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Turchia: scontri e timori per l’economia

(10 Giugno 2013)

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Tensione sempre alta in Turchia: nella notte nuovi scontri ad Ankara fra polizia e manifestanti, dopo che il premier Erdogan ha avvertito che la pazienza del governo ''ha un limite'', e aver ribadito la tesi del complotto contro il paese.


Un complotto interno ed esterno alla quale si sommerebbe un attacco speculativo.

Questa mattina, riferisce Hurriyet online, l'apertura della Borsa di Istanbul é stata rinviata, ufficialmente per motivi tecnici. Il mercato azionario di Istanbul aveva registrato un calo del 10% lunedì scorso, alla prima apertura dopo il primo week end di fortissimi scontri in tutto il paese. E di nuovo un crollo alla fine della settimana scorsa, quando in un discorso pubblico Erdogan aveva annunciato la linea dura contro proteste e manifestazioni. Il rischio é ora che il muro contro muro deciso dai falchi dell’Akp guidati da Erdogan possa avere un impatto forte sull'economia, creando una fuga di capitali esteri e un crollo degli investimenti stranieri, di cui la Turchia ha assolutamente bisogno per finanziare i suoi faraonici programmi di sviluppo e sostenere il credito interno. Ed evitare il rischio di una disastrosa esplosione della bolla immobiliare, alla spagnola.

Ai manifestanti, che ieri durante tutta la giornata hanno nuovamente occupato le piazze ad Ankara, Istanbul e Izmir, il capo del governo ha rivolto quattro discorsi televisivi, durante i quali ha più volte usato il termine "estremisti" e ha denunciato un "complotto organizzato all'interno e all'esterno" della Turchia. Rientrato alla fine della giornata di ieri ad Ankara, Erdogan ha lasciato trapelare la sua esasperazione di fronte alla tenuta della contestazione: "Restiamo pazienti, siamo sempre pazienti, ma la nostra pazienza ha un limite", ha minacciato. "Non siamo chiamati a dare conto a gruppi marginali ma alla nazione (...) la nazione ci ha portati al potere e sarà lei sola ma mandarci via", ha detto il premier davanti alla folla di suoi sostenitori del partito della Giustizia e dello Sviluppo. Una folla meno consistente del previsto, visto che nelle immagini pubblicate da alcuni giornali governativi il numero di sostenitori di Erdogan è stato opportunamente aumentato con Photoshop.

Le piazze della rivolta, invece, tengono. Ieri di nuovo centinaia di migliaia di persone hanno riempito piazza Taksim ad Istanbul gridando slogan per la liberazione degli arrestati e per le dimissioni del governo. Così come la zona di Kugulu ad Ankara, la grande spianata al centro della sponda europea di Istanbul è stata invasa da decine di migliaia di tifosi delle grandi squadre turche, che si sono uniti contro il premier e la repressione superando rivalità storiche contro il premier. Forte nel fine settimana, dopo lo sciopero di 48 ore dei giorni scorsi, è stata anche la presenza dei militanti dei sindacati di sinistra Kesk e Disk. Dopo una giornata relativamente tranquilla ieri nel tardo pomeriggio centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa hanno di nuovo aggredito i manifestanti che marciavano pacificamente verso il palazzo dove hanno sede gli uffici del premier, cantando ‘Tayyip Istifa’ (“Erdogan dimissioni”). La polizia ha usato gas lacrimogeni e idranti per cacciare i dimostranti dalla centrale piazza Kizilay. Numerosi i feriti e gli arrestati.

Marco Santopadre - Contropiano

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