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Tunisia, opposizione in piazza il 13 agosto e raccolta di firme contro il governo

(11 Agosto 2013)

laray

Ali Larayedh

L’opposizione tunisina prova a riprendere in mano l’iniziativa a tre settimane dalla nuova fase di rivolta contro il governo islamista innescata dall'omicidio di uno dei leader dell'opposizione, Brahmi. Per il 13 agosto è prevista una manifestazione nazionale. Intanto, Tamarrod Tunisie, nato ispirandosi al movimento egiziano ha raccolto un milione e 600 mila firme di cittadini che sollecitano le dimissioni del Governo e lo scioglimento dell'Assemblea nazionale costituente, già monca di numerose dimissioni dei deputati dell’opposizione. Secondo gli animatori di Tamarrod Tunisie, la raccolta delle firme ha ripreso slancio dopo il sit in in piazza del Bardo, a Tunisi, davanti al palazzo della Costituente, rimosso brutalmente dalla polizia pochi giorni fa.
L’offensiva dell'opposizione prevede anche la proposta di un governo composto da personalità indipendenti che porti il Paese fuori dall'attuale crisi politica, sottolineando come ogni negoziato con Ennahda, il partito islamista al potere, passi necessariamente per le dimissioni dell'attuale premier Ali Larayedh. "Non può esservi alcuna discussione senza la nomina di un esecutivo di salvezza nazionale, questa è una condizione non negoziabile" ha spiegato Karima Souid, membro del "Fronte di salvezza nazionale" che riunisce numerosi partiti appartenenti a tutto l'arco costituzionale. Ennahda da parte sua si era detta disponibile al dialogo dopo che il presidente dell'Assemblea Costituente aveva deciso la sospensione dei lavori per costringere le parti a negoziare; l'opposizione intende proseguire la mobilitazione popolare con una manifestazione di massa indetta per il 13 agosto, dopo quella di martedì scorso.
Ennahda da parte sua ha aperto la porta all'ipotesi di un allargamento della coalizione di governo per un esecutivo che "applichi i principi della rivoluzione" del gennaio del 2011 ma ha escluso qualsiasi ipotesi di dimissioni dell'esecutivo. Il premier, a capo di un governo che pure ha registrato forti scossoni in queste ultime settimane, ha presentato la sua proposta per uscire dalla crisi: terminare la redazione della nuova Costituzione - bloccata da mesi - e della legge elettorale entro il 23 ottobre, per poi andare alle urne il 17 dicembre; Larayedh ha inoltre avvertito che il moltiplicarsi delle manifestazioni e dei sit-in di protesta contro il governo costringe a dispiegare ingenti forze di sicurezza e ostacola la lotta contro il terrorismo. L'opposizione aveva scelto la data del 6 agosto per indire la prima manifestazione di massa perché segna i sei mesi dall'assassinio di uno dei principali leader dell'opposizione, Chokri Belaid, assassinato il 6 febbraio scorso. In entrambi i casi il governo ha puntato il dito contro degli estremisti salafiti - per uccidere Brahmi sarebbe infatti stata utilizzata la stessa arma - ma l'opposizione accusa invece la stessa Ennahda di essere il principale mandante dei due omicidi.

fabio sebastiani - controlacrisi

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