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Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

(30 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Non tutte si divertono

(27 Luglio 2013)

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Angela, “escort” sino al 2010:

A me uccide sentir parlare di prostituzione come “scelta”, o come qualcosa che dà potere, o come innocuo divertimento per le donne. Per quel che mi riguarda la prostituzione è stata il risultato di odio per me stessa e di anni di abusi fisici e sessuali da parte del mio ex compagno. Alla fine ho pensato che non meritavo niente di meglio. La vita di una escort non è quella che leggete sui giornali, fatta di feste favolose e accessori costosi e un mucchio di soldi. Per dirla chiara, il tuo lavoro è farti scopare, e poiché ti pagano per questo i tuoi clienti intendono avere ciò per cui hanno pagato, qualsiasi cosa venga loro in mente: si aspettano che tu faccia di tutto, tutto quel che loro vogliono. Era spaventoso. Per me essere una prostituta è stato essere ferita, e ferita, e ferita di nuovo mentre mi si diceva “te lo meriti” e “impara a godertela”.

Katie, sex worker sino al 2011:

Non è facile e non è divertente. E’ duro, degradante e a volte orribile. Non consiglierei questa strada a nessuna. Lo odio ancora. E’ stato l’errore più grande della mia vita e ci penso di continuo. Nella mia testa gira e gira quel che ho dovuto fare per avere del denaro. Le auto, i vecchi – sessantenni, settantenni – e le cose che chiedono, la sporca manciata dei loro soldi… Chiunque pensi sia una vita lussuosa e gratificante si sbaglia. Ed è una vita pericolosa, molto. Se state pensando di farlo ascoltate me: per favore, no, non fatelo.

Lucia, lap dancer sino al 2012:

La lap dance è stata una delle cose più difficili che io abbia mai fatto. Era un lavoro duro, disgustoso, mi distruggeva emotivamente, mi sentivo spogliata della mia umanità. Le altre ragazze pensavano che la lap dance sarebbe stata il primo gradino per diventare modelle, celebrità, o trovare un uomo ricco. Dicevano che lo facevano per questi motivi. Ma come si cominciava a parlare un poco, saltavano fuori relazioni violente, uomini che le controllavano, problemi con l’alcool e altre sostanze. Parlando con loro capivi che sarebbero state in grado di fare molte cose diverse, ma non si stimavano abbastanza neppure per provarci. Credo che questo fosse il problema principale per noi tutte e credo sia la nostra cultura ad averlo creato.

Stephanie, sex worker:

Quel che penso del mio lavoro è che sono sfruttata quanto chiunque altro. Sono nel giro perché ho bisogno di soldi, tutto qua. Se volete farlo, sappiate che è pericoloso. E toglietevi dalla testa lo sfarzo e l’incontro con il principe azzurro che poi vi sposa e vi porta a vivere nella sua grande villa. Non va così. Gli uomini ti dicono quel che tu vuoi sentirti dire da loro, poi non li vedi più e quindi scordati che questo mestiere farà di te una principessa. Un mucchio di gente pensa che far la prostituta siano “soldi facili”. Neppure questo è vero. Io sono stata aggredita fisicamente quattro volte e stuprata due. Ogni ragazza nel giro subisce violenza. Un bel po’ di amiche mie se la sono passata molto peggio di me. Non è buffo? Ho passato quel che ho passato e mi considero fortunata!



(Fonti: Zero Tolerance, Object, Engender – trad. Maria G. Di Rienzo)

Lunanuvola's Blog - Il blog di Maria G. Di Rienzo

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