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Sentenza del processo contro quattro compagni processati per “istigazione al lavoro”.

(30 Giugno 2013)

Il 26 giugno è stata emessa la sentenza del processo a carico di quattro compagni del collettivo politico Gramigna, accusati di minacce aggravate contro l’ex sindaco Zanonato, di imbrattamento e di detenzione di materiale esplodente. Ricordiamo che questo processo farsa risale ai fatti del settembre 2011, quando in città apparse un manifesto a firma “Tribunale popolare antifascista”. Quest’ultimo accusava la reazionaria politica cittadina del Partito Democratico, fatta di speculazione edilizia, sostegno alle guerre imperialiste, militarizzazione della città, appoggio alle organizzazioni neofasciste ed emarginazione degli immigrati, condannando il sindaco alla fonderia per 20 anni. Inoltre, alcuni petardi trovati durante le perquisizioni, nel corso del processo sono stati trasformati in armi da guerra.

Fuori dall’aula, nonostante la massiccia presenza di sbirraglia e digossini, si è formato un piccolo presidio di solidarietà, con tanto di striscione e volantinaggio ai passanti.

L’udienza è iniziata con la deposizione di un funzionario della digos che ha presentato dei fotogrammi estrapolati dalle riprese delle telecamere comunali, dove si vedono alcuni compagni durante l’attacchinaggio.

Poco dopo sono seguite le arringhe del P.M. dell’accusa, degli avvocati del Comune, il quale si era costituito parte civile al processo, e dell’avvocato della difesa. Il PM ha chiesto 11 mesi di reclusione ai quattro compagni per minacce aggravate (art.612 c.p. con 2 aggravanti dell’art.339 c.p.) e imbrattamento (art.639 c.p. aggravato per beni mobili e di interesse storico). Per un compagno, oltre agli 11 mesi, sono stati chiesti anche 8 mesi di arresto per omessa denuncia di materiale esplodente (art.679 c.p.). L’avvocato del Comune ha chiesto la somma incredibile di 107.286 € per “danni” d’immagine, di cui 7.000 € per le spese di pulizia e rimozione dei manifesti affissi sui muri in città. Nonostante i vari deliri del PM e della parte civile, solo due compagni sono stati condannati a 3 mesi di reclusione per minacce e imbrattamento, con sospensione condizionale della pena, e a una condanna a 10.000 €, come risarcimento al Comune, e ad altri 2.500 € per le spese processuali. Tutti e quattro i compagni sono stati, invece, assolti dall’accusa di detenzione di materiale esplodente.

Questa sentenza evidenzia la fragilità e l’insussistenza dell’accusa durante tutto il processo.

Anche se il reato più grave e su cui la digos puntava di più è caduto, non ci facciamo false illusioni. La “giustizia” come la repressione sono parti integranti del sistema dominante e sfruttatore.

Pur minimale, è passata la condanna di minacce aggravate per aver invitato l’ex sindaco ad andare a lavorare, e rimane esorbitante la condanna al pagamento di migliaia di euro per chissà quali danni il Comune lamenta di aver subito. Di sicuro, Comune ed ex sindaco si rovinano l’immagine molto più con le loro politiche antipopolari, repressive e reazionarie.

Condividiamo la gioia dei due compagni assolti, e continuiamo a lottare a fianco dei condannati!


L’erba cattiva non muore mai!


28 giugno 2013

Collettivo Politico Gramigna - Padova

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