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Le organizzazioni sudafricane chiedono a Israele di estromettersi dalla lavorazione dei diamanti

(6 Giugno 2013)

Memo. I gruppi per i diritti umani, i sindacati e diverse altre importanti organizzazioni della società civile hanno chiesto al sistema di certificazione del Processo di Kimberley di escludere Israele. L’organismo di regolamentazione internazionale dei diamanti si è riunito in Sudafrica ed è presieduto attualmente dall’ex ambasciatore di Pretoria a Washington, il signor Welile Nhlapo.

Tra le organizzazioni che hanno espresso questa richiesta ci sono l’Unione dei minatori del Sudafrica (NUM); la più grande federazione sindacale del paese, cioè il COSATU; il SACP, cioè il partito comunista del Sudafrica, e lo YCL, ovvero il partito dei giovani comunisti; i congressi degli studenti sudafricani, meglio noti come SASCO e COSAS, la Coalizione per una Palestina libera e il BDS del Sudafrica (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni verso Israele).

Una dichiarazione rilasciata in una conferenza stampa tenutasi presso la sede di Johannesburg del COSATU ha sottolineato che il Processo di Kimberley (KPCS ) rappresenta un’opportunità per i funzionari sudafricani di mostrare “una visione morale e una leadership politica” attraverso l’esclusione di Israele. “I miliardi di dollari di diamanti esportati attraverso Israele sono – ha dichiarato la coalizione – una delle principali fonti di entrate per l’esercito israeliano, che è accusato di crimini di guerra”. Ha poi aggiunto che una tale mossa implicherebbe persino benefici locali, perché si potrebbero “riportare a casa”, in Sudafrica, numerosi e remunerativi posti di lavoro legati alla trasformazione dei diamanti. Secondo quanto sostiene la coalizione, i proventi della lavorazione dei diamanti, realizzata in Israele, contribuiscono a sviluppare equipaggiamenti militari come i droni senza pilota.

Parlando al Business Day, il direttore del Sudafrica Resource Watch, Claude Kabemba, ha commentato che la maggior parte dei conflitti legati ai diamanti sono stati risolti e che il processo di Kimberley dovrebbe ora ampliare il suo mandato e monitorare l’intera catena dei diamanti: “Il processo di Kimberley ha giocato un ruolo importante negli ultimi dieci anni nella risoluzione dei conflitti legati al commercio dei diamanti, ma non vi è dubbio che adesso deve essere riformato: attraverso l’ampliamento della definizione di conflitto, per poter così includere anche le violazioni dei diritti umani legate all’estrazione di diamanti perpetrate da governi e aziende; e attraverso l’espansione del monitoraggio, in modo che il processo non riguardi solo il commercio di diamanti grezzi, ma anche il commercio internazionale e la lucidatura dei diamanti”.

La dichiarazione giunta dai gruppi della società civile del Sudafrica ha invitato il processo di Kimberley a:

1. Escludere Israele dal KPCS a causa di violazioni dei diritti umani di Israele contro i palestinesi autoctoni;

2. Ampliare il KPCS in modo da includere anche il taglio e la lucidatura dei diamanti, oltre a diamanti grezzi;

3. Fermare immediatamente tutte le esportazioni di diamanti grezzi verso Israele.

Un membro del BDS Sudafrica ha dichiarato che il boicottaggio dei “diamanti insanguinati” di Israele, e in particolare il divieto di lucidatura dei diamante in Israele, è una soluzione vantaggiosa per tutti. Mbuyiseni Ndlozi ha insistito sul fatto che “i clienti avranno la coscienza a posto perché i loro diamanti non finanzieranno né assisteranno o in alcun modo saranno coinvolti nell’occupazione illegale israeliana della Palestina. Inoltre, saranno creati più posti di lavoro a livello locale per la nostra gente, riportando questa lavorazione dei diamanti a casa invece di lasciarla realizzare in Israele”. Ndlozi ha aggiunto che, mentre coloro che si oppongono al boicottaggio verso Israele spesso cercano di rivendicare che questa scelta danneggerà anche i sudafricani, la situazione attuale favorisce soltanto loro.

Il processo di Kimberley è stato creato dieci anni fa per affrontare il problema del commercio dei diamanti e per assicurare che l’acquisto di diamanti non finanziasse la violenza da parte dei movimenti ribelli, che cercavano di indebolire i governi legittimi. È composto da 54 partecipanti, in rappresentanza di 90 paesi, e i suoi membri rappresentano circa il 99,8% della produzione mondiale di diamanti grezzi. Il KPCS è sempre più sottopressione per la decisione di escludere Israele a causa del coinvolgimento del governo israeliano nelle violazioni dei diritti umani a scapito dei palestinesi.

Traduzione per InfoPal a cura di Erica Celada

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