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Cene, nomine e giornalisti. La Livorno morente del centrosinistra

(25 Agosto 2013)

cenenomine

Sabato 24 Agosto 2013 18:54

E' davvero singolare che l'istituto della nomina non sia ancora, a metà degli anni '10 del XXI secolo, considerato per quello che è. Ovvero un potere discrezionale, non trasparente, ineguale e antidemocratico.
La nomina, originata dai riti di riproduzione del potere religioso e regale, avviene sempre a discrezione di chi è il potere sovrano. Le nostre democrazie, non solo quella italiana, si sono ben adattate a questo genere di potere. Anzi, la democrazia rappresentativa è diventata velocemente un pretesto per legittimare, e rendere sovrano, il potere di nomima. E così cordate professionali, di potere, clientelari e persino famiiari si scannano per le nomine ogni volta che la democrazia rappresentativa ha compiuto il proprio rito elettorale, definito vincitori, vinti e percentuali.

Il potere discrezionale delle nomine, formalizzate nella procedura finale (es. nomina da parte del sindaco) resta tutto in mano a queste cordate, che lottano tra loro per assicurarselo, e assolutamente inattaccabile. Basta vedere la fondazione Goldoni, le cariche bancarie in mano pubblica, la Spil, l'Aamps, l'Asa, il porto etc.
Una volta formalizzato un potere tramite le elezioni, la volontà popolare si fa da parte e il potere reale del sottobosco politico avanza e si annida proprio entro la discrezione procedurale che accompagna la nomina.
Per capirlo è sufficiente dare un'occhiata alle cordate che ci stanno dietro alle nomine di Aamps, Asa, Spil, Goldoni, Porto 2000 per avere un'idea del potere reale a Livorno. Dove potere reale e lotta discrezionale per le nomine coincidono sullo stesso terreno. Il problema è che questo genere di potere, nel quale è sovrano il centrosinistra, sta affossando Livorno. Ricordando Spil che, invece di essere una istituzione cardine dello sviluppo della città, è una piccola scatola (sei dipendenti) che contiene il bancomat per le operazioni speculative (vedi 27 milioni per l'inutile per tutti, e utile per pochi, parcheggio Odeon) e le carte di tante proprietà immobiliari.

E' evidente che se Livorno vuole rinascere questa modalità di riproduzione del potere locale, tramite queste procedure di nomina, va semplicemente abolita. Sostituita magari da un election day a parte, trasparente dove professionalità, intenzioni e programmi escono apertamente. Certo, sparirebbero i Vitti, i Del Nista, i Bertini, il portavoce del sindaco che fa il numero uno all'Aamps e tutto un potere di rendita oggettivamente parassitaria ed inutile a favore di programmi giovani ed idee che è giusto che si facciano sul campo.

Per il Tirreno, araldo del ritardo culturale della città, il problema non si pone nemmeno mentre, al contrario, fa una paginata sul nuovo "risiko" delle nomine. Come se l'istituto che sta contribuendo ad affossare Livorno, responsabile dell'ingessamento grave dell'economia del territorio, assieme alle lobby che vi si annidano per sopravvivere, fosse un gioco di società. D'altronde il giornalismo del gruppo Espresso-Repubblica, non solo quello ovvio, è talmente embedded nei riti del potere che non riesce neanche ad immaginare un'alternativa. Il Tirreno infatti tedia da mesi con le cene, a suo dire decisive, che esprimerebbero patti di potere sul futuro di Livorno.

E' interessante notare che la cena, intesa come ripescaggio del rito feudale di potere o di quello notabilare delle cariche da diversi come la cacciagione, nell'immaginario del giornalismo di provincia,e nazionale, abbia sostituito ogni genere di assemblea come luogo della costruzione dei rapporti di potere. Il rito privato della cena garantisce così il buon esito della procedura discrezionale delle nomine. Il resto, la democrazia elettiva, partecipativa o delle primarie è per quei bischeri che, legittimando proprio questo tipo di poteri con un'elezione, ci credono. Ma quello che conta sono le cene e le nomine. Almeno per i giornalisti embedded nel potere locale.
E il caso, chiamiamolo cosi', vuole che proprio uno storico giornalista embedded nel potere locale sia stato inquadrato, stavolta secondo la piccola Chernobyl culturale della Nazione, come possibile futuro candidato sindaco del centrosinistra. Gazzetti, secondo la Nazione, sarebbe il candidato giusto per mettere d'accordo attuale sindaco (incandidabile secondo la legge elettorale), ex sindaco Lamberti, una serie di notabili e di famiglie locali assieme a , questo ci viene da altre fonti, qualche esponente storico dell'Arci.

Per quanto voto "giovane" della politica, con tanto di occhiolino a sinistra (quella politicamente inerte), Gazzetti così sarebbe l'interfaccia di poteri mummificati, esaltati dal consueto rito delle nomine, collegati a rendita fondiaria, immobiliare, "grandi opere" e baronato sanitario. Non possiamo dire una Livorno medievale, perchè la città all'epoca non esisteva, ma sicuramente un tipo di potere cittadino più simile a quelli notabilari che si imposero in città dopo l'Unità d'Italia. Una regressione polltico-antropologica che è il frutto velenoso della fine di un modello di sviluppo. Perchè soluzioni per la città, per l'occupazione di massa, per il risanamento urbanistico-ambientale ovviamente da questi giri non ci sono proprio. Le soluzioni ordinarie non sono solo saltate ma nenanche riproponibili. Se l'FMI stima per l'Italia un recupero ricchezza e lavoro persi nel quinquennio 2008-13 in quasi trent'anni, figuriamoci Livorno.

Gazzetti, se scendesse davvero in campo, sarebbe quindi un volto televisivo, saldando cosi' simbolicamente la pubblicità dell'alleanza Granducato-potere locale-Tirreno che discretamente governa Livorno da prima della caduta del muro salvo qualche frizione interna, che cerchere di attrarre il grosso dell'elettorato livornese, quello arretrato che si informa solo con la tv, cercando l'impresa. Far sparire le responsabilità gravissime del Pd nel declino, e rischio estinzione, della città di Livorno. Anche se la sua fosse una candidatura agostana, l'operazione Gazzetti va nel segno desiderato dal potere di rendita livornese: impadronirsi di ciò che resta della città, fare qualche appalto e procedere alle tanto agognate nomine.

C'è solo da augurarsi che anni di distruzione della città abbiano reso i livornesi saggi in modo da non abboccare all'amo di queste cordate di potere. Ormai esclusivamente autoreferenziali e nocive all'ambiente cittadino. Persino più dei bidoni che, a parole, Gazzetti diceva di voler rimuovere.

(red.) 24 agosto 2013

www.senzasoste.it

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