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Addio, porcellum

Addio, porcellum

(1 Ottobre 2011) Enzo Apicella
Oltre 1.200.000 firme per il referendum abrogativo della legge elettorale Calderoli del 2005, il cosidetto "porcellum"

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La sinistra sarda verso le regionali

(28 Giugno 2013)

Giovedì 27 Giugno 2013 16:38

È con la nuova legge elettorale, che sancirà le regole per l'imminente rinnovo del consiglio regionale, che i dibattiti nello scenario politico sardo hanno subito una notevole accelerata. La legge approvata in aula prevede i seguenti sbarramenti: 10% per le coalizioni e 5% per le liste che correranno da sole.

Un'impostazione bipolarista rafforzata anche dal salvacondotto (nessuno sbarramento interno alle coalizioni) per quelle forze politiche che non vogliono rischiare di rimanere fuori dal palazzo nella prossima legislatura. L'ultimo Comitato politico regionale del Prc ha affrontato la questione alla presenza del segretario nazionale paolo Ferrero (con dei passaggi anche su primarie e “morfologia” della coalizione) dandole un'importanza maggiore rispetto a quella programmatica.

La nuova legge elettorale

La sintesi dell'impostazione del partito rispetto alla legge elettorale (ancora non approvata in sede di Cpr) è stata la seguente: “fa schifo, ma fa comodo”. Di diversa natura gli interventi a seguito della relazione introduttiva del segretario provinciale di Cagliari Giovannino Deriu. Se per Vittorio Macrì (Sulcis) è una bella legge se paragonata al porcellum, per l'ex consigliere regionale Paolo Pisu offre l'opportunità di eleggere consiglieri dopo che il partito ha prodotto “il minimo intervento politico in un contesto dove le lotte non sono mancate”. Partendo da ciò il suo vecchio compagno di Democrazia proletaria sarda, Vincenzo Pillai, non ha esitato a definire il suo come “l'intervento di un disperato”. Lo stesso Ferrero ha calcato la mano sull'obbrobrio del meccanismo bipolarista, ma rispondendo a Pillai ha aggiunto che “non si può fare una campagna elettorale sapendo di perdere”. Dopo la disfatta della lista Ingroia vediamo quindi che si fa propria l'impostazione di Sel adottata nelle ultime politiche. Passa quindi da qui l'alleanza con il Pd – ormai cosa fatta salvo diktat di forze centriste che potrebbero entrare nell'allegra combriccola - e non da un confronto programmatico.

L'atteggiamento verso il programma

Chi scrive, e chi si riconosce nelle nostre posizioni, sa benissimo che comunque il confronto è già fatto. Il Pd è il partito che esprime il presidente della Fondazione Banco di Sardegna; che vuole continuare a mantenere le servitù militari con “riqualificazioni” tecnologiche delle attuali strutture (come ad esempio Quirra e i droni che verranno); che è favorevole a progetti industriali/estrattivi fondati sul consumo del territorio e in contrasto con i pareri delle comunità; che con i suoi “porti franchi” lavorerà a depauperare ancora di più le zone interne dopo aver amministrato la chiusura dei presidi ospedalieri e scolastici...la lista può continuare. Il punto è che a oggi Rifondazione non ha uno straccio di linea politica. Se in passato non c'è stato un orientamento sul metanodotto Galsi o sui referendum “anticasta”, a oggi il partito non saprebbe che dire sulla “chimica verde” di Porto Torres, sulla “zona franca” che tanto sta animando le performances di Cappellacci e solleticando gli appetiti della piccola borghesia locale, sulla flotta sarda etc... Per Ferrero “anche il partito nazionale ha prodotto un programma ma non è servito a un c...”. Anziché quindi approfondire la questione affrontando l'orientamento che un partito deve avere a seguito della stesura del suo programma (ammesso che esso risponda alle domande di cambiamento), si legittima l'operato del gruppo dirigente sardo che, a un anno dal suo inconcludente congresso non ha mai realizzato la sua conferenza programmatica (prevista per l'autunno scorso).

