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L'angoscia dell'anguria

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(24 Luglio 2013) Enzo Apicella

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Ma non “Siamo il 99%”.

(20 Settembre 2013)

Sostenuta da “Ross@” e da diverse aree dell’opposizione di classe la parola d’ordine “Siamo il 99%” è fuorviante, variante interclassista della tesi “negriana” antimarxista di “impero e moltitudine”, essa non corrisponde alla realtà materiale e rischia di eludere una analisi corretta sui blocchi sociali di massa collegati alle oligarchie dominanti ed ai loro soggetti politici.
Se la parola d’ordine “Siamo il 99%” è concepita come frutto di una mediazione politica, sul piano teorico metodologico essa dominata da una concezione eclettica della teoria che genera codismo in politica, le mediazioni politiche necessarie si fanno sulle tattiche e sui programmi in base ai rapporti di forza in campo, ma non si possono fare sulle questioni del metodo teorico dell’analisi “strutturale” e delle “classi sociali”, senza snaturare la propria autonomia soggettiva ed il percorso strategico fondamentale, consegnandosi, di fatto, all’egemonia della borghesia media e piccola ed ai suoi soggetti politici.
Il “99%” diventa in pratica una categoria onnicomprensiva che, oltre alle classi popolari, includerebbe fra l’altro, sia “ il vasto blocco sociale parassitario berlusconiano” che il “blocco neo corporativo” privilegiato e clientelare riconducibile all’area Coop Unipol - Monte Paschi - Enti Locali - Associazionismo di centro sinistra e clericale.
Premesso che in tutto l’occidente imperialista, di cui l’Italia nonostante il declino è parte costitutiva, non può più strutturalmente esistere una “borghesia nazionale autonoma” con cui fare “alleanze”, la tesi del cosiddetto “99%” comprenderebbe molti strati di borghesia media e piccola più o meno direttamente connessa al sistema finanziario e parassitario. Questa tesi, infatti, non considera l’insieme delle classi dominanti nelle società imperialiste. Esse comprendono le “borghesie compradore” la piccola e media borghesia parassitaria arricchite all'ombra delle multinazionali (filiere economiche, sovvenzioni, subappalti, lavoro precario e nero), oltre a ad intellettuali superpagati (Tv e grandi media...), vassalli e pretoriani del regime, padroni e padroncini (pmi) e capetti annessi, le attività improduttive cresciute con l’evasione fiscale, le attività inutili e lucrose (il grande mercato dell’effimero, della pubblicità, del gioco, della sicurezza, degli eventi e delle emozioni in genere), i bottegai, gli speculatori, i tanti politicanti piazzati nelle istituzioni enti e fondazioni, con seguito di burocrati e galoppini, di tecnocrati e baroni, e gli sbirri giudiziari, polizieschi, militari e mercenari, gli apparati clericali, l’aristocrazia salariata filopadronale con il “fuoribusta”, i caporali ed i clan mafiosi, fino a tutta la gamma dell’economia illegale, cioè tutti i fruitori in forme varie del plusvalore estorto al lavoro dal comando del capitale (profitto, di rendita, interesse e reddito in forme varie).
Bisogna sempre distinguere tra “le contraddizioni in seno al popolo e quelle tra il nemico e noi”
La tesi del 99% delimita superficialmente la classe dominante solo al potere di grandi banchieri, multinazionali supermanager e grandi istituzioni internazionali (FMI-Bm-Bce-Ue..), salvando tutto il resto del “sistema sociale” come “moltitudine alternativa”. E’ pertanto una analisi idealista non marxista che tende, di fatto, a cancellare con un colpo di spugna sia la “tesi leninista dell’imperialismo” che le classi e la lotta tra le classi.
Sul piano delle forze in campo, occorre saper distinguere il movimento di classe e la sua soggettività autonoma, sia dai sinceri “compagni di strada” con cui costruire percorsi unitari, che e soprattutto, da quelle componenti politiche neo corporative (“di sinistra”), veri emissari della borghesia imperialista che esercitano egemonia verso le classi subalterne per ostacolarne l’autonomia.
Purtroppo spesso si sopravvalutano i soggetti che previlegiano l’esposizione mediatica e virtuale rispetto alle forze militanti che invece, anche se poco visibili, agiscono con metodo paziente e costante per tessere la ricomposizione di classe e radicarsi nei settori proletari più conflittuali (logistica, precariato, ecc).
Il nuovo livello della concentrazione del capitale determinata dalla crisi di sovrapproduzione di capitali e merci, impone un ritorno al metodo dialettico materialistica, con una più aggiornata analisi delle contraddizioni dell’imperialismo e delle classi sociali, sia a livello internazionale che nazionale, identificando concretamente “tutti i nostri amici e tutti i nostri nemici “ per agire di conseguenza nelle scelte tattiche e strategiche ed organizzative conseguenti..

Settembre 2013

Giancarlo Staffolani

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