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Scuola

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(13 Settembre 2010) Enzo Apicella
La scuola dopo la controriforma Gelmini

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Classi pollaio, si salvi chi può

(22 Settembre 2013)

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Anno scolastico 2013-2014. Ragusa, Italia: 49 alunni iscritti nella prima classe del Liceo Musicale di Modica, tra cui un alunno disabile; ricordiamo che con la presenza di un disabile in classe si dovrebbe arrivare a massimo 20 studenti, ma siamo in Italia, se i genitori dell'alunno/studente disabile non vanno per via legale, va bene così, si chiudono gli occhi e si prosegue al ritmo delle campanelle di inizio e fine lezione. La controriformaccia Gelmini e la sua applicazione, dal 2008, ci hanno abituato al fenomeno delle classi-pollaio. Ogni anno si tenta di battere i record degli studenti in batteria. Tutto per risparmiare. Questa è la parola d'ordine della nuova didattica e politica scolastica italiana.Tutti insieme appassionatamente. Altro che compresenza. Che insegnamento individualizzato e piani specifici di apprendimento. Tutto va bene finchè va bene, cioè finchè non ci sono incidenti, finchè gli studenti non si fanno male. Se no, di chi è la colpa? L'articolo 3 della Costituzione recita :«E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese». Ma non sembra più di abitare nel Paese in cui c'è questa Costituzione, oggi, in Italia. Specie nella scuola pubblica. Siamo al tutti-contro-tutti. Siamo al si salvi chi può. Non si garantisce più a tutti gli studenti partendo dal Nord al Sud, isole comprese, il diritto di studio. La scuola è sempre più mortificata, sottomessa alle leggi «sacre» del mercato. All'incuria. Avere 49, 38, o 10 alunni per classe, sembra sia la stessa cosa. Mentre invece occorre dire forte e chiaro all'opinione pubblica, a tutti i genitori degli studenti, che quando si parla di qualità della scuola, si parte innanzitutto da un dato: il rapporto tra studenti e valore. Meno scuola, meno istruzione, meno formazione. Stiamo provando a investire sull'ignoranza invece che sull'istruzione. Non c'è cosa peggiore che avremmo potuto fare. I risultati nefasti, molto più nefasti di quelli a cui siamo abituati, non tarderanno ad arrivare. La Scuola non interessa. Non si investe.

Giuseppe Caliceti, Il Manifesto

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