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Rafforzare le lotte, costruire il Partito e l'Internazionale

Successo della Due giorni sulle lotte di ieri e di oggi organizzata dal Pdac

(11 Settembre 2013)

rafforpdac

Il 7 e l'8 settembre si è tenuta a Rimini un'assemblea di due giorni organizzata dal Partito di alternativa comunista. Come negli anni scorsi, si è trattato di un appuntamento importante per rafforzare il partito ma anche per rafforzare le lotte, di cui il Pdac è parte integrante (spesso l'unico partito presente, nel quadro di crisi profonda di tutta la sinistra riformista e centrista). Quest'anno abbiamo registrato un significativo salto in avanti sia quantitativo (la sala era stracolma e abbiamo dovuto aggiungere file di sedie per accogliere nuove richieste di partecipazione arrivate nelle ultime ore) che qualitativo, per la presenza delle più importanti avanguardie di lotta del nostro Paese.


Imparare dalla storia di ieri per far avanzare le lotte di oggi

Le due giornate sono state il frutto della combinazione tra la vincente formula delle scorse edizioni, caratterizzata da relazioni con un taglio storico-politico, e la novità di quest'anno,: una tavola rotonda, domenica, con protagonisti gli esponenti delle lotte più radicali che si sono sviluppate nel nostro Paese nell'ultimo anno.
Per i comunisti lo studio non è un mero esercizio accademico; al contrario, rappresenta uno strumento indispensabile per il consolidamento della capacità di analisi di ogni singolo militante, per fornire ai compagni gli strumenti utili ad intervenire nelle lotte. La giornata di studio sulla storia, il sabato, ha dunque adeguatamente preparato il dibattito più politico della domenica. Alla tavola rotonda della domenica hanno partecipato: compagni dell'Ikea di Piacenza, dell'Ilva di Taranto, della Om Carrelli di Bari, della logistica del bolognese (Granarolo), della Fiat Ferrari di Modena. In altre parole: dietro il lungo tavolo della presidenza erano seduti esponenti di più o meno tutte le lotte più importanti oggi in corso nel nostro Paese. E non per caso: a parte i militanti del Pdac, per il resto si trattava di compagni che come Pdac abbiamo conosciuto nelle piazze, davanti ai cancelli, nelle lotte degli scorsi mesi, in cui come Pdac abbiamo svolto un ruolo attivo, portando una concreta solidarietà e un sostegno militante.


Tre grandi esperienze di lotta del movimento operaio italiano

Di alto livello (non ce lo diciamo da soli, lo hanno osservato gli ospiti presenti) sono state le relazioni del sabato.
Ha introdotto i lavori Adriano Lotito, coordinatore nazionale dei Giovani di Alternativa comunista, che ha descritto le finalità del seminario e le modalità con cui si sarebbe dispiegato. Lotito ha specificato come questo appuntamento non sia un simposio tra studiosi che, con approccio autoreferenziale, si chiudono in una stanza per discutere di avvenimenti del passato; ma, al contrario, come gli obiettivi siano connessi allo sviluppo del partito rivoluzionario nelle realtà attuale. Lotito ha poi tratteggiato il quadro politico nazionale e internazionale nel quale ci troviamo.
Successivamente, la relazione di Valerio Torre ha toccato una delle questioni più interessanti della storia novecentesca del movimento operaio italiano, vale a dire il periodo che viene storicamente definito “Biennio rosso” (1919-1920). Una vicenda esemplificativa perché dimostra il ruolo nefasto giocato dai riformisti di ieri (con le stesse modalità di quelli odierni). Nella fattispecie, il tradimento messo in atto dagli alti dirigenti del Partito socialista italiano che, anziché appoggiare le lotte vincenti degli operai che avevano occupato in armi decine di fabbriche e conquistato le roccaforti del potere borghese (al grido di: "faremo come la Russia!", cioè la Russia della rivoluzione bolscevica di Lenin e Trotsky), strinsero un patto mortale con il governo ed il padronato, riconsegnando nelle loro mani quel potere che avevano già praticamente perduto.
La terza relazione, di Francesco Ricci, ha indagato il tema della Resistenza e delle lotte operaie nel periodo che va dal 1943 (nascita della Resistenza) al 1948 (l'insurrezione dopo l'attentato a Togliatti). Ricci ha messo in luce le falsificazioni della storiografia borghese e stalinista che convergono nel rappresentare quella lotta come "guerra di liberazione nazionale" dall'occupazione tedesca, per mettere in ombra la guerra civile, di classe, che si combatté in quegli anni tra operai e borghesia italiana. Una guerra civile che avrebbe anche in questo caso (come nel Biennio rosso) potuto concludersi con una rivoluzione vittoriosa e che invece fu tradita dallo stalinismo che contribuì a ricostruire lo Stato borghese, riconsegnando il potere e le fabbriche ai padroni.
L'ultima relazione del sabato, presentata da Matteo Bavassano, ha analizzato l'altra grande fiammata di lotte che ha caratterizzato il ventesimo secolo del movimento operaio italiano, quella iniziata alla fine degli anni Sessanta (col '68-'69) e conclusasi nella seconda metà degli anni Settanta. Un excursus che ha toccato ed unito, in una prospettiva materialistica, i vari avvenimenti di quegli anni, con le dinamiche della lotta di classe sia sul piano nazionale che su quello internazionale. Bavassano si è soffermato sulla concreta organizzazione sindacale delle lotte operaie in quel periodo e sul legame col piano politico, paragonandole con la situazione odierna.


