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La Tunisia disobbedisce, ma resta lo stallo

(28 Agosto 2013)

Indetta una settimana di proteste contro il governo di Ennahda. L'esecutivo chiede il dialogo su Costituzione e elezioni, le opposizioni vogliono le dimissioni.

tunidis

di Sonia Grieco

Roma, 27 agosto 2013, Nena News - Prove di dialogo in Tunisia, dove sabato scorso è iniziata una settimana di protesta ("la settimana della partenza") indetta dall'opposizione per chiedere le immediate dimissioni del governo guidato dal partito islamico Ennahda, legato al movimento dei Fratelli Musulmani. I manifestanti accusano l'esecutivo di incapacità nella gestione economica del Paese e di non essere riuscito a frenare il movimento salafita, sospettato dell'omicidio del deputato di opposizione Mohammed al Brahimi, ex segretario generale del movimento El-Chaab (Il Popolo). Dall'assassinio di Brahimi, il 25 luglio, si sono susseguite manifestazioni e sit-in davanti al Parlamento. Un braccio di ferro tra Ennahda e il Fronte di salvezza nazionale, sigla ombrello che raccoglie l'opposizione, che ha di fatto paralizzato la vita amministrativa del Paese.

Ieri per la prima volta in settimane di mobilitazione, Ennahda ha aperto all'ipotesi di un esecutivo tecnico che transiti il Paese alle elezioni e lo tiri fuori dallo stallo, economico e sociale, in cui si trova. Uno spiraglio che però si aprirebbe a patto che prima si trovi un'intesa sulla discussa Costituzione e sulla data delle elezioni presidenziali e politiche, ha spiegato l'esponente del partito Ameur Larayedh. "Una volta raggiunto un accordo con l'opposizione, potrebbe essere formato un governo di indipendenti", ha detto alla radio Mosaique FM.

Condizioni inaccettabili per l'opposizione che, al contrario, ha posto le dimissioni del governo guidato da Ali Larayedh come primo passo per riaprire il tavolo dei negoziati su Costituzione e prossimi appuntamenti elettorali. Nidaa Tounes, uno dei principali partiti di opposizione, ha accusato Ennahda di "non avere risposto con serietà" alle richieste della piazza.

Le manifestazioni sono meno partecipate delle due precedenti, che questo mese hanno portato nelle piazze tunisine migliaia di persone. Ma la situazione resta comunque molto tesa: gli echi della crisi egiziana fanno temere per sviluppi simili in Tunisia, uno scenario evocato da Ennahda per accusare i suoi oppositori di volere un golpe.

In Tunisia ha avuto inizio, alla fine del 2010, la cosiddetta primavera araba con la cacciata del presidente Ben Ali, cui è seguita in breve tempo quella di Hosni Mubarak in Egitto. Dalla rivolta alla transizione democratica, fino alle profonde divisioni politiche tra i partiti di matrice islamica e quelli laici. Un cammino simile nei due Paesi, ma che in Egitto è sfociato in un confronto armato con decine di vittime. Sinora la Tunisia ha seguito la strada della disobbedienza civile e delle manifestazioni pacifiche, con un coinvolgimento rilevante, anche nelle trattative politiche, del sindacato Ugtt, attore di rilevanza storica nelle vicende del Paese sin dall'indipendenza dalla Francia, che ha contribuito all'apertura di Ennahda sul governo tecnico. Ma anche in Tunisia è stato versato sangue: quello di Brahimi è il secondo omicidio politico dall'inizio dell'anno. A febbraio l'assassinio di Chokri Belaid, esponente dell'opposizione laica, aveva provocato grandi manifestazioni di piazza e una crisi il governo.

Nena News

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