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Lèopold Sèdar Senghor: la Voce dell’Africa.

(13 Giugno 2013)

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Parlare di un uomo come Lèopold Sèdar Senghor vuol dire tracciare si, il profilo di un uomo politico che per venti anni - dal 1960 al 1980 - è stato Presidente della Repubblica del Senegal, ma vuol dire anche entrare nell’anima più profonda dell’Africa che il Poeta ha saputo esprimere nei suoi versi. Senghor, nato in una famiglia di agiati proprietari terrieri nella piccola cittadina costiera di Joal fondata, nel XVI secolo dai Portoghesi, a sud di Dakar. La sua infanzia è caratterizzata da un intenso ed armonioso rapporto con la natura e gli animali; il futuro presidente del Senegal cresce all’aria aperta e dimostra di avere un carattere allegro. (Di questa esperienza parleranno molte delle sue poesie fra cui “Alisei”, “Sulla spiaggia”; “E il disco infuocato del sole”, tutte contenute in “Poesie dell’Africa” edizioni Giovane Africa, 2011). Senghor frequenta il Collegio della Missione cattolica di Dakar, poi viene trasferito a Ngasobili, presso il Collegio dei Missionari Bianchi dove riceve una educazione fondata sulla pedagogia di Montagne coniugata con i precetti della religione cattolica. Nel 1922, entra in seminario, pensando di diventare sacerdote. Ma la vita religiosa non era il suo destino. Si iscrive, poi, ad un istituto secolare, studiando con profitto la lingua francese, il latino, il greco; e l’algebra. Ottiene una borsa di studio che gli permette di andare a Parigi, dove si laurea in Lettere, nel 1935. Dopo essersi laureato, insegnò per tre anni nel liceo “Réne Descantes” nella città di Tours (Parigi); prosegue poi l’insegnamento presso il Liceo “Marcellin-Bertholot” (1938). Sempre a Parigi entra in contatto con un gruppo di giovani intellettuali che rivendicavano i valori della “Negritudine”. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Senior si arruola nell’esercito francese (59° Divisione, Fanteria Coloniale), ma venne catturato subito dopo dai Tedeschi nella città di La Charité-sur-Loire e rilasciato nel 1942, per motivi di salute. L’esperienza della guerra e della prigionia sono uno spunto importante per la sua ispirazione; (dedica, infatti, una lunga poesia ai “Fucilieri senegalesi caduti per la Francia”). Inoltre, si unisce ai “Fratelli Senegalesi”, un gruppo di volontari che fanno parte della Legione Straniera, Senghor li definisce in un suo verso, “i miei fratelli neri dalle mani calde sotto il ghiaccio della morte”. A questi combattenti per la libertà dedica anche un opera “Hosties Noires” (1948). Il tema della guerra e della lotta di liberazione dal colonialismo francese che in quegli anni attraversa i paesi africani di “area francofona”, è affrontato anche nei versi che parlano della battaglia d’Algeri e della lotta di liberazione del popolo Indo-Cinese.
La sua linea politica. Nei primi Anni Cinquanta Senghor fu un sostenitore dell'integrazione dei possedimenti africani della Francia nell’ipotesi politica di una “Comunità federale europea”; idea a cui seguì il progetto di unire tutti gli Stati africani che avevano già ottenuto l’indipendenza dai colonizzatori francesi (una specie di “Commonwealth Africano”). Durante la sua presidenza, l’economia è in forte difficoltà e l’agricoltura fornisce solamente una mono produzione quella dell’arachide. Il commercio e l’importazione senegalese è ancora legata agli ex colonizzatori francesi. Dal 1946 al 1958 Sènghor è deputato per il Senegal all’Assemblea Nazionale Francese (aderisce al Partito Socialista fino al 1948); successivamente entra nel Gruppo degli Indipendenti d’Oltremare. Nello stesso anno fonda il “Blocco Democratico”, movimento politico attraversato da diverse fasi di ristrutturazione organizzativa e programmatica che porteranno Senghor a guidare il Senegal, con la carica di Sottosegretario alla Presidenza, nel Governo Faure (1955-’56). Già nel 1951 era stato eletto membro del Parlamento; alla fine del suo mandato diviene sindaco della città di Thies. Nel 1958 fonda il Partito del Raggruppamento africano, fautore del Federalismo nell’Africa Occidentale e, nel 1959, è Presidente della Federazione del Mali (che raggruppa anche il Sudan francese) e, fino all’acquisizione della piena indipendenza, è Presidente del Senegal. Nel 1962, sventa un colpo di stato militare ed istaura un regime presidenziale, retto da lui stesso. Viene rieletto per altri due mandati consecutivi : il primo,nel 1973 ed il secondo, nel 1978. Nell’Ottobre 1980, prima della fine del suo quinto mandato consecutivo, rassegna le sue dimissioni. Nel 1983 viene eletto Presidente dell'Académie française. E’il primo africano a sedere nella prestigiosa istituzione. Ha trascorso gli ultimi anni della sua vita con la moglie a Verson, vicino alla città di Caen, in Normandia, dove è scomparso il 20 dicembre 2001. Il suo funerale si è svolto nove giorni dopo a Dakar. Il presidente francese Jacques Chirac, alla scomparsa di Senghor dichiarò: "La poesia ha perso uno dei suoi maestri, il Senegal un uomo di stato, l'Africa un visionario e la Francia un amico".
