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(17 Luglio 2013) Enzo Apicella

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(31 Agosto 2013)

Avnery e Arafat

Mercoledì 28 agosto 2013

Non volevo scrivere questo articolo sull’ Egitto , ma ho dovuto scriverlo.
Io amo l’Egitto, amo il popolo egiziano. Ho trascorso lì alcuni dei giorni più felici della mia vita. Il mio cuore sanguina quando penso all’Egitto. E in questi giorni penso sempre all’Egitto .
Non posso tacere quando vedo quello che sta accadendo lì, a un’ora di volo da casa .
Esaminiamo dall’inizio ciò che sta accadendo oggi.
L’Egitto è semplicemente caduto nelle mani di una dittatura militare brutale, senza pietà. Questo non è avvenuto per la democrazia. Questa non è una transizione temporanea. Niente del genere.
Come le locuste di un tempo, gli ufficiali dell’esercito sono arrivati sulla terra. Essi non sono pronti a lasciarla volontariamente. Anche prima, l’esercito egiziano aveva notevoli proprietà e privilegi. Aveva il controllo assoluto di grandi aziende, e viveva profumatamente in una povera terra. Ora ha le mani su tutto . Perché dovrebbe rinunciarvi? Coloro che credono che lo farà di sua iniziativa, è opportuno si facciano esaminare la testa .
Basta guardare le foto. Cosa ci ricordano ? Dove abbiamo già visto questa sfilza di generali coperti di decorazioni, ben nutriti, che non hanno mai fatto una guerra, con i loro pretenziosi berretti a visiera? Nella Grecia dei colonnelli? Nel Cile di Pinochet? Nell’Argentina dei torturatori? In una delle dozzine di altri Paesi sudamericani? Nel Congo di Mobutu ? Tutti questi elementi hanno lo stesso aspetto generale. La stessa espressione gelida. La stessa sicurezza. La convinzione assoluta di essere gli unici custodi della nazione. La convinzione totale che tutti i loro avversari sono traditori e devono essere arrestati, imprigionati, torturati, uccisi. Povero Egitto .
Come siamo arrivati qui? Come ha potuto una gloriosa rivoluzione trasformarsi in questo spettacolo disgustoso? Come è stato possibile che milioni di persone felici, che si erano liberate da una dittatura brutale, che avevano respirato le prime zaffate inebrianti di libertà, che avevano fatto di Piazza della Libertà (è questo che significa Tahrir) un faro di speranza per tutta l’umanità, siano arrivate a questa situazione così buia?

Uri Avnery

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