questo significa riconoscere in ogni individuo il pieno rispetto della personalità umana.
Il mondo capitalistico porta con sè i germi della propria dissoluzione e il proletariato deve prendere coscienza di questa necessità, ed aiutare la storia della lotta di classe a partorire i suoi frutti.

Alternativa di Classe

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