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La guerra monetaria tra Usa e Ue

Dollaro contro Euro

(24 Novembre 2004)

E’ almeno dal gennaio 2003 che gli Usa continuano a svalutare la propria moneta rispetto all’Euro, dopo che erano partiti in parità.

Il 23.11.04 il rapporto Euro/Dollaro ha toccato 1,3094, record storico (+11,32% in 12 mesi). E non accenna a calare. A far lievitare la moneta europea, avrebbe contribuito la notizia che la banca centrale russa potrebbe rialzare la quota di euro delle proprie riserve in valuta. L’oro ha sfiorato i 450U$/oncia.

Ciò comporta, in primo luogo, un vantaggio nelle esportazioni Usa nei confronti di quelle europee (area Euro) Tralasciamo in questo post i rapporti tra dollaro (Usa), yen (Giappone) e yuan(Cina). In secondo luogo, comportano una svalutazione dei debiti Usa nei confronti dei creditori dell’area Euro. Pertanto, un doppio vantaggio per gli Usa e, specularmente, un doppio svantaggio per l’Euro/pa. Per inciso, il dollaro Usa si sta svalutando anche rispetto alla sterlina inglese (-9,88% negli ultimi 12 mesi).

La guerra monetaria dollaro/euro è un aspetto dei contrasti inter-imperialistici tra Usa e area Euro. E sta diventando sempre più aspra.

Dietro l’invasione dell’Irak, per esempio, c’è il timore degli USA che il loro predominio sul mondo possa esser offuscato dall’Ue e dalla sua moneta, l’euro; nello specifico, il timore che i paesi produttori di petrolio utilizzino per i loro scambi l’euro al posto del dollaro. Se si guarda indietro negli anni si deve ricordare che già le crisi petrolifere del 1973 e del 1979 sono state utilizzate dagli Usa per fiaccare lo Sme di allora (Serpente Monetario Europeo). Non si tratta forse del timore che l’Opec passi dal dollar-standard all’euro-standard? Il governo di Saddam aveva decretato la propria condanna alla fine del 2000 quando aveva deciso di convertire in euro la riserva in dollari depositata all’Onu (nel fondo Oil for Food). L’Iran nel 2002 ha sostituito gran parte delle proprie riserve in euro e sembra quasi sicuro il pagamento in euro anche degli scambi del petrolio; questo cambiamento permetterà di instaurare nuovi rapporti con l’Unione Europea. Non per nulla l’Iran è già stato indicato come il prossimo obiettivo della “guerra infinita”.

Dopo l’Irak, infatti, altre nazioni hanno cominciato a prendere in considerazione l’idea di usare l’euro come moneta di scambio nelle transazioni petrolifere: oltre l’Iran, il Venezuela e la Russia. Insomma, se questa tendenza ad usare gli euro e non i dollari si diffondesse a macchia d’olio (ed è questo che gli Stati Uniti temono di più), il tremendo disavanzo statunitense (al momento in cui scrivo dovrebbe essere pari alla stratosferica cifra di 550 miliardi di dollari!) determinerebbe un crollo senza precedenti nella storia. Si tenga conto, per avere dei termini di confronto, che la riserva valutaria mondiale nel 2002 ammontava a 1.845,5 Mld/U$ (di cui 356,4 in oro), mentre il controvalore dell’intero commercio mondiale è stato di 63.000 Mld/U$.

Le tensioni tra Europa e Stati Uniti sul rapporto di cambio tra dollaro ed euro e, nella fase attuale, sulla strategia da seguire nella guerra all’Irak e nel cosiddetto dopoguerra, mostrano come sia sempre più pressante la competizione tra i due poli. Se con la guerra all’Irak si manifesta in tutta la sua complessità il conflitto inter-imperialistico Usa-Ue, questo era esploso già con l’avvento dell’euro, togliendo il monopolio al dollaro nelle relazioni internazionali, con forte capacità attrattiva dei capitali internazionali e con l’inglobamento dei mercati dell’Est europeo e tendenzialmente con la forte ambizione espansionistica nell’Eurasia allargata. L’ipotesi euro continua, comunque, a prendere consistenza e profilarsi come strumento di guerra commerciale, pertanto gli Usa cercano di fare il possibile per soffocarla, per impedirne l’affermazione come superpotenza concorrente. Gli Usa, dunque, temono una moneta destinata a favorire le esportazioni europee e, nel tempo, a minacciare il rango del biglietto verde come valuta di riserva mondiale.

Il grande mercato europeo può offrire prospettive di sviluppo neoliberiste in alternativa ad un polo imperialista anglo-statunitense che nelle aree dell'Europa Centro-Orientale, dell'Africa mediterranea e di molti paesi dell'Asia Centrale ha sempre meno voce in capitolo. Anche in America Latina la situazione volge al cambiamento: in Venezuela (quarto produttore mondiale di petrolio) è stata manifestata la possibilità di passare all’euro come controvalore delle forniture di petrolio; ci sono almeno dieci paesi latino-americani e Cuba che hanno cominciato a concludere accordi di baratto e indeboliscono così ancora di più la moneta americana.

A questo quadro va aggiunto il ruolo di alcuni paesi europei (Francia e Germania) che per la prima volta hanno posto un fermo rifiuto e una netta opposizione alla politica USA; c’è poi, come accennato, la Russia che sta sostituendo con l’euro gran parte dei dollari delle proprie riserve monetarie; ed infine la Cina che tende sempre più ad operare in sintonia con l’Unione Europea.

Uno dei pilastri dell’economia americana consisteva nel controllare le esportazioni (soprattutto di macchinari) delle due grandi potenze: Germania e Giappone. Con questa defezione della Germania è sorto un serio problema per gli Usa. Ed allora cosa resta da fare agli Usa: la guerra infinita! Tra i due maggiori poli imperialisti si è scatenata la “guerra” per controllare i Balcani, l’Europa dell’Est, l’Eurasia, compresi il Medio Oriente e l’Asia Centrale, territori fondamentali per i nuovi equilibri internazionali e per contrastare una crisi economica di sovraccumulazione e sovrapproduzione a carattere strutturale. Si può immaginare uno scenario futuro in cui da un lato vi sono gli Stati Uniti e il Giappone (che è costretto a seguire gli Usa a causa della propria debolezza economica che perdura ormai da anni) e dall’altro l’Europa con al seguito i paesi dell’Est (che tuttavia per ora sono per lo più al carro degli Usa) compresa la Russia e gran parte dell’Eurasia. Gli Usa devono fare di tutto (o distruggere tutto?) pur di impedire un nuovo grande asse Ue-Russia-Cina(-India?), con in mezzo la variabile impazzita del petro-imperialismo islamico, e la spina nel fianco del “giardino di casa” dell’emergente imperialismo brasiliano.

s.b.

Fonte

  • http://capireperagire.blog.tiscali.it/

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