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Rifugiato o clandestino?

Rifugiato o clandestino

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I migranti bambini

(15 Agosto 2013)

bambin

Mercoledì 14 Agosto 2013 23:00

C’erano due bambini sul barcone dei migranti soccorsi una settimana fa alle porte di Lampedusa: ben 103 strappati alle onde, tranne loro due, dispersi in mare. E c’era un adolescente tra i sei corpi distesi sul lungomare catanese. Sono sempre di più i migranti minori: bambini, adolescenti spesso non accompagnati. I dati di Save The Children, da gennaio a luglio di quest’anno, stimano 1.257 contro i 628 dell’anno passato. Si tratta in maggioranza di egiziani, eritrei e afghani e la Sicilia, con Lampedusa, rappresentano l’approdo principale.

Molti di questi, peraltro, spesso non vengono riconosciuti come minori e sono trattati, dalla detenzione nei CIE al resto, come maggiorenni a tutti gli effetti. Il fenomeno dei minori non accompagnati rappresenta un’emergenza nell’emergenza di cui finora lanciano segnali di fortissima preoccupazione soltanto le associazioni coinvolte.

Sono intervenuti Vincenzo Spadafora, Garante dell’Infanzia e il Ministro Kyenge a ricordare l’urgenza di azioni politiche di maggior controllo su questo esodo inarrestabile di migranti, profughi e rifugiati, chiedendo all’Europa una maggiore partecipazione e un coinvolgimento operativo nell’accoglienza di questi flussi della disperazione.

Esiste una proposta di legge promossa da Save The Children che ha raccolto pareri favorevoli dalla politica italiana in modo trasversale. Una legge ispirata alla Convenzione di New York, del resto recepita già dalle nostre Istituzioni, in cui si chiede di mettere in campo risorse e piani di programmazione e non misure emergenziali ed estemporanee per l’accoglienza dei migranti bambini.

Una informazione delle procedure di identificazione, una banca nazionale di dati per indirizzare i giovani nei centri giusti di tutte le regioni, un sistema nazionale con un fondo ad hoc ed un piano di interventi omogenei che si assicuri anche sul livello e la qualità delle collocazioni di questi minori: dalla scuola alla salute ad ogni tipo di supporto, specialmente per quanti vittime di abusi e sfruttamento.

Importante la figura dei “tutori volontari” fondamentali anche nel passaggio dalle strutture di accoglienza alle varie forme di affido familiare. La tutela speciale per l’infanzia non risponde soltanto ad un imperativo morale, ma anche alla possibilità - nel caso di bambini ben più semplice e realizzabile- di formare queste future generazioni come figli italiani a tutti gli effetti.

Se tutto il problema dei migranti rappresenta una voragine normativa ancora aperta e drammaticamente insoluta nella storia politica non solo italiana, ma europea in generale, l’emergenza dei bambini è prima di tutto un’omissione insostenibile in un sistema di civiltà democratica. I bambini detenuti nei CIE, abbandonati a se stessi in condizioni di totale promiscuità con gli adulti, senza strumenti di accoglienza e integrazione, senza scuola sono la ferita aperta più dolorosa per un paese come il nostro.

Un’infanzia in emergenza che non può attendere le leggi sulla cittadinanza e l’accordo dei nostri governi traballanti e stagionali. Serve un piano tecnico che adotti misure di buon senso e di programmazione sul lungo periodo, che tiri fuori soldi o che, ancor meglio, giacché i soldi vengono spesi lo stesso per interventi di soccorso una tantum, li investa in un piano sensato e organico ad hoc che riconosca ai fanciulli, quale che sia la loro provenienza, il diritto all’infanzia.

Non sono immigrati, non sono rifugiati, non sono clandestini, ma bambini e per giunta soli. L’ultimo dei quali è venuto a morire sulla spiaggia di uno stabilimento esclusivo ed elegante, alle porte di un ferragosto, vinto dalla fatica dell’ultima bracciata in mare. Come Se fosse un uomo.

Rosa Ana De Santis - Altrenotizie

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