Un “programma” balneare di tre-quattro punti

Ma animo, compagne/i! A luglio si toglieranno fuori tre o quattro punti per “qualificare” a sinistra la coalizione! Ovviamente nessun dispositivo ha sancito che questi punti dovranno essere vincolanti, la condizione senza la quale si manda tutto a quel paese. Per capire, poi, che non saranno dei punti che impensieriranno il Pd basti citare l'atteggiamento (ai limiti della maleducazione) tenuto dal coordinamento regionale reggente (composto dagli otto segretari federali) nei confronti della proposta a loro indirizzata dal circolo del Meilogu (Sassari). La bozza di programma basata sulla piena occupazione, sull'esproprio delle industrie che licenziano, inquinano e rifiutano di bonificare, sulla creazione di un piano energetico regionale, sulla chiusura delle basi militari, sulla raccolta differenziata e sul no agli inceneritori, sui trasporti e sull'acqua pubblica etc... non è stata neppure presa in considerazione. Alla faccia del centralismo democratico! Meglio attendere con ansia che il Pd trovi un accordo al suo interno sulle regole per le primarie. Che, finita la stagione balneare, si terranno a settembre.

Rovesciare il sistema o “cambiare la Sardegna” da viale Trento?*

Un partito che vuole rovesciare questo sistema è prima di tutto un programma e una prospettiva storica. Entrambe le cose mancano data la determinazione a “governare il cambiamento” sulla base di quel che ci è offerto e del fine ultimo istituzionale. Su questo punto emergono però ulteriori contraddizioni. Abbiamo infatti l'atteggiamento più conseguente nei settori più a destra nel partito che, volenterosi di “incidere”, sono pronti ad andare fino in fondo con la richiesta di un assessorato. L'altra posizione è quella espressa dal segretario nelle sue conclusioni. Se per Ferrero “non dobbiamo fare testimonianza” in campagna elettorale, una volta eletti “possiamo rinunciare a stare in giunta” rinunciando così a “firmare cambiali in bianco”. Non è così caro Ferrero, le cambiali in bianco le firmiamo rinunciando al programma e al nostro profilo indipendente. E successivamente – ammesso che tu stesso ci creda - nessuno ti darà retta sulla rinuncia agli assessorati: né i già citati “destri” del Prc, né gli interlocutori privilegiati per costruire l'eventuale lista unitaria della sinistra sarda: ovvero i Rossomori, il Pdci e i reduci da Rifondazione e dai Ds poi rimescolatisi in Sinistra democratica, Sel e Partito del lavoro. Certo, ammesso che il centrosinistra non preferisca allargarsi scegliendo alleati ben più pesanti, e che vinca.

Cantade e ballade bois, ca sos ballos sunt sos bostros...**

La costruzione di una sinistra di classe anche in Sardegna non passa per queste vie, che sono le stesse che hanno distrutto Rifondazione. Ma questi sotterfugi non cancelleranno quella prospettiva. La situazione sociale si farà sempre più incandescente nonostante la sfiducia che questo gruppo dirigente nutre nei confronti del suo popolo. Continuate, cari compagni, a sognare l'amministrazione della cosa pubblica (che poi è l'amministrazione della crisi da farci pagare) incuranti dell'onda che certificherà la vostra inutilità.

Tenide-bos contu!



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Note:

* Viale Trento è la sede della giunta regionale

** "Cantade e ballade bois, ca sos ballos sunt sos bostros; cand'ant a bènnere sos nostros amus a ballare nois" (Cantate e ballate, i balli sono i vostri, quando verranno i nostri balleremo noi). Da "Cantone de sos piseddos campagnolos" di Frantziscu Màsala.
"Tenide-bos contu!" é un augurio.

Mauro Piredda - FalceMartello

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