Il maestro della letteratura africana. Fin dagli anni dell’università, Senghor pone la Cultura come fondamento della sua politica e della sua elaborazione filosofica. Per quanto riguarda l’economia, ritiene che. lo sviluppo del Continente Nero sia inscindibile dalla valorizzazione delle arti africane, che esprimono una radice forte nel creare un sentimento nazionale e panafricano. L'arte africana nelle sue diverse espressioni (danza, pittura, maschere tribali, strumenti musicali, griot tribali e cantastorie popolari), offre l’immagine positiva della ricchezza del continente e mostra al mondo che l’Africa ha si, subito l’influenza culturale e religiosa dei colonizzatori europei ma, a sua volta, ha caratterizzato la cultura dei popoli che l’hanno dominata. Senghor, dunque elabora una sua precisa politica culturale tesa a dare forma ad un "arte africana", strettamente legata al concetto di “nègritudine”. Senghor utilizza il termine francese “négritude”, arricchendolo con la sua visione personale. Da un lato promuove l’individuazione di caratteristiche tipiche dalla razza negra (ad esempio il senso del ritmo e l’esaltazione del sentimento) e dall’altro incoraggia l’apertura verso il moderno che si esprime, per esempio, attraverso l’arte di Picasso o Dalì. In altre parole, da un lato egli sostiene la riscoperta delle tradizioni popolari africane, (la “Madre Africa”) e dall’altra si confronta con le moderne idee che provengono dai giovani intellettuali europei e statunitensi ((Du Bois e Langston). I principi della “négritude” diventano le linee guida non solo delle arti, ma anche delle sue scelte politiche. Secondo Dunque, secondo Senghor, il Senegal deve intervenire nella vita culturale dell’Occidente e questa partecipazione dev’essere reciproca, così dimostrando il contributo che il Senegal ha dato alla civilizzazione universale. Senghor esprime questo concetto fin dai suoi primi articoli polemici che pubblica sul “Etudiant Noir”, giornale del “Association Des Estudiantes Ouest Africains”, organizzazione studentesca fondata da lui stesso nel 1935 a Parigi. La prima edizione del “Etudiant Noir” è del 1934 e si pone come obiettivo quello di stimolare un dibattito sull’oppressione coloniale e sulle conseguenze per la vita degli oppressi nelle colonie francesi, ma soprattutto evidenzia l’importanza della presa di coscienza dei valori negro-africani (la “Madre Africa”), da contrapporre a quelli dei colonizzatori europei. La rivista e l’Associazione nascono in un clima di discussioni già aperto dagli Studenti delle Antille francesi e delle Canarie. Intellettuali e scrittori che confluiranno nel gruppo che ruota intorno a “L’Etudiant Noir”. Si avvera così l’incontro del poeta Seghor con altri scrittori come Lèon Gantra-Dames e Aimè Cèsaire; ad essi si aggiunge il poeta Birago Diop. Il loro scopo è quello di destabilizzare i “cain” in vigore nel Quartiere Latino e, per farlo, gli aderenti al gruppo aggregano altri studenti e scrittori di altri paesi sottoposti, anch’essi, al giogo coloniale francese. Durante questi anni Lèopold Sèdar Sengor si interroga sulla questione dell’identità africana e sui suoi significati più profondi. Arricchisce il concetto di “negritudine”, ma allo stesso tempo visita i Templi della cultura parigina ed i musei più importanti. Queste esperienze lo porteranno, negli anni della sua Presidenza, a dare molta importanza alla cultura senegalese e a cercare sempre nuovi spazi per farla esprimere. Naturalmente, il budget a disposizione per questi progetti è ridotto. Tuttavia, fra gli Anni Sessanta e Settanta, in Senegal vengono