Una tavola rotonda con i protagonisti delle lotte

Nella giornata di domenica si è avuta la novità principale che ha riguardato l'appuntamento di quest'anno: la tavola rotonda in cui si sono confrontati - su diversi temi che vanno dall'unificazione delle lotte alla necessità della costruzione di una direzione politica che le coordini e le porti a porre in discussione l'intero sistema economico - vari esponenti delle lotte più radicali degli ultimi tempi.
Hanno partecipato al confronto: Toninho Ferreira, esponente del Pstu (la sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale, in prima fila nelle mobilitazioni di oggi in Brasile) e dirigente della Csp-Conlutas (il più grande sindacato di base dell'America Latina); Mohamed Arafat, rappresentante del Si.Cobas all'Ikea di Piacenza, protagonista della grande e radicale e vincente lotta che i lavoratori della logistica hanno imbastito nei mesi scorsi; Karim, del Si.Cobas di Bologna, tra i compagni che hanno diretto la lotta dei lavoratori della logistica alla Granarolo (presenti in sala anche vari altri lavoratori dell'Ikea e della Granarolo); Paolo Ventrella, membro del coordinamento nazionale di No Austerity e delegato Fiom alla Ferrari di Modena, esponente della lotta contro il modello Pomigliano negli stabilimenti del gruppo Fiat (tra cui la Ferrari di Maranello); Francesco Carbonara, Rsu Fiom Om Carrelli, una delle fabbriche che sta chiudendo nella Puglia del governatore Vendola, scaricando sulle spalle dei lavoratori anni di gestione fallimentare, fabbrica in cui gli operai stanno strenuamente impedendo ai padroni di impossessarsi dei macchinari aziendali e hanno organizzato un presidio permanente; Moustapha Wagne, del coordinamento nazionale di No Austerity e coordinatore nazionale della Cub Immigrazione, animatore in tutta Italia delle lotte degli immigrati; Patrizia Cammarata, Rsu Cub al Comune di Vicenza, che ha ricordato gli attacchi che subiscono le donne lavoratrici; Salvatore Friscini, operaio dell'Ilva di Taranto ed esponente sindacale dell'Usb, che ha annunciato le mobilitazioni radicali di questi giorni contro il licenziamento politico di un attivista sindacale nella loro fabbrica (mentre scriviamo gli operai dell'Ilva stanno scioperando e dando vita ad azioni di lotta radicale). A coordinare i lavori, Stefano Bonomi, dirigente del Pdac, che ha di volta in volta messo sul tavolo i vari piani della discussione e le tematiche di cui si è detto. Molto applauditi anche i saluti (per impossibilità a partecipare direttamente) che sono arrivati dagli operai della Fiat-Irisbus (Resistenza operaia) e da Annalisa Minutillo, protagonista della lotta alla Jabil-Nokia di Cassina de' Pecchi (proprio in questi giorni le operaie e gli operai sono di nuovo in occupazione e mobilitazione permanente).
La tavola rotonda è stata seguita da un vivace dibattito, con interventi di militanti del Pdac, compagni attivi in alcune delle altre lotte che, pur frammentate, ci sono in varie parti del Paese. Tra gli altri: attivisti del No Muos, delle lotte alla Telecom in Puglia, di collettivi studenteschi, ecc.
Alcuni dei compagni esterni al Pdac (in particolare provenienti da Rifondazione o da altre formazioni della sinistra) hanno suscitato applausi annunciando durante il seminario la loro decisione di iscriversi al Pdac.


Costruire il partito rivoluzionario: una necessità urgente per chi lotta

La giornata di domenica si è conclusa con la relazione finale di Fabiana Stefanoni, che ha collegato le lezioni della storia con le necessità di lotta del presente, ribadendo l'importanza di unificare e coordinare le lotte e, al contempo, la necessità di costruire il partito di classe, rivoluzionario, e l'internazionale.

Nelle conclusioni è stato più volte ricordato il ruolo dei compagni della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale (di cui il Pdac è sezione italiana) nelle varie mobilitazioni rivoluzionarie nel mondo, dal Brasile (dove il Pstu è alla testa delle lotte di questi mesi) alla Spagna (presente a Rimini il compagno José Moreno Pau, della direzione di Corriente Roja, sezione spagnola della Lit), al Portogallo, alla Turchia, all'America Latina, al continente africano (emozionante la testimonianza di Moustapha Wagne che ha raccontato la recentissima costruzione della Lit in Senegal).
Il dato più evidente a chi ha partecipato ai seminari nazionali degli anni scorsi e a questo è il salto qualitativo del Pdac, non solo numerico ma anche di relazione intensa, costruttiva e fraterna, con le migliori avanguardie di lotta. Crediamo che sia merito anzitutto del nuovo contesto internazionale, segnato dalla ripresa di un'ondata rivoluzionaria (dal Nord Africa al Medio Oriente, fino all'Europa, alla Turchia e al Brasile). Ma crediamo che sia anche merito della linea politica e organizzativa che abbiamo seguito in questi anni, controcorrente: quella della costruzione di un'organizzazione di militanti impegnati nelle lotte, sulla base di un programma di classe e di una coerente prospettiva rivoluzionaria. E fondamentale, in questa prospettiva, è stato ed è per il Pdac la possibilità di crescere nel contesto di una autentica organizzazione internazionale, la principale e più estesa organizzazione che si richiama al trotskismo, cioè al programma rivoluzionario: la Lit-Quarta Internazionale.
Il canto dell'Internazionale ha concluso la due giorni. Sui visi di molti compagni si notava una non trattenuta soddisfazione per la bella e intensa esperienza fatta in questi due giorni e per il suo successo. Un passo avanti non solo per il Pdac ma per far crescere le lotte e la prospettiva rivoluzionaria, non avendo il Pdac altro interesse o scopo che questo.

Claudio Mastrogiulio - Pdac

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