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Argentina: per la liberazione dei piqueteros di Caleta Olivia detenuti illegalmente

(23 Novembre 2004)

Caleta Olivia è una piccola città nel sud dell’Argentina, situata nella provincia di Santa Cruz, con circa 40.000 abitanti. Proprio in questi giorni, lo scorso 20 novembre, è stato celebrato il 103° anniversario della sua fondazione, alla presenza del suo più illustre concittadino, il presidente argentino Néstor Kirchner, che è stato anche governatore del dipartimento della Patagonia, di cui essa fa parte.

Questa piccola città, che si affaccia sull’Oceano Atlantico, è un centro importante dell’Argentina a partire dal dopoguerra, da quando la sua principale attività economica è diventata l’estrazione del petrolio. Ma da qualche tempo Caleta Olivia è famosa in tutta l’America Latina come la capitale della persecuzione sociale, politica e ideologica, da quando circa 200 persone (pari al 0,5% della popolazione), a partire dalla fine dello scorso settembre, in vari episodi sono state processate e imprigionate nelle carceri cittadine – alcune di esse risultano tuttora illegalmente detenute – per avere rivendicato il diritto ad un lavoro autentico.

A partire dagli inizi degli anni ’90 il governo del presidente Menem era stato uno dei principali fautori della privatizzazione delle risorse naturali, ivi compreso quelle petrolifere, e quindi della liquidazione dell’azienda di stato per il petrolio, la YPF, dei cui impianti si sono impadronite alcune importanti aziende private, come la spagnola Repsol ed altre multinazionali europee e statunitensi.

La privatizzazione delle risorse petrolifere argentine e la loro consegna alle aziende private straniere ha significato per queste ultime il conseguimento di ingenti fortune; ma per centinaia di migliaia di famiglie argentine questi provvedimenti hanno provocato miseria e disoccupazione.

Contro questa disperante situazione si è manifestata negli scorsi anni una forte reazione dei lavoratori e dei settori popolari di tutta la Patagonia, per rivendicare la fine del saccheggio delle risorse pubbliche e il diritto ad un lavoro autentico. Con ripetuti blocchi stradali e occupazioni dei depositi e degli impianti petroliferi, i lavoratori petrolieri ed i disoccupati di Santa Cruz e di Caleta Olivia erano riusciti ad ottenere recentemente aumenti salariali di circa 800 pesos mensili, risorse per opere pubbliche e la promessa da parte delle aziende petrolifere della creazione di 2.000 posti di lavoro in vari settori. Ma soprattutto essi erano riusciti a dimostrare a tutto il popolo argentino che, con lotte decise, si può riuscire a strappare posti di lavoro e aumenti salariali al governo e alle multinazionali.

Proprio per questo ultimo motivo il loro esempio era inaccettabile per le multinazionali private e per il governo provinciale e nazionale. Dagli inizi dello scorso settembre si è così scatenata una vera e propria “caccia alle streghe”: la maggior parte dei dirigenti e degli attivisti delle organizzazioni sociali più direttamente impegnate nelle lotte sono stati in varie riprese detenuti, imprigionati, processati. Alcuni di loro sono tuttora in stato di detenzione preventiva in condizioni disumane: si tratta di 6 compagni, tre uomini e tre donne, tutte madri di famiglia. Da alcuni giorni hanno iniziato uno sciopero della fame, per protestare contro la loro illegale detenzione. Attualmente cinque di essi sono stati trasferiti in ospedale, perché gravemente debilitati dopo diversi giorni di sciopero della fame.

I fatti di Caleta Olivia sono parte a pieno titolo di un’ondata di repressione posta in essere dal governo Kirchner di fronte al crescente processo di lotte operaie e popolari che si sta verificando in Argentina. Mentre i militari assassini del periodo della dittatura ed i responsabili del saccheggio e del collasso economico del paese continuano ad essere liberi, Kirchner perseguita con la repressione tutti coloro che lottano per il lavoro e per la difesa del loro salario.

Di fronte a questi fatti così gravi varie organizzazioni sindacali e politiche – in Argentina ed in altri paesi dell’America Latina – hanno promosso una campagna di mobilitazione, anche a livello internazionale, per rivendicare la immediata liberazione dei lavoratori detenuti a Caleta Olivia.

Riportiamo di seguito il testo della lettera che potrà essere a tale scopo inoltrata da parte di organizzazioni sindacali e dei diritti civili, dei partiti della sinistra ed anche, più semplicemente, da parte di tutti coloro che credono nella democrazia.

In Francia, dove questa campagna è già iniziata, decine di lettere e di mail sono già state inoltrate all’Ambasciata e al Consolato argentino a Parigi.


(Testo della petizione)

Al presidente della Nazione Argentina, Dott. Nestor Kirchner
Al Governatore della Provincia di Santa Cruz, Sergio Edgardo Acevedo
All’Ambasciata dell’Argentina in Italia
secretariageneral@presidencia.gov.ar
gobernador@ scruz.gov.ar
ambasciata.argentina@diginet.it

I sottoelencati firmatari della presente petizione desiderano esprimere la loro condanna contro la criminalizzazione delle lotte sociali in Argentina. Pertanto, richiedono la immediata liberazione dei lavoratori detenuti a Caleta Olivia nonché la cessazione di ogni forma di persecuzione nei confronti di tutti coloro che lottano per rivendicare un lavoro.

(indicare nome, cognome, organizzazione di appartenenza ed eventuale incarico nella medesima)


FONTI DI INFORMAZIONE

Massicce detenzioni di piqueteros in Argentina, El Patagonico, quotidiano di Commodoro Rivadavia, ed. online, 12 settembre 2004

Marcelo Garcia, Brutalità e gravità nelle detenzioni di Caleta Olivia, informativa dal programma radiofonico autogestito Assalto al cielo di Commodoro Rivadavia del 18 settembre 2004, riportata nel sito http://www.rebelion.org, di Madrid

Repressione in Patagonia: 40 nuovi detenuti a Caleta Olivia, dal sito http://www.lavaca.org, 3 ottobre 2004

Marcelo Garcia, Scalata repressiva a Caleta Olivia con 80 persone detenute, informativa del 5 ottobre 2004 dal citato programma radiofonico

Agenzia di notizie Red Accion, 1.500 persone hanno rifiutato la repressione e le detenzioni di Caleta Olivia, 11 ottobre 2004

Il testo della petizione è riportato dal sito http://www.argentina.indymedia.org, dove si possono trovare numerosi articoli sui fatti accaduti a Caleta Olivia. Vedi anche il sito http://www.argenpress.info/nota.

Gianfranco Coggi

Fonte

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