avviati diversi programmi amministrativi e museali - il Servizio degli Archivi Culturali ed il Centro di Studi delle Civilizzazioni, fondati nel 1967 e, soppressi nel 1990 -.. Anche a livello legislativo si nota l’influenza di Senghor : è del 1968 la promulgazione di una Legge che destinava fondi alla decorazione degli edifici pubblici. Inoltre il Presidente-Poeta si preoccupa anche di tutelare i diritti degli autori, creando, appositamente nel 1972, un Ufficio dei Diritti d’Autore.. Nel 1977 viene inaugurato Il Palazzo delle Esposizioni d’Arte, poi soppresso nel 1990. E, alla fine del Decennio, nel 1978, viene creato il Fondo d’assistenza per gli artisti e per lo sviluppo della cultura e vengono istituite diverse Borse di Studio. Per impulso della politica culturale di Senghor si assiste anche al fiorire di diverse esposizioni internazionali, come il “Festival Mondial des Arts Nègres” (1966), le esposizioni di pittura e scultura itineranti, iniziate nel 1974, le esposizioni di grandi artisti, pittori e fotografi occidentali in Senegal, tra le quali la mostra di Pablo Ricasso (1972)..Alle attività museali si affiancano la costruzione di alcuni importanti Teatri fra cui il “Teatro Nazionale Daniel Sorano”, nel 1965, il “Museo Dynamique”, nel 1966 e, la “Cité des Artistes Plasticiens”, nella città di Colorane, nel 1979. Altre infrastrutture artistiche prendono corpo a Dakar in quegli anni cruciali : le “Manufactures Sénégalaises des Arts Décoratifs” (MSAD) nel 1964, trasferite, poi a Thiés e trasformate, nel 1966, nella “Manufacture Nationale de Tapisserie”, la casa editrice “Nouvelles Editions Africaines” (NEA), 1972 creata in collaborazione con la Costa d’Avorio ed il Togo. Seguono poi, l’Istituto Islamico di Dakar, nel 1974, la Fondazione Léopold Sédar Senghor sempre del 1974 (ora soppressa), ed i Centri Culturali Regionali tra i quali il “Centro Culturale Blaise Senghor, di Dakar. Inoltre viene fondato “l’Ecole des Arts du Sénégal”, nel 1961 e “l’Université des Mutants” de Gorée, per il dialogo interculturale, nel 1979. Negli anni della sua presidenza Senghor ha sempre finanziato pubblicamente gli artisti attraverso finanziamenti pubblici, con l’acquisto delle loro opere e con l’esposizioni nazionali ed internazionali.(dal 1974 al 1985), Tuttavia se da un lato le strategie politiche e creative di Senghor permettono lo sviluppo delle arti in Senegal, dall’altro il suo ruolo centrale nel determinare le caratteristiche dell’arte negra, limita le libertà formali ed espressive con cui gli artisti creano le loro opere. Gli artisti vengono così valutati attraverso altri elementi che non siano la loro originalità, ma riescono ad imporsi solo se accettano i valori del Presidente senegalese e accolgono le tesi culturali della “Negritude”. Così all’interno degli spazi creativi – l’Ecolè des Artistes – ad esempio, quella che prevale è un idea di arte ripetitiva e sterile, che scade nel semplice decorativismo. Per questo in Senegal si dibatte animatamente sulla necessità che le arti e gli artisti vengano incoraggiati, ma non costretti ad aderire troppo saldamente a concetti culturali che invece di ampliare la creatività, la limitano.
Senghor è stato anche filosofo e teorico politico (è assertore di un sistema socialista africano). La sua produzione poetica si esprime in una lingua francese raffinata e precisa. Fra le sue opere più importanti ricordiamo le raccolte poetiche “Chants d’Ombre” (1945), “Chants pour Näett” (1949); “Ethiopiques” (1956); “Nocturnes” (1961); “Poemes” (1964).

Loredana Baglio

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